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CHIVASSO

Al Pronto Soccorso 113 pazienti al giorno

Riflettori puntati su corso Galieo Ferraris dopo il dramma della donna caduta dalla barella e morta

Al Pronto Soccorso 113 pazienti al giorno
Attualità Chivasso, 21 Gennaio 2023 ore 06:44

Mille settecento passaggi in quindici giorni, più di 110 ogni 24 ore. Questi i numeri che descrivono la pressione sul Pronto Soccorso di Chivasso, reparto in prima linea (sì, è una guerra quella combattuta ogni giorno dal personale che ci lavora) salito nuovamente agli onori delle cronache per il caso dell’anziana settimese caduta dalla barella e morta dopo alcune ore. Anche se l’esito dell’autopsia non è stato ancora depositato, il decesso potrebbe essere avvenuto in seguito ad un trauma cranico.
Ma questa, è un’altra storia.

Al Pronto Soccorso 113 pazienti al giorno

Tornando all’ospedale di corso Galileo Ferraris, ormai una nave senza nessuno al timone che mantiene la rotta solo grazie al grande sforzo di medici, infermieri e Oss, i numeri descrivono una situazione «teoricamente» migliore degli anni passati: nei primi giorni del 2020 (quindi pre Covid) la media dei passaggi era di 133 al giorno, in diminuzione rispetto ai 138 del 2019. Da considerare però, numeri a parte, anche la gravità dei pazienti, a quanto pare in aumento.
Quindi il problema sta a monte, e parte (anche) dalla fuga del personale dall’Asl To4 e dalle altre aziende sanitarie piemontesi e dal malessere vissuto ad ogni turno.
Ad intervenire a questo punto, dovrebbe essere la politica (Regione in primis), con una revisione del sistema sanitario piemontese (d’urgenza e non) che vada oltre all’aumento a 100 euro per gli straordinari dei medici.
La domanda che ci si dovrebbe porre è una sola: quale futuro si vuole per l’ospedale di Chivasso? Polo di riferimento per il territorio o poco più che un hospice di lusso?

I sindacati

«Quello che sappiamo - spiegano Francesco Coppolella e Giuseppe Summa del Nursind - è che la notte tra il 2 e il 3 gennaio nel Pronto Soccorso di Chivasso è stato uno dei tanti turni critici, come tanti altri nei PS torinesi che da mesi segnaliamo. Quasi 100 pazienti, tutti da sorvegliare, 37 nella sala emergenza dove già 15 risultano essere tanti. Corridoi pieni di barelle che sono terminate come anche i punti ossigeno, tanto da utilizzare le bombole da monitorare costantemente. Tutti pazienti da assistere e sorvegliare, tutto da monitorare da un numero di personale inadeguato per il numero e il tipo di pazienti presenti, spazi esauriti. Ovviamente il tutto segnalato come sempre.

Come si può pretendere che si possa assistere, monitorare, vigilare in un campo di battaglia. E di fine agosto un nostro esposto alla Procura della Repubblica che evidenziava e documentava i rischi che i pazienti correvano nei nostri pronto soccorso e di come la situazione potesse peggiorare.
Nessuno purtroppo ha sentito la necessità di intervenire a tutela dei cittadini ma anche degli operatori che sono diventate le vittime di questo sistema, chiamati poi a risponderne oltre che a prendersi insulti, subire aggressioni e leggere commenti sui social che fanno male.
Come dar torto ai tanti che si stanno licenziando. Vittime e non colpevoli, lo abbiamo detto più volte. Tutto questo, nonostante i numerosi appelli alla politica, alle direzioni delle aziende sanitarie regionali e la continua denuncia che ha ampiamente documentato in quale condizioni siamo chiamati ad operare. Non è la prima volta che infermieri ed operatori sanitari si troveranno a dover rispondere mentre a rispondere dovrebbe essere qualcun altro.
E’ necessario interrogare i direttori generali se i Pronto Soccorso sono luoghi sicuri. Se la risposta è no allora qualcuno dovrebbe chiederne conto. La questione economica poco c’entra, non c’è incentivo che tenga che possa ripagare la serenità e la tranquillità di un professionista che vuole lavorare dignitosamente, serenamente e soprattutto in sicurezza perché c’è di mezzo la vita delle persone.
Chiediamo nuovamente che si intervenga seriamente, concretamente con urgenza e immediatezza. Riteniamo essere giunto il momento di proclamare un vero stato di emergenza. In mancanza di ciò non esiteremo a mobilitarci».
Da oggi, mercoledì 18, nel tentativo di alleggerire la pressione sul reparto e aumentare la sicurezza del personale la valutazione di pre triage dei pazienti trasportati con mezzi di soccorso avverrà non più in reparto, ma nelle «camera calda».
Duro anche l’intervento dei sindacati SpiCgil - Cisl - Uil di Chivasso: «Esprimiamo forte preoccupazione per la situazione in cui versa il Pronto Soccorso di Chivasso. Dalle notizie di stampa e dalle informazioni che riceviamo dalla cittadinanza e dai nostri iscritti emerge una condizione assistenziale molto grave e insopportabile per le persone che si recano all'ospedale per le cure urgenti. Le carenze della medicina di territorio, la scarsità di personale che pur si prodiga per garantire il più possibile l'assistenza, l'insufficienza dei posti letto che determina il rischioso fenomeno del boarding con pazienti in barella per vari giorni in attesa del trasferimento in reparto, le liste di attesa, le difficoltà di gestione dei pazienti anziani malati cronici che non hanno adeguate risposte assistenziali a domicilio o in Rsa, hanno determinato un allarme che non possiamo ignorare. Chiediamo all'Asl e al sindaco della Città di Chivasso di intervenire urgentemente per affrontare tutte le questioni che sono in sospeso, per fornire chiarimenti e per individuare possibili e solleciti interventi a garanzia della tutela della salute della cittadinanza e della dignità delle persone».

L'intervento dell'Asl

Per l’AslTo4 arriva la dichiarazione di Paolo Franzese, direttore della Medicina e Chirurgia di Accettazione e di Urgenza Chivasso: «La pressione sul Pronto Soccorso dipende solo in parte dal numero di accessi. È cambiata la tipologia di pazienti che vi accedono: si tratta di persone che hanno un'aumentata necessità di tipo assistenziale. Di conseguenza, si hanno più pazienti da ricoverare perché non sono gestibili al di fuori di una struttura sanitaria».
Abbiamo chiesto di poterne parlare anche con il direttore generale Stefano Scarpetta, ma non è stato possibile.

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