Il clima tra le cascine e le risaie di Crescentino si è fatto improvvisamente teso e carico di amarezza. Il mondo agricolo locale non nasconde la propria profonda delusione nei confronti della maggioranza guidata dal sindaco Vittorio Ferrero, colpevole, secondo i produttori, di non aver nemmeno portato in discussione l’ordine del giorno sulla revisione dell’origine doganale dei prodotti alimentari. Il documento, presentato da Terre del Riso, è considerato dai lavoratori della terra uno strumento fondamentale per la sopravvivenza del settore, e vederlo ignorato dal proprio Comune ha innescato una polemica che promette di non spegnersi facilmente, soprattutto considerando l’importanza che l’agricoltura riveste per l’economia e l’identità della zona.
Ferrero ha deluso il mondo agricolo
Il rammarico dei coltivatori è alimentato da due fattori. Il primo perché nel corso dell’ultima seduta consiliare, tra i punti all’ordine del giorno, c’era l’adesione alla campagna «Italia ripensaci», vale a dire il sostegno al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari Tpnw, un tema si di interesse nazionale ma che forse è meno legato a Crescentino rispetto all’ordine del giorno in materia di revisione della disciplina sull’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari. Il secondo nasce da quanto invece accaduto a pochi chilometri di distanza. Mentre a Crescentino la pratica è rimasta ferma, nella vicina Livorno Ferraris lo stesso testo è stato discusso e approvato all’unanimità lo scorso 28 aprile, grazie all’iniziativa dell’assessore all’ambiente Matteo Bollo. Questo paradosso geografico rende ancora più difficile da digerire il silenzio della giunta Ferrero: i produttori si chiedono perché un atto di tutela così urgente, accolto con favore dai comuni limitrofi e da molti altri enti in tutta Italia, non abbia trovato spazio nell’agenda politica crescentinese.
La battaglia per la trasparenza e il vero Made in Italy
La battaglia in questione riguarda la trasparenza di ciò che finisce sulle tavole dei cittadini. La proposta punta a modificare il Codice Doganale dell’Unione Europea, chiedendo di rivedere quegli articoli che oggi permettono a un prodotto di essere marchiato come italiano anche se la materia prima arriva dall’estero, purché l’ultima lavorazione avvenga nei nostri confini. Gli agricoltori chiedono invece che l’origine sia legata esclusivamente al luogo in cui i prodotti vengono coltivati. Si tratta di una misura pensata per difendere il vero Made in Italy e per proteggere i consumatori da quello che viene percepito come un vero e proprio inganno commerciale, garantendo al contempo una concorrenza leale a chi produce riso e grano di qualità superiore.
Il mancato sostegno alla mobilitazione nazionale
L’iniziativa, che ha visto il sostegno convinto di Coldiretti in questa primavera 2026, puntava a impegnare il sindaco e la giunta a farsi portavoce di questa istanza presso il Governo e le istituzioni europee attraverso l’Anci. Restando immobile, la maggioranza di Crescentino ha scelto di non partecipare a una mobilitazione nazionale che sta vedendo decine di Consigli comunali e regionali schierarsi in difesa delle proprie eccellenze. Per il mondo agricolo locale, questo non è solo un intoppo burocratico, ma un segnale di distacco preoccupante da parte di chi dovrebbe rappresentare e proteggere il lavoro e il futuro del territorio.