pallone d'oro

Il muro dello Junior Torrazza che non conosce la paura

Dalla frattura al pollice gestita con molto coraggio al sogno di parare rigori: la storia e le ambizioni del giovane numero uno classe 2011

Il muro dello Junior Torrazza che non conosce la paura

Tra i pali serve personalità, concentrazione e la capacità di decidere in una frazione di secondo. Qualità che non sempre dipendono dall’età, ma dalla mentalità con cui si scende in campo. Mattia Iennaco, nato il 29 dicembre 2011, è uno di quei giovani portieri che stanno crescendo con entusiasmo e grande voglia di migliorare. