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Chiusura dormitorio, Riva Cambrino attacca il Centro Sinistra

La struttura cesserà la propria attività il 31 dicembre

Chiusura dormitorio, Riva Cambrino attacca il Centro Sinistra

Il socialista chivassese Marco Riva Cambrino interviene sulla scelta dell’Amministrazione comunale del sindaco Claudio Castello di chiudere il dormitorio comunale.

Chiusura dormitorio

Nella mattinata del 31 dicembre, alle 7.30 per essere precisi, il Dormitorio Comunale di via Nino Costa chiuderà per sempre le sue porte, lasciando letteralmente in mezzo a una strada chi non aveva altro tetto sopra la testa.

Il duro attacco di Riva Cambrino

A prendere la parola, a pochi giorni dalla chiusura, è il socialista chivassese Marco Riva Cambrino che spiega:

C’è stato un tempo in cui il centro-sinistra non era semplicemente una collocazione elettorale, ma un orizzonte valoriale: giustizia sociale, universalismo dei diritti, centralità del pubblico, emancipazione delle persone più fragili. Oggi, troppo spesso, ne resta solo il guscio. Un contenitore svuotato, riempito progressivamente da un’egemonia culturale liberista che ha normalizzato l’idea che il sociale sia un costo, non un investimento; un problema da gestire, non una responsabilità collettiva da assumere.

La chiusura del dormitorio pubblico a Chivasso è un esempio emblematico di questa deriva.

Non si tratta di una scelta tecnica, né di un inevitabile atto amministrativo imposto dalla scarsità di risorse. È una decisione politica. E, come tutte le decisioni politiche, racconta una visione del mondo. In questo caso, una visione che accetta implicitamente che alcune persone possano essere lasciate senza risposte strutturali, affidate alla contingenza, alla carità, all’emergenza permanente.

Il lessico utilizzato è sempre lo stesso: “soluzioni alternative”, “valutazioni caso per caso”, “interventi personalizzati”. Parole che suonano rassicuranti, ma che spesso nascondono l’assenza di una strategia. Perché senza servizi pubblici stabili, senza luoghi, senza continuità, non esiste presa in carico: esiste solo gestione del disagio, quando diventa visibile e fastidioso.

Qui si manifesta pienamente l’egemonia liberista: l’idea che il pubblico debba arretrare, che il welfare debba essere residuale, che l’intervento sociale debba limitarsi a tamponare, non a trasformare. Un’egemonia che non si impone più con la forza, ma con il senso comune. Anche – e soprattutto – dentro amministrazioni che si definiscono di centro-sinistra.

Il paradosso è evidente: si rivendicano valori di inclusione e solidarietà, ma si smantellano gli strumenti concreti che rendono quei valori praticabili. Si parla di dignità, ma si eliminano i luoghi che la rendono possibile. Si invoca la complessità, ma si rinuncia alla progettualità.

La gestione delle Politiche Sociali a Chivasso non è un’anomalia: è il riflesso locale di una crisi più ampia. Una crisi politica e culturale, prima ancora che amministrativa. Quando il centro-sinistra smette di interrogarsi sui rapporti di potere, sulle disuguaglianze strutturali, sul ruolo del pubblico, finisce per amministrare l’esistente, interiorizzando i vincoli e facendoli passare per realismo.

Ma il realismo, senza valori, diventa cinismo istituzionale.

Ricostruire una sinistra degna di questo nome significa ripartire da qui: dal rifiuto dell’idea che alcune vite siano sacrificabili, dal coraggio di investire nel welfare come infrastruttura democratica, dalla consapevolezza che le politiche sociali non sono un capitolo marginale di bilancio, ma il termometro di una comunità.

Il dormitorio pubblico non era solo un servizio. Era un segno politico. La sua chiusura lo è altrettanto. Sta a noi decidere se accettare questa normalizzazione o rimettere in discussione il paradigma che l’ha resa possibile.