Mettendo da parte le discussioni infinite sul «dormitorio», ripartiamo dall’inizio della storia dal punto di vista dell’assessore al Welfare, Cristina Varetto. Anche perché recentemente è stato chiesto di utilizzare l’avanzo di amministrazione proprio per finanziare la struttura.
La nascita del servizio e i primi limiti
Ricordiamo che il dormitorio è nato nel 2014 sotto l’amministrazione Ciuffreda, all’interno dei locali del CISS. Al momento della proposta, l’Assemblea dei Sindaci si dimostrò contraria: nessun Comune era d’accordo, sostenevano di non avere tale criticità. Nonostante ciò Chivasso decise di procedere autonomamente aprendo 12 posti letto. La gestione fu affidata alla Cooperativa Frassati. Il regolamento originario prevedeva l’ingresso alle 19 e l’uscita alle 07 del mattino successivo. I posti erano inizialmente riservati all’inserimento di persone senza fissa dimora residenti a Chivasso; tuttavia, l’accesso è stato poi esteso anche a soggetti provenienti da altri Comuni limitrofi. Ciononostante, i 12 posti letto non sono mai stati occupati per intero.
L’analisi dei costi e le criticità del “servizio a metà”
L’assessore Varetto spiega che dal 2024 il dormitorio è stato costantemente monitorato, evidenziando una forte criticità legata al rapporto tra il servizio offerto e i costi sostenuti. L’accesso alla struttura per l’anno di riferimento ha registrato la presenza di 22 persone, e non tutte residenti a Chivasso. Come detto il regolamento allora in vigore prevedeva una permanenza di 30 giorni non prorogabili per i non residenti, mentre per i cittadini chivassesi il periodo diventava permanente fino alla sospensione del servizio.
Entra nel merito: «Il costo complessivo sostenuto dal Comune è stato di 71.393,94 euro. Di questa somma, 59.545,46 euro si riferiscono alle fatture emesse dalla cooperativa Frassati dal primo dicembre 2023 al 31 dicembre 2024, a cui si aggiungono 11.848,48 euro per le spese delle utenze da elargire al CISS, ottenute da una formula matematica sommando l’energia elettrica, la fornitura del gas e il servizio SMAT. La valutazione fatta dall’amministrazione comunale si è legata non tanto all’entità della spesa in sé, ma principalmente al fatto che si trattasse di un servizio a metà. Dalle sette del mattino, infatti, gli utenti non avevano un luogo di accoglienza se non la mensa sociale, la quale però il sabato, la domenica e i giorni festivi non presta il servizio di distribuzione dei pasti ma provvede a distribuire il giorno antecedente un pasto da consumare freddo».
Il nodo dell’ex scuola Marsan e il superamento del vecchio modello
Il ragionamento dell’assessorato si basa sulla prospettiva di dare un’accoglienza continua, attiva 24 ore su 24, e di permettere agli utenti chivassesi di intraprendere un vero percorso di reinserimento nel tessuto sociale. A ddimostrazione dell’insuccesso del vecchio modello, l’assessore rileva come alcuni utenti fossero permanentemente nella struttura addirittura dal 2021.
Di fronte alle domande sul perché non si sia cercato un approccio con le realtà dedite al sociale presenti sul territorio, l’assessore risponde chiaramente che il dialogo c’è stato, ma i presupposti sono venuti meno immediatamente dopo la proposta di utilizzare la ex scuola Marsan. In quell’edificio erano già stati individuati gli spazi con l’ufficio tecnico, a fronte anche di controlli anticipati sul rischio amianto. Una relazione tecnica di un professionista aveva infatti evidenziato la non pericolosità dell’edificio e l’assenza di rischi legati alla presenza di amianto.
Gestione dell’emergenza e dati del 2025
Prosegue Varetto: «L’intenzione dell’amministrazione è sempre stata indirizzata verso un’accoglienza diversa. Ma non si è arrivati a una co-progettazione con gli altri comuni. La scadenza naturale dei locali Ciss era giugno 2025 abbiamo chiesto una proroga per sei mesi, sapendo che non avrebbe proseguito oltre per necessidade dei locali per una progettualità già definita. E qui nasce l’emergenza freddo, i posti occupati attualmente sono due su un totale di cinque, per accedere è necessaria una relazione da parte del CISS e la residenza nel nostro Comune. Gli utenti, d’altronde, erano già educati all’autonomia, dato che nel contratto con la cooperativa non erano previste le pulizie dei locali, il lavaggio della biancheria personale, del letto e del bagno. Per l’anno 2025 le persone accolte sono state in totale 29, mentre i costi non sono ancora definitivi».
Il raggio d’azione del Welfare comunale si estende inevitabilmente anche al tema più ampio dell’emergenza abitativa. Su questo fronte l’assessore preferisce non sbilanciarsi con dati non definitivi, ma annuncia un importante passo istituzionale, spiegando che insieme al Sindaco è stato fissato un incontro con ATC per cercare di ottenere in autorecupero una parte degli immobili attualmente sfitti, che in totale sono 39. Questo percorso dipenderà anche dalla parte economica che dovrà essere disponibile per gli eventuali lavori necessari a renderli abitabili.
Parallelamente si muovono i progetti di “Housing First”. Al momento sono al vaglio almeno due proposte provenienti da associazioni no profit, che dovranno essere valutate con l’amministrazione in quanto entrambe prevedono, da parte dei proponenti, la messa a disposizione di un immobile e i relativi fondi reperibili dalle varie fondazioni dedite al sociale. Se le condizioni saranno favorevoli, il Comune provvederà a predisporre un bando di interesse rivolto a tutte le associazioni del terzo settore operanti sul territorio. Infine, una novità importante riguarda le politiche d’affitto.
La svolta con il fondo ASLO e i canoni calmierati
Conclude: «Dopo che per anni il fondo ASLO (Agenzia Sociale per la Locazione) da 80 mila euro è rimasto in sospeso per mancanza di figure preposte al servizio, grazie al lavoro dell’Ufficio Politiche Sociali si è impressa una svolta. Recentemente si è tenuto un incontro con un’agenzia sociale per la locazione. Questa sinergia permetterà al Comune di Chivasso di disporre di un’agenzia che consentirà di avviare interlocuzioni dirette tra il sindacato dei proprietari e il sindacato degli inquilini. L’obiettivo sarà quello di calmierare gli affitti e di provvedere a garantire il pagamento del canone al proprietario attingendo dal fondo ASLO».