L'analisi

Corgnati: “L’Italia non può più fare a meno del nucleare”

Il rettore del Politecnico di Torino parla di una sempre più crescente necessità di energia e di sicurezza nazionale

Corgnati: “L’Italia non può più fare a meno del nucleare”

Il ritorno al nucleare rappresenta oggi per l’Italia una necessità strategica non più rimandabile, legata indissolubilmente al concetto di sicurezza nazionale e autonomia competitiva.
Questo, in estrema sintesi, il pensiero di Stefano Corgnati, rettore del Politecnico di Torino, espresso a margine di una serata organizzata dal Rotary e dal Lions Club di Chivasso.

Corgnati: “L’Italia non può più fare a meno del nucleare”

Secondo Corgnati, in risposta a una domanda del pubblico, è fondamentale superare il dibattito riduttivo incentrato unicamente sulle tariffe energetiche, che rappresenta solo il sintomo di una mancanza di una politica energetica di lungo periodo. La disponibilità di energia non può più essere considerata un dato scontato, specialmente per un Paese che non dispone di risorse fossili sufficienti e che si trova ad affrontare una domanda energetica destinata a crescere del 40% nei prossimi vent’anni, spinta dall’inarrestabile espansione dell’economia digitale.
In un portafoglio energetico razionale, il nucleare svolge il ruolo di una «obbligazione» finanziaria: una volta avviato, garantisce una produzione stabile e continua per decenni, bilanciando la natura instabile e discontinua delle fonti rinnovabili. Sebbene le rinnovabili siano fondamentali, esse presentano limiti strutturali legati alla necessità di grandi spazi fisici e a un impatto ambientale che spesso incontra resistenze sociali, come nel caso delle pale eoliche. La diversificazione del mix energetico è dunque l’unica via per gestire una variabile di costo così incidente sulla politica industriale, che oggi l’Italia subisce passivamente senza poterla controllare.

Superare le barriere ideologiche

Il superamento delle barriere ideologiche è un passaggio cruciale che, secondo Corgnati, le nuove generazioni hanno già compiuto, mostrando una maggiore serenità nell’affrontare il tema rispetto al passato. Un approccio scientifico e serio alla questione deve includere la gestione interna dei rifiuti radioattivi come segno di maturità istituzionale, evitando di delegare la responsabilità ad altri Paesi. Le tecnologie attuali, caratterizzate da reattori più piccoli e facilmente controllabili, offrono standard di sicurezza elevatissimi che permettono di affrontare il problema in modo pragmatico e non pregiudiziale.

Piemonte, regione guida

In questo scenario, il Piemonte si candida naturalmente come regione guida per la nuova stagione nucleare italiana. Grazie alla sua stabilità sismica, alla presenza di infrastrutture di trasporto già operative e a una storica vocazione all’innovazione, il territorio piemontese possiede tutte le caratteristiche per ospitare nuovi sistemi di produzione. La vicinanza geografica a centrali nucleari francesi, situate a soli 50 chilometri dai confini nazionali, rende l’opposizione al nucleare in Italia una contraddizione logica che non elimina i rischi ma priva il Paese dei benefici economici e dell’energia a basso costo necessaria per cittadini e imprese.

In conclusione, la transizione energetica non può essere gestita con la stessa velocità di quella digitale, poiché richiede infrastrutture fisiche e una pianificazione che vada oltre i cicli governativi. È necessario un grande «patto di sistema» che guardi al 2070 per garantire alle future generazioni non solo l’energia elettrica, ma la stessa sopravvivenza del sistema democratico e industriale.
Secondo Corgnati, negare l’apporto del nucleare significa quindi rinunciare a una soluzione tecnica concreta in nome di un’illusoria autosufficienza che le sole rinnovabili non possono assicurare nel breve e medio periodo.