Il caso

«Chiedo aiuto, sono disperata: senza luce in casa e con l’incubo dello sfratto»

Il racconto di una 50enne che domanda un tetto per lei e sua figlia: si è anche rivolta ai servizi sociali

«Chiedo aiuto, sono disperata: senza luce in casa e con l’incubo dello sfratto»

Un grido d’aiuto straziante, che nasce dalla paura concreta di finire in mezzo alla strada da un momento all’altro. È quello di G.D., una donna di cinquant’anni residente a Brandizzo, che oggi si trova a vivere un vero e proprio incubo fatto di povertà, problemi di salute e porte chiuse in faccia.

«Chiedo aiuto, sono disperata: senza luce in casa e con l’incubo dello sfratto»

«Chiedo aiuto, ma ad oggi non ho avuto alcuna risposta: sono disperata». Inizia così il racconto di una madre che, tre anni fa, si è trovata improvvisamente senza lavoro e in piena emergenza abitativa. Una situazione disperata a cui le istituzioni, secondo il suo racconto, avrebbero risposto con una soluzione per lei inaccettabile.

«Mi sono rivolta al Comune e ai Servizi Sociali — spiega G.D. — e mi hanno proposto di condividere un appartamento con un’altra donna. Ma a una condizione: dovevo abbandonare mia figlia, il mio cane e il mio gatto. Così ho rinunciato».

Non potendo accettare di separarsi dalla sua famiglia, la cinquantenne ha cercato di cavarsela da sola. Ha trovato un appartamento in affitto a sue spese, sostenuta inizialmente da un contributo una tantum di 500 euro da parte del Comune. Da quel momento è iniziata una battaglia quotidiana per la sopravvivenza, tra suoi lavoretti saltuari e un impiego a tempo indeterminato, purtroppo caratterizzato da pochissime ore al mese per sua figlia.

Oggi le sue sole forze non bastano

Oggi, però, le forze e le risorse non bastano più. La donna e la figlia si trovano in una situazione di grave morosità. «In casa siamo senza luce», confessa con dignità e dolore. La minaccia di perdere un tetto sopra la testa è ormai imminente: G.D. vuole liberare l’immobile il prima possibile per evitare che la situazione gravi sulle persone che le avevano fatto da garanti. Nei giorni scorsi era prevista l’udienza in tribunale per gli affitti non pagati, ma la donna non ha potuto presentarsi perché era ricoverata in ospedale. Oltre alla crisi economica, si sono aggiunti gravi problemi di salute che hanno costretto la cinquantenne a passare le ultime due settimane in corsia.

E quando è tornata a bussare alle porte del Comune. «Mi dicono che il fatto di aver rinunciato tre anni fa alla soluzione coabitativa oggi risulta penalizzante per me. Ma cosa dovevo fare, rinunciare a mia figlia e ai miei animali? Me la sono cavata da sola fino a quando ho potuto, ma adesso non ce la faccio più.

Mi dicono che devo trovare un lavoro, ma non è affatto semplice. Chiedo solo aiuto, non so proprio più come fare. Il proprietario di casa mi aveva anche proposto di chiudere il pagamento con una cifra forfettaria, ma purtroppo non sono riuscita a far fronte a questa situazione. Se potessi trovare anche un piccolo appartamento, con lo stipendio di mia figlia e il mio assegno d’inclusione potrei sopportare un canone d’affitto basso».

La risposta del sindaco

«Siamo a conoscenza delle problematiche della signora – risponde la sindaca Monica Durante dopo essere stata contattata – il cui nucleo familiare è in carico ai servizi sociali e al Comune ormai da anni. La signora è sempre stata aiutata, anche economicamente, nelle forme e con le modalità previste dalla normativa vigente, per cui da parte nostra abbiamo fatto tutto quanto possibile per venirle incontro. Anche i Servizi Sociali sono attivi ma sulle soluzioni proposte al nucleo per fronteggiare lo stato di difficoltà riteniamo di non poter diffondere informazioni nel rispetto della normativa sulla privacy».