Un partecipato e infuocato incontro pubblico si è tenuto a Borgo Revel, frazione di Verolengo, incentrato sul futuro della Cascinetta e sulla prolungata chiusura dello stabile comunale. L’iniziativa, promossa dal gruppo consiliare di opposizione «Verolengo per tutti», ha visto un confronto aperto tra la capogruppo Daniela Caminotto e i residenti della frazione, intervenuti in gran numero per chiedere chiarezza alla presenza dell’assessore Francesco Artusa.
Le critiche dell’opposizione e la proposta della riapertura provvisoria
Durante il dibattito, la consigliera Daniela Caminotto ha fortemente criticato la gestione della procedura da parte della Giunta, sostenendo che l’amministrazione abbia mosso i propri passi in modo confuso e senza una regia trasparente. Caminotto ha evidenziato come l’ente abbia atteso una proposta spontanea poi rivelatasi inammissibile, spendendo inutilmente fondi pubblici per la consulenza di un tecnico esterno. «Abbiamo organizzato questo incontro per parlare di possibili soluzioni che possano essere condivise con tutti. Si è proceduto all’eventuale assegnazione di questo locale in maniera un po’ al contrario, cioè abbiamo aspettato che qualcuno bussasse alla porta con un progetto che poi in realtà è un progetto che non è stato approvato – spiega Caminotto – Se l’Amministrazione avesse detto chiaramente cosa voleva fare de La Cascinetta, avremmo potuto evitare di spendere inutilmente dei soldi e di ritrovarci ancora dopo un anno senza un locale frequentato dalla collettività». Per far fronte all’emergenza sociale e ricreativa, la minoranza ha proposto una riapertura immediata e provvisoria dell’area bar e ristoro, nell’attesa di predisporre un bando pubblico completo per la gestione complessiva dell’impianto.
La risposta dell’amministrazione e i vincoli normativi
Da parte sua, l’assessore Francesco Artusa ha respinto le accuse di inerzia, illustrando i complessi vincoli normativi previsti dalla legge sugli appalti pubblici che limitano le possibilità di intervento diretto per i piccoli Comuni. Artusa ha spiegato che l’affidamento diretto non è più praticabile ai sensi dell’articolo 79 del Codice degli Appalti quando le stime di introito superano determinati parametri finanziari, costringendo l’ente a seguire iter rigidi. «L’intenzione di sicuro è una: non è quella di affidare in modo approssimativo, ma di cercare la soluzione migliore per la struttura», ha affermato l’assessore, precisando che il recente progetto presentato da un privato è stato archiviato per la mancanza del requisito fondamentale dell’affiliazione al CONI dell’associazione proponente. Artusa ha inoltre ribadito che la priorità dell’Amministrazione resta la valorizzazione della vocazione sportiva del complesso, dichiarando: «Questa è un’associazione sportiva e a nostro avviso bisogna dare importanza e valore agli impianti sportivi».
Le preoccupazioni dei residenti di Borgo Revel
Nel corso dell’incontro, i cittadini presenti hanno espresso profonde preoccupazioni e perplessità in merito ai tempi e alle modalità di riapertura. I residenti si sono chiesti se la bocciatura del progetto sia da considerarsi un atto definitivo o se vi siano ancora possibilità di sanare la pratica. È emerso inoltre un forte timore legato al rischio che i tempi burocratici finiscano per provocare il degrado e l’abbandono dei campi da gioco, restituendo l’area all’incuria. Diversi partecipanti hanno sollevato perplessità di natura economica, chiedendosi come una realtà locale possa sostenere autonomamente gli elevati costi di ristrutturazione e di messa a norma degli impianti senza un contributo o un intervento diretto del Comune. Infine, i cittadini hanno manifestato disorientamento per la difficoltà di ottenere informazioni univoche dagli uffici comunali riguardo ai criteri di partecipazione e ai requisiti richiesti per l’assegnazione dello stabile.
