Criminalità

Chivasso sotto assedio: raffica di furti nell’area Bennet

Piastra «Bennet», sfondano i muri dei negozi per rubare le casseforti. Il bottino è di decine e decine di migliaia di euro, più i danni

Chivasso sotto assedio: raffica di furti nell’area Bennet
Aggiungi Prima Chivasso alle tue fonti preferite

Per la «teoria delle finestre rotte», modello criminologico e sociologico introdotto da James Q. Wilson e George L. Kelling nel 1982, «I piccoli atti vandalici e il disordine visibile (come una finestra rotta non riparata) comunicano l’assenza di controllo e regole, incoraggiando comportamenti antisociali e crimini più gravi».

Chivasso sotto assedio: raffica di furti nell’area Bennet

Chivasso, da questo punto di vista, sta vivendo una assoluta spirale discendente che ha come esempi concreti quanto chiunque (non «costretto» a negare l’evidenza per ruoli o peggio interessi) può toccare con mano uscendo di casa e raccogliendo le testimonianze della gente.
Dopo la rapina da film in via Torino ai danni della gioielleria «De Simone» (a proposito, a che punto sono le indagini?), o ancora il commerciante che ha rischiato di essere sgozzato da un nordafricano che aveva appena ripreso per un comportamento «antisociale» davanti alla sua attività (a proposito, ci ripetiamo, a che punto sono le indagini?), nella notte di domenica 1 novembre la criminalità ha alzato ulteriormente l’asticella devastando (è la parola giusta) la piastra commerciale in area «Bennet».

In questo caso non si può dire che il commando, composto da almeno tre persone vestite totalmente di nero, con tanto di passamontagna, abbia agito in fretta: banalmente nessuno si è accorto di loro, permettendo ai malviventi di agire indisturbati all’interno dei vari negozi del primo blocco (da «Takko» a «Cisalfa» per intendersi) sfondando muri e aprendo le casseforti con un flessibile.
Non certo il colpo da pochi minuti, è chiaro, ma è altrettanto evidente come queste organizzazioni criminali sappiano che a Chivasso possono fare il bello e il cattivo tempo.
E così, dopo essersi introdotti da «Takko», i ladri hanno iniziato la loro opera di demolizione, passando da un negozio all’altro dopo aver divelto blocchi di cemento o salendo sui tetti.
Da «CVG», i segni del passaggio del commando si vedono tutti: da una parte la cassaforte del negozio, specializzato nella vendita di abbigliamento e articoli per la casa, dall’altra quella di «Takko» (abbigliamento e accessori), anch’essa aperta come una scatola di tonno, e ancora varchi tra i negozi a colpi di mazza o piccone. Come se non bastasse, dimostrando appunto un’ottima conoscenza dei locali (molto probabilmente il colpo era stato pianificato da tempo anche con una serie di sopralluoghi), i ladri hanno distrutto le centraline dell’antifurto e delle telecamere, posizionate in una stanza non certo facilmente accessibile.

Stessa scena negli altri negozi del blocco, come «Kasanova» a «Cisalfa», rimasti chiusi per l’intera giornata di lunedì.
Nelle mani dei malviventi l’intero incasso del week end, decine e decine di migliaia di euro a cui, come detto, si aggiungono i danni.
Poi la fuga, senza lasciare la minima traccia, dato che il sistema di sorveglianza non avrebbe nemmeno «catturato» il veicolo utilizzato per la fuga.
Visibilmente scossi, i responsabili dei vari negozi violati domenica notte non hanno potuto far altro che rimboccarsi le maniche e cercare di salvare il salvabile, con la consapevolezza che quanto successo non potrà essere superato con le solite parole di conforto.
Questa è una vera e propria guerra contro il tessuto economico e sociale della città, e a meno di misure drastiche a vincerla sarà «l’esercito del male».