«Mi sembra che l’Amministrazione stia procedendo a questa vendita con una leggerezza preoccupante, senza mettere davvero in primo piano la convenienza per i cittadini».
Inizia così l’intervento di Claudia Buo, di LiberaMente, su di un tema all’ordine del giorno nel Consiglio Comunale di martedì 24 novembre.
Castelrosso, polemica sulla vendita di un terreno comunale
Oggetto, un terreno di Castelrosso (nei pressi della sede dell’associazione «Nel Mondo di Alice») che ospita un grosso ripetitore, e che frutta al Comune 11 mila euro di affitto all’anno. Il problema è che terreno sarà messo in vendita a 110 mila euro (con contratto di locazione non in scadenza).
“Parliamo di un’area – spiega Buo – che oggi garantisce una resa economica molto elevata: il fatto stesso che sia proprio l’attuale conduttore – cioè chi paga il canone – ad aver chiesto di acquistare il terreno è un segnale chiarissimo che per lui l’operazione è estremamente conveniente. Questa Amministrazione si mostra molto sollecita nell’assecondare tale richiesta, ma non appare in grado di dimostrare con chiarezza che la vendita sia altrettanto vantaggiosa per la collettività.
Come già accaduto per altre deliberazioni proprio qui a Chivasso, quando l’Amministrazione confonde la convenienza politica del momento con l’interesse pubblico. Anche in questo caso c’è, a mio avviso, un fondato rischio che l’avventatezza con cui si sta procedendo finisca per causare danni all’ente.
Con questa scelta non si rinuncia solo a una rendita stabile, ma anche a un presidio pubblico sul territorio: si perde la proprietà di un’area classificata a servizi pubblici nel PRG vigente, a SV22 (parco/gioco/sport) nella variante, e individuata come area di attesa di protezione civile, su cui insiste un’infrastruttura sensibile come un ripetitore di telefonia. È esattamente il tipo di bene su cui un Comune dovrebbe mantenere la massima capacità di indirizzo e controllo, per governare nel tempo localizzazione, condizioni d’uso e compatibilità con la tutela della salute e dell’ambiente. Privatizzarlo oggi significa ridurre gli strumenti a disposizione dell’ente e legarsi le mani per il futuro”.
Problema di bilancio e di coerenza politica
“C’è poi – prosegue Buo – un tema di struttura del bilancio: trasformare una rendita continuativa iscritta al Titolo I, dove oggi serve a sostenere i servizi quotidiani ai cittadini, in un’entrata una tantum in conto capitale non giova certo all’ente. Di fatto si indebolisce la capacità strutturale di coprire e migliorare i servizi, per alimentare un capitolo di investimenti.
Infine, c’è un evidente problema di coerenza politica. Su quell’appezzamento, anni fa, la realizzazione del ripetitore aveva suscitato più di una perplessità da parte di ambientalisti locali, che avevano dato battaglia sul tema; se ne trova ancora traccia, ad esempio, sul sito del Centro di documentazione “Paolo Otelli”. Alla luce di quelle preoccupazioni ci si sarebbe potuti aspettare, quantomeno, una revisione critica del sito, se non una revoca unilaterale: insomma, ci si sarebbe aspettati che almeno l’assessore Fabrizio Debernardi facesse “qualcosa di sinistra”. Invece nulla: si propone una scelta che non mette in discussione l’impianto, ma ne consolida la presenza attraverso la monetizzazione del suolo. Vero il detto che si nasce incendiari e si muore pompieri, ma mi sarei aspettata un po’ meno spregiudicatezza”.
Dubbi anche da parte del consigliere Matteo Doria, di Amo Chivasso e le sue frazioni, che ribadisce come il provvedimento non faccia certo gli interessi (anche economici) della collettività.