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Chivasso, Liceo Newton: vanno in pensione due prof storici

Pier Carlo Careggio e Fulvia Velludo salutano la scuola e tracciano un bilancio su come sono cambiati i ragazzi

Chivasso, Liceo Newton: vanno in pensione due prof storici

Con la fine dell’anno scolastico è suonata anche l’ultima campanella per due figure storiche del liceo Isaac Newton di Chivasso che hanno raggiunto il «traguardo» della pensione: Pier Carlo Careggio e Fulvia Velludo.

Il professor Careggio e il cambiamento motorio dei giovani

Il primo è stato professore di Scienze motorie e figura di riferimento per generazioni di studenti. Una vita professionale spesa interamente per e con i giovani: sette anni al liceo «Newton» di Chivasso, undici all’istituto «Martinetti» di Caluso, due al «Beccari» di Torino e, andando a ritroso, dodici anni vissuti come docente di sostegno alle scuole medie «Blatta», senza contare la lunga gavetta iniziale tra le numerose supplenze del precariato. E ora con la meritata pensione arriva anche il momento per tracciare un bilancio lucido, reale, su come il mondo dei ragazzi sia radicalmente mutato negli ultimi trenta, anzi, sono quasi quaranta gli anni in cui è stato in cattedra, sia dal punto di vista fisico che emotivo.

Il primo mutamento evidente riguarda la corporeità e il movimento. «In questi anni ho visto cambiare profondamente i ragazzi», spiega il professore. «Dal punto di vista delle esperienze motorie c’è una forte carenza, acuitasi soprattutto negli ultimi tempi. Trent’anni fa i giovani vivevano all’aperto, si formavano giocando nei cortili, negli oratori, nei prati. Oggi non è più così». Lo sport è diventato un’attività compartimentata: «Oggi chi si muove lo fa quasi solo a livello societario o agonistico, ad alto livello. La stragrande maggioranza, invece, fa pochissimo movimento. Ma il problema principale è che mancano quelle esperienze spontanee, quotidiane, che dovrebbero formare un individuo fin da bambino. A 5, 6 o 8 anni i bambini ormai non escono più».

L’impatto dei social network e il messaggio agli studenti

Guardando a ritroso nel tempo, il professor Careggio osserva naturalmente come siano cambiati i contesti in cui crescono le nuove generazioni rispetto a trenta o quarant’anni fa e come parallelamente lo stile di vita più domestico condizioni la loro crescita. «I dispositivi, i telefoni e i social network hanno spinto i ragazzi dentro una sorta di vita parallela. C’è la vita reale e poi c’è una vita finta, quella che viene proiettata e vissuta sui social. Questo fa sì che la vita vera sia ormai fatta di pochissime esperienze reali e di pochissimi contatti veri, in carne e ossa, tra di loro. Questo, a mio parere, è un aspetto estremamente negativo con cui la società e la scuola devono fare i conti».

Nonostante le preoccupazioni per le sfide che attendono le nuove generazioni, il momento del congedo è dominato dalla gratitudine. Il professor Careggio ha voluto dedicare un pensiero speciale a tutti gli alunni incontrati lungo il suo cammino: «Ringrazio di cuore tutti i ragazzi che hanno capito lo spirito con il quale ho affrontato questo lavoro in tutti questi anni. A loro ho sempre ripetuto un insegnamento semplice ma fondamentale: “Se ogni mattina ti alzi e affronti la giornata di lavoro con voglia e serenità, significa che hai scelto la strada giusta”». «E per me – conclude il professore – è stato esattamente così».

La professoressa Velludo: trent’anni di Storia e Filosofia

Se non è un record, quello della professoressa Velludo, poco ci manca. Perché «insegno Filosofia e Storia da oltre trent’anni, per la precisione dal 1994», racconta andando a ritroso nel tempo. «In tutti questi anni ho sempre lavorato con le classi del triennio, dalla terza alla quinta superiore, avendo così il privilegio di accompagnare i ragazzi nel pieno della loro crescita personale e culturale. Nel corso della mia carriera ho assistito a un profondo cambiamento degli studenti. La grande svolta è stata senza dubbio il Covid, dopo il quale abbiamo registrato un mutamento sensibile, anche se i primi segnali di una maggiore fragilità e di un certo disorientamento verso il futuro si avvertivano già da prima».

Le incertezze dei ragazzi e i progetti per il futuro

Rispetto agli inizi della carriera, in cui tra i ragazzi prevaleva la sicurezza, la docente nota come oggi ci sia molta incertezza nelle scelte e sul percorso universitario da intraprendere. A parte una piccola percentuale di studenti molto indirizzati, che ha già ben delineato il proprio futuro soprattutto nel campo scientifico, la maggior parte vive una situazione di forte indecisione. In questo contesto, il Liceo Newton ha sempre garantito una preparazione buona e solida, frutto del lavoro svolto da una classe docente di alta professionalità e grande umanità.

E ora, lo sguardo si volge al domani. «Il futuro… Spero di poter dedicare del tempo alla lettura e ai viaggi. Soprattutto, desidero dedicarmi alla mia famiglia: vorrei raggiungere i miei figli che vivono lontani e stare vicina alla mia mamma, che ha 88 anni, per restituirle un po’ di questo tempo prezioso».