IL CASO

Esproprio Tav, Boraso: «Casa mia così sarà distrutta»

La battaglia contro Telt

Esproprio Tav, Boraso: «Casa mia così sarà distrutta»

Giovedì 14 maggio il mondo è crollato addosso alla famiglia Boraso che, di punto in bianco, si è vista recapitare a casa una raccomandata con la quale, senza mezzi termini, le veniva comunicato l’esproprio temporaneo di 500 metri quadrati della sua proprietà per l’allungamento del cavalcaferrovia.

Esproprio Tav

L’intervento è considerato un’opera necessaria per la prosecuzione dei lavori di realizzazione della Torino-Lione, legati a Telt. La sorpresa e l’amarezza della proprietaria emergono chiaramente dalle sue parole: «Nessuno mai mi aveva avvertito di questo esproprio temporaneo – comincia così Daniela Boraso – tant’è che appena letto il documento ho contattato il sindaco Massimo Rozzino che mi ha detto che non sapeva nulla nemmeno lui».

I danni alla proprietà e l’errore di valutazione

Il danno che verrà arrecato alla famiglia Boraso si preannuncia ingente e la proprietaria non nasconde la sua indignazione per come è stata gestita la vicenda. «In questi mesi ho avuto molta tolleranza nonostante i lavori che stanno effettuando ma capivo la necessità. Con questa raccomandata scopro un ulteriore intervento che andrà a distruggermi casa perché si approprieranno, per una miseria poi, di una parte del mio giardino dove ho le piante piantumate con mio papà e l’area dove tengo, in maniera legale, il mio cavallo».

Oltre alla perdita affettiva e funzionale dello spazio verde, Daniela Boraso sottolinea l’impatto sulle strutture esistenti, come la recinzione e altre opere, evidenziando inoltre una discrepanza nella valutazione del terreno: «Per di più loro considerano quel terreno come agricolo o irriguo ma non è così, quello è residenziale».

Un dialogo complesso

La questione sembra derivare da una svista progettuale che ora ricade direttamente sulla proprietà privata. «Io capisco, come ho ribadito anche all’ingegner Biglia di Telt, che loro non abbiano tenuto conto della mia abitazione ma non è un problema mio se oggi si accorgono che il treno non passa sotto al cavalcaferrovia e perciò devono modificarlo. Avrebbero dovuto pensarci quando hanno realizzato il progetto. Inoltre, gli ho anche sottolineato che la mia è un’abitazione storica che potrebbe avere anche danni seri alla struttura».

Nonostante queste osservazioni, la risposta dell’ente gestore è stata ferma, appellandosi all’importanza nazionale dell’infrastruttura: «Ma Telt non ne vuole sentire parlare, mi ha ribadito che è un’opera fondamentale e strategica. Si fanno forza dicendo che è un’opera voluta dal governo».

La decisione di ricorrere alle vie legali

Di fronte a questa chiusura, la famiglia ha deciso di agire per vie legali: «Io gli ho contestato la mancanza di responsabilità e ho già nominato un legale che tratterà con loro la questione. Io sono allibita e non accetto questa situazione».