A 76 anni si è spento Enzo Galla, una figura profondamente legata alla storia, allo sport e alla vita di comunità di San Sebastiano da Po. A tracciarne un ritratto affettuoso e denso di nostalgia è l’amico d’infanzia e d’adolescenza Beppe Crovella, che ripercorre le tappe fondamentali di un’amicizia nata negli anni Cinquanta tra i campi e le strade del paese.
Addio Enzo Galla: una vita tra calcio, ciclismo e la sua amata musica beat
«A 76 anni se n’è andato Enzo Galla, amico d’infanzia e d’adolescenza. Ha sempre abitato in paese, come me» esordisce Beppe Crovella nel suo toccante racconto, riportando subito alla mente l’atmosfera di un tempo. «Negli anni Cinquanta e Sessanta, tra bambini e adolescenti del paese si passava molto tempo insieme. Alle nostre partite di pallone Enzo arrivava quasi ogni giorno nel tardo pomeriggio, dopo aver lavorato nei campi con la famiglia. Fra noi era quello che lavorava di più in campagna. Lo chiamavamo “Scassa”, pronunciato con la “s” dolce: scheggia, per la sua magrezza, ma soprattutto per la sua velocità. Giocava all’ala sinistra: era uno dei pochi che sapessero dribblare e aveva un buon tiro. Ma soprattutto era velocissimo. Teneva i calzettoni arrotolati sulle caviglie, come Sivori, come Meroni… per essere ancora più agile. Ci trovammo insieme anche nella squadra ufficiale della nostra frazione, Colombaro, che aveva la maglia gialla… come il Brasile».
Dalle sfide sul campo di calcio, la passione di Enzo virò presto verso il ciclismo agonistico. «Poi passò al ciclismo. Sì, davvero, quello competitivo! – ricorda ancora Crovella – Correva nella squadra del paese, la “Leona Maga”, che vedeva insieme San Sebastiano e Casalborgone. La Leona è il torrente che unisce i due comuni; Maga era lo sponsor, una ditta di mangimi che riforniva l’allevamento dei miei. Con Enzo, in squadra, correvano Paolo Seresin e Piero Boretta di Casalborgone. Nel bar di mia madre, sopra il bancone, rimasero esposte per anni le coppe vinte dalla squadra di calcio e da quella ciclistica. Quando qualche cliente chiedeva di quei trofei, mia madre Iolanda, indicando con orgoglio quelle del ciclismo, diceva: “Quelle lì son le coppe vinte dai nostri corridori. Ragazzi proprio di qui, del paese che andavano forte!”. Le domeniche delle corse, io, Beppe dal Curotu, Mario ad Rina e Toju ci aggregavamo a Granaiot e Duardin di Casalborgone, i direttori tecnici della squadra, per andare a fare il tifo. Ricordo quella volta che Enzo e Paolo arrivarono terzo e quinto nella gara più importante della stagione, con i migliori corridori del Piemonte. E come festeggiammo, al ritorno, nel bar dei miei. Ho ancora la foto, da qualche parte».
Oltre al grande impegno sportivo, la giovinezza di Enzo fu segnata dal periodo del beat e della musica. «Quando arrivò il beat, nel vestire Enzo fu il più beat di tutti: giubbotto giallo scuro, camicia a fiori, pantaloni di velluto viola. E il suo vespino verde chiaro. Una “muda” da autentico beat – prosegue Beppe Crovella – Nel ’67 era in procinto di entrare nei Pliocenici, il nostro gruppo beat degli inizi, con tutti i musicisti in erba del paese, per suonare la chitarra insieme a mio cugino Sergio. Ricordo che passammo una sera a casa sua, a provare “Inch’Allah” di Adamo. Lui aveva la chitarra di suo papà Pietro, che suonava la chitarra e il mandolino, e nella banda suonava la grancassa. Enzo era pieno di vitalità. Positivo, sempre. In quegli anni allegri, ogni tanto un velo di malinconia lo attraversava quando ricordava suo fratello Romano, morto giovane in un incidente sul lavoro, cadendo da un tetto quando Enzo aveva soltanto due anni».
Un ritratto limpido che si chiude con un ultimo commosso saluto: «Una bella persona, Enzo. Un abbraccio da me e dai tuoi amici del paese, dovunque tu sia, ovunque tu andrai, veloce come quando dribblavi da ala sinistra o scattavi verso il traguardo sui pedali nella Leona Maga. Ciao, amico Enzo».