Se ci fosse più dialogo, se chi ne ha la possibilità (a tutti i livelli) rispondesse alle domande degli studenti e delle famiglie, forse oggi non saremmo qui a scrivere della possibile nuova ondata di proteste nelle scuole chivassesi.
Protesta scolastica, autogestione all’Istituto “Europa Unita” di Chivasso
Due settimane fa ad incrociare le braccia erano stati gli studenti dell’Istituto «Europa Unita», seguiti venerdì scorso dai colleghi del liceo «Newton», ed è nuovamente in via Marconi che, a partire da oggi, la protesta è salita di livello con una vera e propria «occupazione» a partire dall’alba, poi diventata “autogestione” dopo una mediazione con la dirigenza. Dall’esterno, si vedono banchi e sedie accatastati davanti alle porte d’ingresso.
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Stando a quanto trapelato, l’autogestione dovrebbe durare due giorni, mercoledì 28 e giovedì 29 ottobre, ma è probabile che l’azione prosegua per l’intera settimana.
Alla base della protesta, accanto ai temi «nazionali» come le spese per le armi e il carovita, problematiche assolutamente locali e legate alla scuola gestita dal preside Fabio Mauthe Degerfeld: bagni intasati, tubi che perdono, aule allagate, addirittura fili elettrici scoperti (anche se in questo caso non è chiaro dove siano state scattate le immagini diffuse dai ragazzi).
Come noto, la manutenzione delle scuole superiori è in capo alla Città Metropolitana di Torino: abbiamo chiesto una nota sullo stato dei fatti, ma al momento di andare in stampa da Corso Inghilterra non è arrivato nulla.
Negli anni, per dovere di cronaca, di interventi ne sono stati fatti, ma si tratta comunque di una struttura «vetusta» su cui ogni giorno gravitano migliaia di persone tra studenti, docenti e collaboratori.
L’interrogazione di Clara Marta
Per questo, è opportuno citare nuovamente l’interrogazione presentata da Clara Marta, consigliera metropolitana. L’occasione è concreta. Lo scorso 6 ottobre la Città Metropolitana aveva infatti approvato il Piano dei fabbisogni dell’edilizia scolastica: 530 milioni di euro, oltre 230 edifici, circa 90.000 studenti. E nel Documento Unico di Programmazione compaiono due voci che riguardano direttamente via Marconi: l’acquisizione e contestuale dismissione dell’area al civico 4, legata a una futura «scuola innovativa», e un’area dell’Europa Unita, al civico 6, indicata tra i beni «in dismissione».
Da qui la nuova interrogazione, con 14 domande precise: incarichi affidati, stato del Certificato di Prevenzione Incendi, palestra, manutenzioni, costi, finanziamenti, cronoprogramma e destino delle aree di via Marconi.
Il tema non riguarda solo Chivasso. Pochi giorni fa, il 9 ottobre, oltre duecento studenti hanno manifestato sotto la sede della Città metropolitana, in corso Inghilterra, denunciando soffitti che cedono, porte e finestre rotte e bagni inagibili.
«Non giustifico chi scende in piazza per distruggere – afferma Marta – né chi lo fa per saltare una mattina di lezione. Ma quando un ragazzo chiede un bagno che funzioni, una palestra sicura, un soffitto che non cada, ha semplicemente ragione. E le istituzioni non possono rispondergli con un’altra data. Si parla tanto di giovani, di diritti, di futuro: il rispetto comincia dalle cose semplici. Piero Calamandrei definiva la scuola un “organo costituzionale”: è lì che si forma il cittadino. Una scuola trascurata insegna, senza volerlo, che le promesse possono aspettare. Prima di inseguire nuove operazioni immobiliari, si curi ciò che esiste già».