Dal 12 agosto le nuove direttive europee (regolamento PPWR) hanno stabilito che capsule e cialde di caffè usate sono a tutti gli effetti imballaggi e vanno conferite nella raccolta differenziata, anche se contengono ancora residui di caffè. Una novità che ha sollevato dubbi tra i cittadini, ma che nel territorio servito dal Consorzio di Area Vasta CB16 e da SETA ha trovato una prima risposta chiara con l’aggiornamento della guida ufficiale del “Rifiutologo”.
Dove e come si buttano le capsule
A seguito delle segnalazioni promosse da Marco Riva Cambrino (Autonomia Socialista), il Consorzio e SETA hanno specificato le corrette modalità di conferimento per i vari materiali:
- Cialde in carta e capsule compostabili: nell’organico.
- Capsule in alluminio: insieme a vetro e lattine.
- Capsule in plastica: nel bidone della plastica.
- Capsule miste: separando la linguetta dal corpo del contenitore.
Lo svuotamento dei fondi di caffè è consigliato ma non obbligatorio.
Il nodo impianti: 200 milioni di capsule a rischio in Piemonte
Nonostante la chiarezza sulle modalità di smaltimento, l’efficacia ecologica della norma rischia di rimanere solo teorica. Le capsule hanno dimensioni ridotte che spesso sfuggono ai tradizionali sistemi di selezione degli impianti di riciclo se questi non sono dotati di macchinari e separatori specifici. In caso contrario, i materiali finiscono inevitabilmente negli scarti destinati a discariche o inceneritori.
La dimensione del problema è rilevante: in Piemonte si stima un consumo annuale di circa 200 milioni di capsule, pari a 500-600 tonnellate di alluminio e plastica e oltre 1.000 tonnellate di fondi di caffè (per un totale complessivo di quasi 2.000 tonnellate di rifiuti). Intercettare e riciclare questa massa di materiale consentirebbe di risparmiare circa 1.000 tonnellate di anidride carbonica all’anno.
L’appello alla Regione Piemonte
Se in altre zone d’Italia – come Milano e la Brianza – sono già stati stretti accordi con i consorzi di filiera per adeguare gli impianti con separatori di piccoli metalli, in Piemonte serve una regia superiore. L’ammodernamento delle strutture non ricade infatti sui singoli gestori locali, ma richiede interventi di programmazione strategica e finanziamenti dedicati da parte della Regione Piemonte per evitare che il beneficio ambientale delle nuove regole resti un’occasione mancata.