Chivasso, polemica sulla bandiera della Palestina a Palazzo Santa Chiara: Forza Italia ne chiede la rimozione. Clara Marta, capogruppo di Forza Italia a Chivasso, è intervenuta sulla presenza della bandiera della Palestina esposta da tempo sul balcone dell’ufficio elettorale di Palazzo Santa Chiara.
Il confronto negli uffici e con il sindaco
La capogruppo ha spiegato quanto accaduto nel pomeriggio: «Questo pomeriggio mi sono recata negli uffici comunali per chiedere la rimozione della bandiera della Palestina esposta sul balcone dell’ufficio elettorale di Palazzo Santa Chiara. L’avrei tolta personalmente, ma gli uffici stavano chiudendo: mi è stato indicato di rivolgermi direttamente al sindaco. Mi sono recata da Claudio Castello, che mi ha assicurato che domani la bandiera sarà rimossa. Prendo atto della disponibilità del sindaco. Ma la vicenda merita di essere spiegata, perché non è un capriccio».
I riferimenti normativi e l’imparzialità delle istituzioni
Marta ha quindi argomentato la propria posizione richiamando le norme vigenti e la Costituzione: «Primo. La legge 22/1998 e il DPR 121/2000 dicono con precisione quali vessilli possono sventolare su un edificio pubblico: il tricolore e la bandiera d’Europa. Non è prevista, in nessun punto, l’esposizione della bandiera di uno Stato estero per manifestare un’opinione su un conflitto. Non è una svista formale: è la differenza tra un Comune e un partito. Secondo. Un edificio istituzionale rappresenta tutti i cittadini, non la sensibilità politica di chi lo amministra pro tempore. È il principio di imparzialità dell’amministrazione, art. 97 della Costituzione: l’ufficio pubblico non prende partito, garantisce».
La posizione sui conflitti e il ruolo del Comune
Infine, la rappresentante di Forza Italia ha concluso sottolineando il ruolo dell’ente locale: «Terzo. Se un Comune sceglie di issare la bandiera di un solo conflitto tra i tanti che insanguinano il mondo — e non quella armena, curda, sudanese, ucraina, congolese — non sta informando: sta scegliendo una parte. E la scelta di una parte, in politica estera, spetta ai partiti che la rivendicano apertamente in campagna elettorale. Non al balcone del Comune. Il Comune non è la sede di un partito. È la casa di tutti».