Il tema del fine vita torna a scuotere il dibattito politico ed etico nel Consiglio regionale del Piemonte. Con il deposito e l’accoglimento delle firme della proposta di legge di iniziativa popolare «Liberi Subito» — sottoscritta da oltre 14 mila piemontesi —, l’assemblea regionale è stata investita nuovamente del percorso normativo legato all’assistenza al suicidio medicalmente assistito. Un passo formale che nasconde tuttavia storie umane di profonda sofferenza e complesse battaglie burocratiche.
Fine Vita, «Una legge per garantire dignità ai malati e certezze ai medici»
A fare il punto sulla delicatezza e sull’urgenza di questo passaggio istituzionale è la capogruppo del Partito Democratico in Regione Piemonte, Gianna Pentenero, che parte da una testimonianza toccante: «Martedì scorso, accogliendo le firme della proposta di legge ‘Liberi Subito’, il Consiglio regionale è tornato sul fine vita. In questo contesto, ho letto le parole del padre di Alan: in esse ho ritrovato il motivo profondo per cui la politica ha il dovere di affrontare questo tema con serietà, rispetto e senso di responsabilità».
La storia di Alan
La vicenda a cui la capogruppo dem fa riferimento riguarda il primo piemontese ad aver ottenuto l’accesso al suicidio medicalmente assistito lo scorso 6 febbraio a Cavagnolo, all’età di 49 anni. La sua storia impone alle istituzioni un confronto immediato che travalichi la retorica. Una patologia degenerativa lo aveva progressivamente privato dell’autonomia, costringendolo ad abbandonare la propria attività lavorativa e peggiorando fino a compromettere anche i gesti più basilari come camminare, parlare e deglutire. Accanto a lui, la famiglia ha condiviso un percorso doloroso. Pentenero sottolinea l’impatto di questo racconto e rileva come nelle parole del padre emerga il ritratto di una trafila burocratica estenuante, caratterizzata da oltre otto mesi di attese, richieste continue di documenti, perizie e verifiche sanitarie, mentre le condizioni del figlio si aggravavano irrimediabilmente. Una condizione di stallo che aveva persino spinto i familiari a pianificare un viaggio in Svizzera come ultima via d’uscita per interrompere le sofferenze, prima che arrivasse, ad appena una settimana dalla partenza, la chiamata decisiva della Asl To4 per completare la procedura in Italia. Per la consigliera regionale, testimonianze di questo tipo costituiscono un chiaro monito rivolto al legislatore. Quando il padre di Alan esprime la volontà di continuare a battersi a favore di altre persone nella medesima situazione, trasforma un dramma privato in un messaggio collettivo che interroga la responsabilità pubblica. Da qui l’importanza dell’avvio dell’iter per la proposta di legge promossa dall’Associazione Luca Coscioni, un testo strutturato conformemente ai punti prescritti dalla Corte Costituzionale e nei limiti delle competenze spettanti alle Regioni, orientato a garantire tempi certi e iter trasparenti.
Le altre iniziative
Gianna Pentenero ricorda altre iniziative presentate dai vari gruppi consiliari: «Questo dimostra che esiste la consapevolezza della necessità di affrontare un tema troppo a lungo rinviato. Il compito della politica oggi non è contrapporsi ideologicamente, ma assumersi la responsabilità di costruire regole chiare, tempi certi e percorsi definiti, nel rispetto della dignità delle persone e del lavoro degli operatori sanitari». Trattandosi di una materia che coinvolge la coscienza individuale, l’autodeterminazione e la tutela della salute, l’esponente dem evidenzia la necessità di un approccio equilibrato. «Come Partito Democratico vogliamo affrontare questo confronto con spirito costruttivo», precisa Pentenero, chiarendo che l’obiettivo prioritario risiede nell’approvazione di norme che offrano garanzie e rispetto sia ai malati e alle loro famiglie, sia ai medici e al personale del sistema sanitario pubblico piemontese. Chi soffre necessita di risposte adeguate in tempi ragionevoli, mentre il personale sanitario deve poter agire dentro un quadro legale solido e trasparente. In conclusione, la capogruppo auspica che il dibattito eviti slogan o contrapposizioni di parte per cercare la più ampia sintesi condivisa, dimostrando che «la qualità di una comunità si misura anche dalla capacità di accompagnare con rispetto chi vive le prove più difficili».
Piera Savio