Una mattinata di intensa partecipazione politica e sociale ha animato le strade di Chivasso, dove gli studenti del Liceo Newton si sono radunati davanti ai cancelli dell’istituto per dare vita a una forte manifestazione di protesta. A rendere ancora più incisiva la presenza giovanile è stato l’arrivo in corteo degli studenti dell’Istituto Europa Unita, che si sono uniti ai compagni per costruire una voce collettiva e compattare il fronte della mobilitazione.
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Protesta studentesca, oggi sciopero al Liceo Newton
Protesta studentesca, oggi sciopero al Liceo Newton
Alla base dello sciopero vi sono profonde ragioni di carattere generale e nazionale che riflettono un disagio sociale ed economico sempre più diffuso. Gli studenti contestano i crescenti investimenti pubblici destinati agli armamenti e all’industria bellica a discapito dei servizi essenziali, denunciando al contempo i rincari dei carburanti divenuti insostenibili per agricoltori e autotrasportatori, con il conseguente aumento del costo della vita per l’intera cittadinanza. La protesta punta i riflettori sul 9,3% di italiani in condizione di povertà assoluta, sull’emergenza abitativa con affitti da capogiro, su salari fermi da venticinque anni e sul drammatico divario economico con il Mezzogiorno. Sul fronte dell’istruzione, si denunciano i costi proibitivi dei libri di testo e delle rette universitarie, la costante riduzione dei docenti con stipendi inadeguati, i tagli continui a scuola e sanità, oltre a riforme scolastiche ritenute discriminatorie e incapaci di rispondere ai problemi di fondo. Viene infine condannata la precarietà degli edifici scolastici e l’assenza di sicurezza e un’adeguata retribuzione nei percorsi di alternanza scuola-lavoro, spesso degenerati in vero e proprio sfruttamento.
A queste rivendicazioni di portata generale si affiancano le concrete criticità locali che affliggono quotidianamente il Liceo Newton, determinate non da deficit gestionali interni bensì dalla cronica mancanza di fondi statali riservati all’edilizia e alla didattica. Gli studenti segnalano pareti segnate da crepe ed evidenti tracce di muffa, gravi problemi alle tubature che compromettono la fruizione dei servizi igienici, e un impianto di riscaldamento centralizzato incapace di distribuire il calore in modo omogeneo. A ciò si aggiungono la presenza di serramenti e finestre non a norma di sicurezza, infiltrazioni d’acqua piovana dai soffitti, la scarsità di dotazioni digitali idonee per l’indirizzo musicale e attrezzature obsolete nel laboratorio di fisica. L’istituto soffre inoltre per arredi usurati, una connessione internet lenta e instabile, disomogeneità nelle dotazioni delle aule e persino per la ricorrente assenza di materiale di consumo essenziale come pennarelli e carta igienica.
Nel corso del presidio, un momento particolarmente significativo è stato segnato dall’intervento accorato di uno studente che ha letto un testo di riflessione politica e culturale. Il discorso ha preso le mosse dalla rottura del contratto sociale tra cittadini e istituzioni, richiamando la dialettica hegheliana sul ruolo centrale di chi lavora e produce all’interno della società. Di fronte alle diverse forme di violenza economica, istituzionale e sociale, l’intervento ha invitato a non cedere alla forza fisica o alla sterile contrapposizione, bensì a fare della scuola un luogo di resistenza culturale, esortando i giovani a studiare, leggere, approfondire la complessità dei fenomeni e arricchire costantemente il dibattito pubblico.
Trascrizione del testo letto dallo studente
Buongiorno a tutti, cercherò di essere il più breve possibile.
Se siamo in così tanti qua oggi è perché si è rotto il contratto sociale tra governi e popolo.
Hegel sosteneva che la dipendenza tra servo e padrone nel corso della storia ha subito un rovesciamento.
La classe lavoratrice si è resa conto di essere la vera entità a fondamento della società.
Una fabbrica può funzionare senza padrone, ma non senza operai.
Un feudo può funzionare senza un latifondista, ma non senza contadini.
I lavoratori di tutta Italia, gli autotrasportatori, gli agricoltori, gli operai, i portuali, ci stanno ricordando questo concetto, quanto sia fondamentale la loro opera, quanto sia chi produce e non chi governa il vero attore della realtà.
Vediamo immagini di giovani che forse vogliono emulare questa azione, guardano agli adulti dotati di armi ossia il frutto del loro lavoro e vedono come questi siano capaci di influenzare l’intera nazione e vogliono anche loro influenzare la storia e fare la loro parte, però sono in molti ad essere convinti che non avendo mezzi di produzione, non lavorando, l’unico modo che hanno di farsi sentire è con la violenza.
Ora non voglio dire che la violenza sia sempre da condannare, è un’opinione che rispetto ma con cui non sono d’accordo, noi viviamo in una società violenta. è violenza avere il 9,3% di italiani, più di sei milioni, in povertà assoluta e che fatica ad arrivare a fine mese, è violenza non poter proseguire gli studi per i costi dei libri, rette universitarie ed affitti troppo alti, è violenza non stanziare fondi alle nostre scuole e ai nostri ospedali per bombardare quelli degli altri paesi, è violenza pensare di risolvere il disagio giovanile con un manganello, è violenza trattare un corteo come problema di ordine pubblico, è violenza pensare che questa ondata di proteste si calmerà inasprendo le pene e confiscando i mezzi ai manifestanti del sud e non con riforme concrete. NEGARCI IL FUTURO È VIOLENZA
Prima ancora di prendere le distanze da certi eventi vorrei che invece ci avvicinassimo per analizzarne il disagio e non banalizzarlo. Se ci fanno più scalpore delle vetrine rotte anziché la sofferenza quotidiana di milioni di persone, e mettiamo gli oggetti, le cose sopra tutto, è qui che falliamo come umanità, non distraiamoci.
C’è una cosa che però mi sento di dire a questi ragazzi e che vorrei che come piccola promessa tutti quanti i qui presenti riflettessimo a riguardo.
Degli strumenti per incidere sul mondo noi li abbiamo, e non sono di certo derivati della forza fisica.
Ho detto prima che noi giovani non produciamo beni materiali, ed è vero, ma facciamo altro, tutte le volte che entriamo da quella porta produciamo cultura.
Se gli adulti di tutta Italia stanno scioperando interrompendo il loro lavoro, smettendo di produrre beni, io invito tutti voi a fare il contrario, a non smettere mai di produrre cultura, a non smettere mai di leggere, di studiare, di parlare delle cose che non funzionano e che non vi piacciono, a non smettere mai di fabbricare idee, di cercare complessità anziché semplificare i fenomeni umani e a non smettere mai di arricchire quotidianamente il grande e continuo flusso dell’opinione pubblica (DEL DIBATTITO PUBBLICO).
Sono i popoli a produrre i propri leader, non i leader a cambiare i propri popoli.
Buon concerto a tutti