La futura interrogazione in consiglio comunale L’incontro si è concluso con l’impegno da parte dell’opposizione di trasferire tutte le richieste e i nodi irrisolti all’interno della sede istituzionale. Il gruppo «Verolengo per tutti» presenterà infatti un’interrogazione formale al prossimo consiglio comunale per obbligare la Giunta a chiarire ufficialmente le proprie intenzioni e a mettere a verbale le risposte sul futuro della Cascinetta.
La relazione del tecnico presentata dal sindaco
A margine dell’incontro, il sindaco Rosanna Giachello ha condiviso la relazione tecnica che il Rup ha preparato proprio per l’Amministrazione. Diversi i punti che la responsabile ha evidenziato: «Le dichiarazioni che invocano l’attivazione preliminare di un bando pubblico o di una manifestazione di interesse classica promossa autonomamente dall’Ente non tengono conto del quadro normativo vigente in materia di contratti pubblici e concessioni. Il Comune per l’indizione e la gestione autonoma di procedure di gara complesse o per l’affidamento di concessioni che superino le soglie di diretta attribuzione ovvero 140.000 euro. Di conseguenza, l’Amministrazione non avrebbe potuto legalmente “dettare le regole del gioco” a monte tramite un bando di concessione o una procedura ad evidenza pubblica autonoma, pena l’illegittimità degli atti per carenza di qualificazione della stazione appaltante.
L’elemento cardine che determina l’azione amministrativa in questa vicenda è la natura stessa del bene: l’immobile “La Cascinetta” ha infatti una destinazione d’uso prevalentemente sportiva. In virtù di questa specifica classificazione, l’unica via amministrativa e tecnica legittimamente percorribile per la sua valorizzazione e gestione, fermi restando i limiti derivanti dalla mancata qualificazione dell’ente, è quella rigorosamente tracciata dal D.Lgs. 28 febbraio 2021, n. 38, all’Articolo 5. La norma prevede che il procedimento debba necessariamente originarsi su impulso di parte, ovvero tramite la presentazione di una proposta spontanea, di un progetto preliminare e di un Piano Economico-Finanziario da parte di associazioni e società sportive dilettantistiche senza fini di lucro.
Pertanto non si è “partiti al contrario”: attendere che un soggetto del tessuto associazionistico presentasse una proposta non è stata una scelta politica passiva, bensì l’esatto e unico schema procedurale imposto per i beni a destinazione sportiva. L’analisi della proposta era un atto dovuto: ricevuta l’istanza, l’Amministrazione aveva il dovere d’ufficio di avviare l’istruttoria tecnica per valutare la sostenibilità e la sussistenza dell’interesse pubblico del progetto sportivo e sociale presentato.
La cifra di circa 2.500 euro spesa dall’Ente non costituisce in alcun modo uno spreco, bensì un costo istruttorio obbligatorio per legge. La valutazione di un Piano Economico-Finanziario e la verifica della sostenibilità di una proposta di partenariato/concessione sportiva richiedono competenze tecniche specifiche e asseverazioni. L’archiviazione finale della pratica dimostra proprio che l’istruttoria tecnica ha funzionato rigorosamente, tutelando il patrimonio comunale da una gestione che si è rivelata non sostenibile o priva dei requisiti necessari. Liquidare tale attività come spreco denota la mancata conoscenza dei doveri di verifica e di controllo che gravano per legge sui funzionari pubblici.
In conclusione l’operato dell’ufficio tecnico e dell’Amministrazione si è mosso nell’unico binario di legittimità consentito dall’ordinamento per i beni immobili a destinazione sportiva. L’ipotesi di “gestioni transitorie” o di bandi strutturati al di fuori del percorso del decreto legislativo avrebbe esposto l’Ente a gravi vizi di legittimità amministrativa e a sicuri rilievi da parte degli organi di controllo. Il procedimento si è concluso con un’archiviazione proprio a tutela dell’interesse pubblico e della stabilità futura del plesso, certificando la correttezza dei controlli effettuati».