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E' boom di tamponi nelle farmacie di Chivasso

Lavorano senza sosta per garantire il Green Pass.

E' boom di tamponi nelle farmacie di Chivasso
Attualità Chivasso, 23 Ottobre 2021 ore 00:58

I primi si presentano di fronte alle porte delle farmacie del territorio già a partire dalle prime ore del mattino. La richiesta è sempre la stessa: un test rapido per potersi recare sul posto di lavoro.

Boom di tamponi nelle farmacie

L’entrata in vigore dell’obbligo del possesso del Green Pass per accedere al posto di lavoro ha fatto registrare una sensibile «impennata» nelle richieste di test antigenici rapidi da parte della popolazione, lavorativa soprattutto. Persone che, per qualsivoglia motivo, non si sono ancora sottoposte alla somministrazione del vaccino e che magari non intendono farlo nel prossimo futuro.
Code no, sul nostro territorio, a differenza di quanto avvenuto anche nel corso dell’ultimo week end nel capoluogo torinese, non se ne sono registrate. La maggior parte delle farmacie che hanno accettato di effettuare i test antigenici operano «su prenotazione». «E’ difficile - spiegano gli operatori - che si possano registrare code, salvo nel caso di qualche tentativo di accesso diretto senza prenotazione che, senza stravolgere il senso delle prenotazioni, cerchiamo di accontentare».

La parola ai farmacisti

Di prima mattina si presentano in molti, soprattutto persone che richiedono il test per ottenere la certificazione che consenta loro di recarsi regolarmente sul posto di lavoro.
«Abbiamo iniziato con i tamponi venerdì - spiega Gianluigi Scala della farmacia «Fassola» - e lavoriamo solo su prenotazione. La pressione è altissima (ogni giorno riceviamo decine di telefonate), ma fuori prenotazione non facciamo tamponi, così come non apriamo prima o chiudiamo dopo. Diamo il nostro contributo anche continuando a vaccinare. Questa mattina (martedì) è andato in blocco il sistema per il rilascio del Green Pass, e le operazioni hanno subito un rallentamento di un’ora».
«Lavoriamo solo su prenotazione - spiega Francesco Amione, della farmacia «Amione» - ma la situazione è difficile da gestire. Apriamo alle 7.30 e chiudiamo alle 20, e ovviamente oltre ai tamponi abbiamo la normale attività della farmacia da mandare avanti. E mentre serviamo un cliente riceviamo 6 o 7 telefonate ogni due minuti, accontentare tutti è impossibile. E’ arrivata gente da Giaveno a fare il tampone...».

«Il carico è massacrante - spiega Filippo Semeria, della farmacia «Semeria» - anche lavorando su prenotazione. Adesso abbiamo messo orari per le prenotazioni (che portano via molto tempo) altrimenti saremmo stati fermi con la farmacia. Il telefono ormai suona solo per i tamponi...»
Ernesto Demarchis, della farmacia Croce: «Lavoriamo su prenotazione ma siamo davvero oberati dalle richieste di tamponi, non riusciamo a stare dietro a tutto. Anche perché mica si può assumere personale per una cosa che spero stia estemporanea. Fino a qualche mese se ne facevano pochissimi, mentre dal 15 ottobre, con l’obbligo del Green Pass per i lavoratori, è il caos.
Spero si arrivi o all’obbligo vaccinale o che si trovi una qualche soluzione perché così è difficile lavorare».
A microfoni spenti, alcuni farmacisti del Chivassese esprimono invece più di un dubbio sul «numero» dei non vaccinati: «C’è qualcosa che non torna: ogni giorno le farmacie piemontesi effettuano migliaia e migliaia di tamponi e la situazione non migliora».
L’aumento esponenziale della richiesta di tamponi rapidi e di test effettuati in farmacia, a prezzi calmierati, è un’onda che difficilmente si infrangerà nel corso di pochi giorni. Se la maggior parte dei cittadini residenti sul territorio, secondo le statistiche fornite dagli enti ufficiali, hanno già completato l’iter vaccinale o sono in attesa della somministrazione della seconda dose di vaccino, altrettanto non può valere per gli «indecisi». Tra questi, come evidente, ci sono quelle categorie di lavoratori - anche baristi, camerieri, operai e dipendenti di esercizi pubblici - che fino allo scorso venerdì non erano sottoposti ad alcun vincolo e che avevano quindi scelto di non sottoporsi neanche alla prima vaccinazione».