Il forte caldo e la carenza d’acqua di questa estate stanno mettendo in ginocchio l’agricoltura così come l’invasione della Popillia japonica, un coleottero asiatico che si nutre di foglie, fiori e frutti di oltre 300 specie vegetali.
Il grido d’allarme: «Colture a rischio tra Popillia japonica e stop all’acqua»
A Mazzè gli agricoltori fanno già i primi conti con una stagione che non si preannuncia per nulla positiva per il raccolto. A parlarne è il Presidente di zona della Coldiretti Flavio Mondino. Di che cosa si nutre la Popillia japonica e com’è lasituazione a Mazzè? «La situazione non è bella- risponde Flavio- perchè nella nostra zona prevalgono soprattutto i vigneti dove le foglie sono ormai in gran parte mangiate. Nelle piante da frutta la Popillia japonica si nutre a seconda del grado di maturazione dei frutti. La frutta in maturazione è quella che viene attaccata più frequentemente: rosicchiano polpa e buccia di ciliegie, pesche, albicocche, prugne. Invece, la frutta non ancora matura, viene colpita molto più raramente, mentre le foglie vengono divorate. Sono a rischio le grandi produzioni agricole ma anche i piccoli orti». Quali sono i rimedi? «La Regione – risponde Mondino- sta diffondendo varie forme di contrasto. L’ideale era già prepararsi tre o quattro mesi fa con delle reti che impedissero a questi coleotteri di introdursi nelle colture, ma non l’abbiamo fatto perchè non ci aspettavamo questa invasione». Quanto durerà il flagello? «L’adulto della Popillia japonica che è quello che sta distruggendo tutto vive 30 o 40 giorni, anche se le emergenze avvengono in momenti diversi e la presenza degli insetti può protrarsi per diverse settimane- dice Flavio- Il ciclo vitale è di un anno, per circa dieci mesi la larva vive nel terreno e si nutre delle radici delle graminacee». Per quanto, invece, riguardal’irrigazione, l’acqua c’è? «A singhiozzo- precisa Mondino- Quando la diga non viene utilizzata per la produzione di energia elettrica, ci sono momenti in cui l’acqua purtroppo non arriva. Con queste temperature elevate i campi hanno bisogno di essere irrigati, altrimenti le colture rischiano di subire gravi danni».