Il personaggio

Gaia, la ballerina chivassese protagonista alle Olimpiadi Invernali

Fare la ballerina non è un passatempo. È un lavoro vero, fatto di rinunce, di fatica e di sogni portati avanti con ostinazione

Gaia, la ballerina chivassese protagonista alle Olimpiadi Invernali

Nell’immaginario collettivo, la danza è spesso relegata a un hobby o a un sogno da talent show. Tuttavia, la realtà per chi sceglie questa strada è fatta di rigore atletico, sacrifici economici e una determinazione ferrea. La storia di Gaia Marcaccioli, 24 anni, è l’esempio perfetto di come si costruisce una carriera nel mondo della danza contemporanea e classica, partendo dalla provincia fino ad arrivare ai palchi delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026.

Gaia, la ballerina chivassese protagonista alle Olimpiadi Invernali 2026

Fare la ballerina non è un passatempo. È un lavoro vero, fatto di rinunce, di fatica e di sogni portati avanti con ostinazione. Eppure, quante volte a chi intraprende questa strada vengono rivolte domande pungenti del tipo: “Ma ti pagano? È un lavoro serio? Non era meglio l’università?”.

Gaia Marcaccioli, 24 anni, chivassese, ci ha aperto il suo mondo. Non è una ragazza da talent show, non cerca riflettori facili: si è trasferita a Roma, ha scelto la strada più dura, quella che richiede coraggio e cuore.

“A 19 anni ho deciso che volevo ballare. Ho lasciato casa, amici e certezze. È stato un salto nel buio, ma lo rifarei mille volte: questa vita, con tutte le difficoltà, mi rende felice” racconta.
Da quando aveva 4 anni il suo corpo parla con la danza. Durante il periodo delle scuole medie è passata alla ginnastica artistica, facendo l’agonista per otto anni. Alla maggiore età il ritorno definitivo alla danza classica, frequentando il BTT di Loredana Furno.

Una storia fatta di giornate infinite

Giornate infinite: scuola a Chivasso, allenamenti a Torino, rientri tardi la sera. Era solo l’inizio. Con il diploma in tasca e un 100 alla maturità, la scelta: la RIDA di Andrea Palombi a Roma. “Era una città che avevo nel cuore fin da bambina. Volevo cambiare aria e Roma offriva più possibilità” spiega. Ha poi frequentato la DAF di Mauro Astolfi. Un totale di tre anni di sudore, sacrifici e anche lavori per mantenersi: insegnante per ripetizioni, baby-sitter, cameriera. Nel frattempo audizioni a raffica, curriculum, show reel spediti in Italia e all’estero.

Un mondo “non gentile”

Gaia ci spiega che mondo della danza “non è gentile”. “È instabile, incerto, competitivo. Spesso devi ricominciare da zero, ma non ho mai mollato. La cosa più importante è iniziare a lavorare davvero e non smettere mai di studiare, allenarsi e perfezionarsi”.

Si è costruita tutto da sola: i coreografi hanno iniziato a notarla, le chiamate ad arrivare. Ha calcato palchi importanti, ad esempio quello della Turandot al Teatro Petruzzelli di Bari con Daniele Cipriani; ha fatto parte del corpo di ballo dei Coldplay allo Stadio Olimpico, diretta da Mommo Sacchetta; è stata una delle protagoniste di “Tra palco e realtà” con Garrison Rochelle e Klaudia Pepa.

E’ stata presa come ballerina nel film “La Resurrezione” di Mel Gibson ed è appena scesa dal palco di San Siro, dove è stata nel corpo di ballo della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Milano – Cortina 2026. Emozioni irripetibili.

Oggi, oltre a ballare in prima persona, insegna danza acrobatica e moderna, unendo le sue due anime: quella da ginnasta e quella da ballerina.

“In Italia la danza non è considerata un lavoro”

Ma non mancano le ombre: “In Italia la danza, purtroppo, non è riconosciuta a tutti gli effetti come lavoro. Ancora mi chiedono se vado all’università o cosa farò da grande. Questo mi rattrista molto perché il mio è un lavoro come gli altri, anzi forse anche più duro, perché non puoi mai fermarti, devi essere sempre operativo e con la valigia in mano pronto a spostarti. Il sacrificio è tanto, lavoriamo se siamo infortunati, se stiamo male, non siamo molto tutelati. Il nostro fisico è il nostro strumento di lavoro e viene portato all’estremo, è sovente a rischio. Per non parlare poi dello stress psicologico, visto che sono molte le pressioni che incontriamo. Tante persone non immaginano neanche cosa c’è dietro un ballerino”.

Eppure, nonostante i momenti di sconforto, Gaia non ha mai smesso di crederci. “Se hai un piano B significa che non credi abbastanza nel piano A. Io il mio l’ho scelto e non lo cambio. Sul palco tutto sparisce: restano solo la gioia, la soddisfazione, il calore del pubblico, la consapevolezza che questa è la vita che ho scelto e per cui sono quotidianamente grata. Il mio, per me, è il lavoro più bello del mondo e voglio fare sempre di più, sempre meglio”.