La crisi idrica che sta colpendo il territorio di Chivasso ha raggiunto livelli di allarme senza precedenti, mettendo a rischio la sopravvivenza stessa delle aziende agricole locali.
Siccità, agricoltura in ginocchio. “Sparita” l’acqua del torrente Orco
Roberto Reano, presidente del Consorzio irriguo Rogge Campagna e San Marco (che si estende su un migliaio di ettari), e Mario Volpatto, consigliere anziano del medesimo ente, hanno tracciato un quadro drammatico della situazione, evidenziando come la disponibilità d’acqua sia ormai ridotta al lumicino.
Il territorio chivassese, storicamente fertile, si trova oggi a gestire una scarsità che impone scelte drastiche e dolorose per i circa seicento soci del Consorzio.
Al centro dell’intervento di Reano e Volpatto vi è la drastica riduzione della portata d’acqua derivata dal torrente Orco. Attualmente, la presa in comune con la Roggia Reirola di Montanaro garantisce appena mille litri al secondo, una cifra che rappresenta il 50% in meno rispetto alle concessioni standard.
Di questa portata già dimezzata, il comparto di Chivasso – che comprende le rogge Campagna e San Marco – riceve solo il 55%, ovvero circa 550 litri al secondo, mentre il restante 45% compete a Montanaro. Questa dotazione è ritenuta assolutamente insufficiente per soddisfare il fabbisogno delle colture, tanto che l’entrata d’acqua a Chivasso per la Roggia San Marco è stata dichiarata pari a zero, lasciando i campi letteralmente all’asciutto e creando non pochi problemi anche nel centro cittadino, con l’alveo ridotto a una fogna a cielo aperto.
Conseguenze economiche pesantissime
Le conseguenze economiche e produttive di questa penuria sono pesantissime. Gli agricoltori si trovano costretti a stabilire una gerarchia di sopravvivenza per le colture: seguendo le indicazioni regionali e delle associazioni di categoria, si è deciso di sacrificare i prati, nella speranza che possano riprendersi con piogge future, per tentare di salvare il mais. Quest’ultimo rappresenta la coltura più onerosa in termini di investimento iniziale, ma se la siccità dovesse persistere, il rischio di bruciare interi raccolti diventerebbe una certezza.
Il quadro è aggravato da un vertiginoso aumento dei costi di produzione, con il prezzo del concime raddoppiato e quello del gasolio agricolo passato in breve tempo da 900 a 1500 euro per mille litri, rendendo ogni perdita di raccolto un colpo potenzialmente fatale per i bilanci aziendali.
La gestione delle acque
ltre ai fattori climatici, Reano e Volpatto puntano il dito contro la gestione infrastrutturale e industriale delle acque. Una critica accesa riguarda le attività di Iren e la gestione dei flussi per la produzione idroelettrica; durante i fine settimana, quando la domanda di energia cala grazie anche all’apporto dei pannelli fotovoltaici, le turbine vengono fermate e l’acqua viene trattenuta a monte, lasciando i canali a valle privi di scorrimento.
Dopo i lavori, acqua addio
Inoltre, è sorto un problema tecnico specifico sull’alveo dell’Orco: i lavori effettuati lo scorso anno da SMAT nel territorio di Spineto di Castellamonte (per la posa di condotte idropotabili a dieci metri di profondità) avrebbero compromesso la tenuta naturale del letto del fiume. Questa rottura impedirebbe il regolare scorrimento del subalveo, facendo «sparire» l’acqua che riemergeva solo chilometri più a valle, rendendo inutili persino i rilasci di deflusso minimo vitale. Di quell’acqua, ora, non vi è quasi più traccia.
Le soluzioni
La soluzione a lungo termine, secondo i vertici del Consorzio, non può prescindere dalla creazione di nuovi bacini di accumulo che permettano di immagazzinare l’acqua durante i periodi di pioggia intensa. Al momento è emersa l’ipotesi di un grande invaso nella zona di Ingria, in Val Soana, un progetto che potrebbe avere una capacità superiore a quella di Ceresole, sebbene la sua realizzazione appaia ancora lontana nel tempo.
In attesa di interventi strutturali, Reano e Volpatto rivendicano con forza il ruolo degli agricoltori come custodi del territorio, smentendo l’accusa di sprecare risorse: l’irrigazione a scorrimento, spiegano, non serve solo alle colture ma è fondamentale per rimpinguare le falde acquifere, evitando che il territorio si trasformi in un deserto arido e a rischio incendi.