La transizione verso un modello energetico sostenibile e decarbonizzato richiede soluzioni tecnologiche avanzate capaci di garantire la stabilità e la flessibilità della rete elettrica nazionale, soprattutto in aree nodali caratterizzate da una forte presenza infrastrutturale. In questo contesto si inserisce il progetto per la realizzazione di un nuovo impianto di accumulo elettrochimico di tipo stand-alone e grid-connected nel territorio di Chivasso, al confine con Rondissone dove da poco è stato presentato l’impianto gemello più grande d’Europa.
Al posto del mais, un “campo di batterie”: nasce il polo BESS
L’infrastruttura, denominata BESS (Battery Energy Storage System), è stata sviluppata da «Terrarossa srl» e si posiziona in un punto altamente strategico della rete di trasmissione piemontese, collocandosi idealmente accanto al grande hub energetico di Rondissone e connettendosi direttamente alle principali arterie di trasporto dell’energia elettrica ad altissima tensione.
Dal punto di vista delle specifiche tecniche e prestazionali, il nuovo impianto di Chivasso esprime valori di assoluto rilievo per il panorama dello stoccaggio energetico italiano. Il progetto prevede infatti una potenza nominale installata pari a 128,596 MW e una capacità di accumulo energetico complessiva che si attesta intorno ai 514,384 MWh, con una potenza stimata al punto di connessione pari a 96,0 MW.
3.11 ettari pagati a peso d’oro
L’analisi approfondita della compatibilità territoriale ha evidenziato la piena idoneità dei terreni individuati, che si estendono su una superficie lorda complessiva di circa 3,11 ettari, che starebbero passando di mano a cifre “folli” per il territorio.
Attualmente, il sito è inquadrato dal Piano Regolatore Generale Comunale come Zona AN, a destinazione agricola normale, e i terreni risultano appartenenti alla classe terza della mappa della capacità d’uso dei suoli. Questa classificazione indica la presenza di limitazioni d’uso moderate, escludendo l’area da quelle ad elevato interesse agronomico di classe prima e seconda, e confermando che l’insediamento non sottrae spazio a colture di pregio insostituibile.
Ad oggi il sito ospita una coltura intensiva di granoturco, un’attività agricola che comporta un massiccio sfruttamento delle risorse idriche e del suolo, oltre a una progressiva banalizzazione del paesaggio.
“Alternativa virtuosa ed ecologicamente sostenibile”
Il progetto si propone come un’alternativa virtuosa ed ecologicamente sostenibile, introducendo strutture tecnologiche rialzate rispetto alla quota campagna. Questa scelta ingegneristica permette di evitare l’impermeabilizzazione irreversibile del suolo e favorisce il naturale deflusso delle acque meteoriche, un aspetto fondamentale dato che una porzione dell’area ricade nella Classe II B di pericolosità geomorfologica e richiede il rigoroso rispetto degli studi di invarianza idraulica e geologica correlati. Al termine del ciclo di vita utile dell’impianto, è già stato formalmente pianificato il completo ripristino del sito allo stato originario, garantendo la totale reversibilità dell’intervento.
Sebbene le indagini relative al Progetto Natura 2000 non abbiano rilevato la presenza di specie protette o habitat di particolare fragilità biologica nei pressi del terreno, i progettisti hanno previsto l’installazione di una recinzione perimetrale sollevata di venti centimetri dal suolo, un accorgimento essenziale per garantire la totale libertà di movimento e di flusso della piccola fauna locale. A completamento dell’opera e a tutela della biodiversità visiva e biologica, verrà realizzata una fitta fascia di mitigazione lungo l’intero perimetro della struttura. Questa barriera verde sarà composta esclusivamente da specie arbustive autoctone ampiamente diffuse sul territorio, come il biancospino e il corniolo, capaci di favorire il reinserimento paesaggistico dell’impianto e di contrastare efficacemente la frammentazione ecologica tipica delle aree limitrofe ai grandi assi viari.