Sindacati in guerra

Corcym Saluggia, esternalizzazione in India: scatta lo sciopero

L'azienda vuole delocalizzare le lavorazioni

Corcym Saluggia, esternalizzazione in India: scatta lo sciopero

I lavoratori dell’azienda Corcym di Saluggia sono pronti a dare battaglia di fronte a una decisione che rischia di incrinare irrimediabilmente il futuro dello stabilimento del polo Sorin saluggese.

La decisione dell’azienda e lo sciopero immediato

Durante l’assemblea svoltasi giovedì 16 luglio, le Organizzazioni Sindacali, la Rappresentanza sindacale unitaria e il personale hanno affrontato i contenuti presentati dall’amministratore delegato nell’incontro del 9 luglio scorso. In quella sede, la direzione ha mostrato una serie di slide che certificano la firma di contratti con ditte esterne per esternalizzare lavorazioni svolte storicamente all’interno del sito vercellese.

«Giovedì 16 luglio si è svolta l’assemblea nell’azienda Corcym di Saluggia nella quale le Organizzazioni Sindacali, la Rappresentanza sindacale unitaria, i lavoratori e le lavoratrici dell’azienda hanno discusso delle notizie presentate dall’amministratore delegato nella Town Hall del 9 luglio. In quella occasione l’azienda ha presentato alcune slide in cui dichiarava di aver firmato una serie di contratti con ditte esterne che permetteranno un’esternalizzazione delle lavorazioni svolte storicamente nel sito di Saluggia. Tale decisione è stata giudicata dall’intera assemblea inaccettabile e incomprensibile rispetto al momento che sta affrontando l’azienda, tutto ciò è scaturito nella decisione di fare un’ora di sciopero con presidio al termine dell’assemblea stessa». Con questo comunicato, nel pomeriggio di giovedì  le Rsu e le Organizzazioni Sindacali annunciavano l’avvio di una nuova battaglia.

Lo scontro tra sindacati e vertici aziendali

Sempre nella stessa nota le rsu della Cgil Maurizio Angelone, della Cisl Caterina Viscuso e della Uil Luciano Scalera spiegano: «Il comportamento nei confronti della RSU rimane inappropriato con diversi episodi irrispettosi e poco trasparenti: tale atteggiamento da parte dell’azienda conferma la chiusura del dialogo nei confronti della delegazione, non convocandola durante lo svolgimento del presidio».

Il rischio esternalizzazione in India per 80 lavoratrici

Un presidio che ha visto molti lavoratori partecipare, così come è stata altissima l’adesione allo sciopero all’indomani, con gran parte del personale che ha deciso di incrociare le braccia. La preoccupazione è enorme, come conferma chiaramente Maurizio Angelone della Cgil nell’illustrare la gravità della misura e l’impatto sulla forza lavoro: «La misura riguarda la lavorazione delle cuciture degli anelli che, giunta a questa fase e se l’operazione di Corcym non verrà bloccata, sarà trasferita in India per il completamento. Questa scelta impatta su circa 80 dipendenti, tutte donne e non più giovanissime. L’azienda ha dichiarato che verranno ricollocate ma, considerando gli attuali volumi di produzione, l’organico complessivo e le mansioni disponibili, stimiamo che soltanto un terzo di loro potrà essere realmente riassorbito, tenendo conto anche delle singole competenze. Le motivazioni fornite dalla direzione sono legate all’obsolescenza dei macchinari e agli eccessivi costi di sostituzione, ma a nostro avviso si tratta di una partita a scacchi condotta senza un confronto. L’azienda scarica la colpa su di noi accusandoci di non voler interloquire, mentre la realtà è esattamente l’opposto. Oggi in Corcym lavorano circa 500 persone, quindi questo provvedimento colpisce quasi un quinto della forza lavoro totale. È un fatto gravissimo e noi lotteremo con ogni mezzo affinché questa produzione non abbandoni l’Italia, né lasci in alcun modo Saluggia».