Il caso

Askatasuna, Debernardi: “Io, colpevole di Democrazia”

L’assessore rivendica la piazza, non arretra e replica alle accuse: «Ero lì pacificamente, la destra strumentalizza»

Askatasuna, Debernardi: “Io, colpevole di Democrazia”

Dopo le polemiche seguite alla sua partecipazione al corteo torinese del 31 gennaio, finito al centro del dibattito politico per la presenza di gruppi riconducibili all’area antagonista di Askatasuna, l’assessore di Sinistra Ecologista Fabrizio Debernardi interviene per chiarire la propria posizione. Accusato da esponenti del centrodestra di aver preso parte alla manifestazione, Debernardi respinge le letture strumentali e ricostruisce i fatti, rivendicando la natura pacifica della sua presenza e richiamando i principi costituzionali del diritto di manifestare.

Askatasuna, Debernardi: “Io, colpevole di Democrazia”

«Leggo in questi giorni dai media e dai giornali, articoli e post che mi riguardano e mi tirano in ballo con attenzioni di cui non ho quasi mai goduto, e secondo me consegnano una popolarità inattesa e francamente esagerata, non merito così tanto clamore. Perciò vorrei fare un ringraziamento agli artefici di tutta questa pubblicità, ma nel frattempo vorrei ricordare loro, che sabato scorso non ho fatto nulla di straordinario, se non partecipare pacificamente ad un corteo a Torino con altri 50.000 cittadini, persone, famiglie, associazioni, gruppi e singoli».

Entra nel merito: «Il 31 gennaio a Torino ci sono stati tre cortei, partiti da zone diverse: io ero con alcuni compagni a Palazzo Nuovo, si respirava un’aria buona, con bambini che giocavano, con tantissimi giovani e anziani, come me. Ricordo a chi mi cita con enfasi, che l’articolo 17 della nostra cara Costituzione Italiana antifascista, che qualche solone vorrebbe cestinare, garantisce ai cittadini che hanno diritto di “riunirsi pacificamente e senz’armi; non è richiesto preavviso per riunioni in luoghi privati o aperti al pubblico, ma per quelle in luoghi pubblici (strade, piazze) è necessario darne avviso alle autorità, che possono vietarle solo per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica […]”».

“Qualcosa non ha funzionato”

Prosegue spiegando con amarezza. «Fino alle ore 17 tutto bene, poi qualcosa non ha funzionato, si sono affacciati alcuni gruppi di violenti e hanno creato scontri con le forze dell’ordine. Il resto è cronaca. Questo fatto ha creato in me una grande rabbia, perché la violenza non è mai giustificabile, ma soprattutto perché la dinamica di piazza non ha funzionato per niente e ha sigillato la totale incapacità del ministro Piantedosi e del Governo nel suo complesso. Noi cittadini e le forze dell’ordine presenti in piazza abbiamo pagato insieme il prezzo di questa grande incapacità». Chi avrebbe dovuto tutelare e garantire me e i 50.000 cittadini pacifici scesi in corteo, non è stato in grado di farlo e questo fatto è gravissimo, anche perché questa incapacità ha permesso a un manipolo di “casseur” di muoversi senza freni. Dopo questi fatti sui quali ci sarebbe ancora molto da dire, la destra torinese, chivassese e nazionale nel suo complesso ahimè senza eccezioni, ribalta tutte le responsabilità al corteo per ciò che è avvenuto, esprimendo pensieri anche farneticanti e irricevibili soprattutto da chi ha responsabilità di governo. Come quelle del ministro Piantedosi, che addita i 50.000 come fiancheggiatori, oppure il ministro Zangrillo, che fa di più e addita i partecipanti al corteo come antistato, ma anche il sottosegretario Montaruli, che sapeva già prima del corteo che sarebbe successo uno scontro. Quindi dico io, sapendolo non hanno fatto nulla per evitarlo, e perché? È solo incapacità o c’è una intenzionalità?».

“Sono colpevole di aver partecipato pacificamente al corteo del 31 gennaio”

Ai suoi detrattori chivassesi dice: «Ma vorrei arrivare al nostro piccolo Comune, dove le dinamiche della destra ripetono il mantra sentito nelle platee più alte. Sono colpevole di aver partecipato pacificamente al corteo del 31 gennaio, così come lo sono per aver partecipato al corteo del 20 dicembre. Sono colpevole di manifestare con chi per 30 anni ha costruito una rete di relazioni con le famiglie di un quartiere. Sono colpevole per aver partecipato ad altri cortei dove ci sono stati scontri. A Genova il 21 luglio del 2001 ero lì, sotto lo striscione dell’Anpi di Chivasso, con il mio Presidente Eugenio Banfo, noto black block chivassese. Anche lì la macchina del fango contro le centinaia di migliaia di persone pacifiche intervenute fu colossale. Ma allora il governo Berlusconi fece anche di più. Volle dare una lezione suprema al movimento che chiedeva “un altro mondo possibile” (vedi le violenze di Bolzaneto). Sono colpevole di manifestare contro la normalizzazione del male, della disumanizzazione del diverso, della incriminazione di chi tenta percorsi alternativi in questa società dei molti poveri e dei pochi sempre più ricchi. Sono colpevole di perseguire un mondo più giusto e meno ipocrita, sono orgoglioso di fregiarmi del titolo di “antagonista”, di non assopirmi allo stato di fatto, perché crea grandi ingiustizie e chi invece lo sostiene sta nell’ipocrisia. Io preferisco una strada scomoda e dico quello che penso e cerco di fare di conseguenza nel mio piccolo. Il libero pensiero e la non violenza sono l’unica strada per alimentare una democrazia».