Chivasso (spe) L’ondata di rincari non accenna a fermarsi, pesando come un macigno sulle tasche dei cittadini e sul tessuto economico del nostro territorio. Tra inflazione, bollette e aumento dei prezzi al consumo, fare la spesa o gestire i costi quotidiani è diventata un’impresa sempre più complessa. Per fare il punto della situazione abbiamo raccolto le voci di chi rappresenta il mondo del commercio locale e di chi vive questa realtà ogni giorno.
Voci dalla città
L’impatto del carovita assume però sfumature diverse a seconda di chi lo affronta ogni giorno.
L’universitario (Marco, 22 anni): «Tra l’affitto della stanza, i libri e le bollette condivise, la vita da fuori sede è diventata un’acrobazia. Per uscire il fine settimana o fare un aperitivo dobbiamo fare bene i conti, tagliando su tutto il resto».
La famiglia media (Elena e Roberto, due figli): «Siamo entrambi lavoratori, ma a fine mese l’asticella è sempre tirata. La spesa al supermercato costa un buon 20% in più rispetto al passato: abbiamo ridotto le uscite, i viaggi e mettiamo da parte ben poco per le emergenze».
Chi non arriva a fine mese (Giuseppe, monoreddito): «Per noi la situazione è davvero critica. Dopo aver pagato affitto e utenze, il budget per il cibo è ridotto all’osso. Spesso siamo costretti a rinunciare alle visite mediche o a chiedere aiuto per coprire le spese basilari dei ragazzi».
Maria Luisa Coppa, presidente Ascom-Confcommercio Torino
«La situazione internazionale e le guerre così vicine a noi compromettono un’economia già in difficoltà. E il commercio torinese arriva a questa nuova ondata di rincari già provato da consumi deboli, concorrenza dell’online e costi fissi sempre più pesanti. L’inflazione che torna a correre rischia di essere un’ulteriore batosta, perché colpisce le imprese due volte. Le colpisce sui costi, con l’energia fuori controllo. E le colpisce sui ricavi: quando luce, gas, carburante e spesa alimentare assorbono una quota crescente del reddito, le famiglie tagliano tutto ciò che non è indispensabile.
Gli effetti riguardano tutti i settori. I negozi di ogni genere devono fare i conti con canoni d’affitto che salgono insieme all’inflazione. A questo si aggiungono bollette energetiche che pesano su illuminazione, riscaldamento e condizionatori, e il caro gasolio, che fa lievitare il costo del trasporto delle merci e si scarica lungo tutta la filiera fino allo scaffale. Bar e ristoranti affrontano in più i rincari delle materie prime, proprio mentre la colazione al bar e la cena fuori iniziano a diventare una rinuncia. Per abbigliamento e calzature, quando il bilancio familiare si stringe, si rimanda l’acquisto. Non a caso cresce la domanda di credito da parte delle imprese, proprio mentre le banche diventano più selettive.
Il turismo per ora tiene. Il segnale da non sottovalutare riguarda il turismo di prossimità. Con il carburante oltre i due euro al litro, la gita fuori porta e il pranzo della domenica in trattoria diventano un’opportunità per il nostro territorio.
Le nostre imprese finora hanno resistito, spesso assorbendo parte dei rincari senza scaricarli sui clienti. Oggi i margini sono sottilissimi. Come Confcommercio Ascom Torino stiamo facendo la nostra parte: accompagniamo i soci verso tariffe energetiche più vantaggiose e li affianchiamo con una consulenza mirata per analizzare le bollette, ottimizzare i consumi e contenere i costi di gestione. È un aiuto concreto. Un appello ai consumatori: comprate sotto casa perché costa meno. I nostri negozi sono preziosi per la sicurezza e la vivibilità delle nostre strade. Conserviamoli con acquisti a chilometro zero».
