La polemica

Askatasuna, Dutto: “Messa in moto una campagna contro AVS”

Il segretario del circolo "Bagnaschi": "In piazza c’erano persone che esercitavano un diritto costituzionale: manifestare pacificamente"

Askatasuna, Dutto: “Messa in moto una campagna contro AVS”

Sul tema delle polemiche seguite agli scontri interviene anche Frediano Dutto, del Circolo Sinistra Italiana «Pinuccia Bagnaschi» di Chivasso.

Askatasuna, Dutto: “Messa in moto una campagna contro AVS”

«Anche a Chivasso – scrive – si è messa in moto la campagna contro AVS ed in particolare contro l’Assessore Fabrizio Debernardi, che, a detta dei consiglieri della destra, sarebbe complice degli incidenti verificatesi a margine della grande manifestazione di sabato scorso a Torino.
A quella manifestazione c’erano almeno cinquantamila fra giovani e meno giovani, ragazzi e ragazze, ed anche tante famiglie. La destra cittadina, seguendo le orme del ministro Piantedosi, vuole forse insinuare che fossero tutti complici? Secondo noi si tratta soltanto di becere semplificazioni propagandistiche ripetute a pappagallo. Il trucchetto di fare di tutta l’erba un fascio è più che datato ma loro ci provano comunque, arrivando addirittura ad utilizzare gli incidenti di Torino a scopi elettoralistici in occasione del prossimo Referendum sulla magistratura.
Per chi anche a Chivasso fa finta di non capire, ricordiamo che non è possibile cancellare il valore di una grande manifestazione con decine di migliaia di persone, tentando l’ operazione di assimilare tutti i partecipanti a poche frange violente e criminali…
Farlo è una mistificazione intollerabile.
E chi fa questa comparazione lo fa in modo strumentale, perché la nostra forza politica non ha mai utilizzato pratiche violente e fin da subito ha condannato l’ aggressione del poliziotto.
In piazza c’erano persone che esercitavano un diritto costituzionale: manifestare pacificamente. Quel diritto non è una concessione del potere di turno, è un pilastro della democrazia.
E se si usa strumentalmente la violenza disgustosa di pochi per delegittimare, criminalizzare e reprimere il dissenso pacifico di molti, allora il problema non è l’ordine pubblico, è la tenuta democratica del Paese.
Perché quando si colpisce il diritto a manifestare, non si colpiscono “gli altri”, si colpiscono tutte e tutti.
Noi stiamo da una parte chiara: contro ogni violenza, per la legalità costituzionale, per la libertà di esprimere dissenso pacificamente e senza paura.
Ridurre tutto a slogan securitari e invocare repressione indiscriminata non rende più sicura la società, la rende solo più fragile, più ingiusta e meno democratica.
Difendere il diritto a manifestare pacificamente oggi significa difendere la democrazia di domani.
E su questo, noi, non arretreremo di un passo».