Il ricordo

Giovanni Garione, una vita al servizio della comunità

Fu il fondatore dell’Asilo Virginio Berta e dell’Oratorio. Sotto la sua guida il calcio arrivò in Prima Categoria

Giovanni Garione, una vita al servizio della comunità

Casabianca piange la scomparsa di Giovanni Garione, un uomo che ha speso la sua intera esistenza al servizio della comunità, lasciando un segno indelebile nel tessuto sociale e sportivo del territorio. Se n’è andato a 85 anni, con la serenità di chi ha vissuto una vita piena, lasciando il ricordo di un papà speciale e di un cittadino esemplare che credeva profondamente nel valore della condivisione.

Giovanni Garione, una vita al servizio della comunità

Ha iniziato a lavorare a soli 14 anni come falegname, per poi diventare muratore e meccanico, fino a ricoprire il ruolo di caporeparto in manutenzione presso la Lancia di Chivasso. Per la famiglia era un vero punto di riferimento tecnologico e manuale, una sorta di MacGyver capace di aggiustare ogni cosa, un’abilità che ha mantenuto intatta fino a poche settimane fa.

Il legame tra Garione e Casabianca si è manifestato concretamente in opere che oggi sono pilastri della frazione. Insieme al cugino Luciano e a un gruppo di amici fidati, trasformò il sogno di una vecchia cascina abbandonata nella realtà dell’Oratorio Virginio Berta. Fu un’impresa collettiva, fatta di braccia e cuore, dove ogni festa o cena organizzata serviva a raccogliere fondi per migliorare quel luogo destinato ai giovani. Ma il suo nome resta indissolubilmente legato anche all’omonimo asilo, di cui fu presidente per moltissimi anni con una dedizione tale da commuoversi profondamente nel ricevere, pochi mesi fa, una pergamena di riconoscimento per il suo operato.

La passione per lo sport

Lo sport è stata l’altra sua grande passione, vissuta con lo spirito di chi vede nel calcio non solo una competizione, ma una missione educativa. Storico presidente della società calcistica di Casabianca, Garione non si limitava ai compiti istituzionali: era lui a tagliare l’erba, a tracciare le linee del campo e a prendersi cura degli spogliatoi che lui stesso aveva contribuito a costruire.

Sotto la sua guida, e con Roberto Atzeni come capitano, la squadra scalò le classifiche fino alla seconda categoria, raggiungendo persino la prima categoria dopo il suo passaggio alla Crescentinese. Il suo rapporto con i calciatori era fatto di affetto sincero e reciproco; per lui quei ragazzi erano come figli, e la squadra era diventata, a tutti gli effetti, la sua seconda casa.

La figlia Stefania, in una commovente lettera d’addio, lo ricorda come un uomo onesto, corretto e dotato di una sottile ironia, capace di insegnare l’importanza di pensare con la propria testa e di rispettare sempre il prossimo. Anche nei momenti di svago, come quando osservava le partite del suo amato Toro, manteneva quel piglio silenzioso e saggio, scuotendo la testa davanti a un errore con un’espressione tipica che oggi strappa un sorriso amaro a chi lo ha conosciuto.

Giovanni Garione lascia un vuoto incolmabile, ma come recita il pensiero scelto dai suoi cari, il filo invisibile che lo unisce a chi lo ha amato non si spezzerà mai, nemmeno nel silenzio.