Carlo Nicosia presidente Ascom Chivasso
«Il carovita sta mettendo sotto pressione il commercio su due fronti, che si sommano e rendono sempre più difficile fare impresa. Da una parte c’è la perdita di potere d’acquisto delle famiglie, che costrette a destinare una quota maggiore del proprio reddito alle spese essenziali, come casa, energia e trasporti, riducono gli acquisti e rinunciano a ciò che considerano meno necessario. Dall’altra ci sono i costi che continuano a gravare sulle attività commerciali: bollette, forniture, trasporti, affitti e gestione del personale. La dimensione del problema è evidenziata anche dalle stime di Confcommercio nazionale: in uno scenario energetico particolarmente sfavorevole, il reddito disponibile e i consumi delle famiglie potrebbero subire una riduzione fino a 963 euro nel biennio 2026-2027. Un dato che, se confermato, avrebbe conseguenze dirette sulla capacità di spesa dei cittadini e quindi sull’economia dei nostri territori. Il problema è che la minore capacità di spesa dei consumatori si traduce direttamente in minori ricavi e margini per i commercianti, proprio mentre i costi di gestione aumentano. Un negoziante non può trasferire integralmente gli aumenti sui prezzi finali, perché rischierebbe di perdere ulteriori clienti. Spesso è costretto ad assorbirne una parte, comprimendo la propria redditività e riducendo le risorse disponibili per investimenti, innovazione e persino per il mantenimento dell’attività. A Chivasso, come in molti altri centri, il commercio di vicinato svolge una funzione economica e sociale fondamentale. Quando un’attività chiude, non perdiamo soltanto un punto vendita, ma anche un servizio per i cittadini, un presidio di vitalità e un luogo di relazione. Per questo non possiamo considerare le difficoltà dei commercianti come un problema che riguarda esclusivamente i singoli imprenditori. Condivido l’attenzione che Confcommercio nazionale sta ponendo sul recupero del potere d’acquisto delle famiglie e sulla riduzione dei costi che gravano sulle imprese. Servono interventi capaci di incidere concretamente sulle spese essenziali, a partire dall’energia, e condizioni più favorevoli per chi investe e mantiene aperta un’attività. Non chiediamo che il commercio sia sottratto alle regole del mercato, ma che possa competere in condizioni sostenibili. Occorre evitare che la combinazione tra consumi deboli e costi crescenti acceleri la chiusura delle attività, impoverendo progressivamente i nostri centri urbani. Difendere il potere d’acquisto dei cittadini e sostenere la capacità delle imprese di produrre reddito sono due obiettivi strettamente legati: senza consumi non c’è commercio, ma senza imprese non c’è una rete di servizi, occupazione e vitalità per la città».
Stefano Pipino, presidente Confesercenti Chivasso
«Riguardo al carovita degli ultimi mesi purtroppo c’è molto da preoccuparsi. Non entro nel merito delle crisi internazionali che tutte conosciamo… ma l’ultima in particolare ( Hormutz 26) che ha portato il prezzo del gasolio alla pompa da 1,65 e/lt settembre 25 a 2,30 ottobre 26 è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. E’ diminuito il potere di acquisto delle famiglie. E’ aumentata inflazione ( 4,5 % settembre 26 ) In poche parole si fa molta fatica ad aver voglia di spendere. L’estate e le vacanze 26 forse sono state l’ultimo fuoco di paglia. Se guardiamo ai dati del commercio di vicinato con superficie medio piccole , rileviamo che è ulteriormente diminuita la pedonabilità con relativa diminuzione dei consumi. Vediamo molta paura che le cose possano peggiorare ancora. E quindi i clienti cercano ancora più di prima il prodotto a prezzo scontato a scapito molte volte della qualità e conseguentemente nel nostro settore le vendite on line crescono ancora . A Chivasso la situazione è simile a quella di molte altre città. Circondata da Centri e Parchi Commerciali che soffocano e spengono il negozio di vicinato. La speranza però che la congiuntura economica cambi è d’obbligo. Noi ci faremo trovare pronti e con noi commercianti anche la città».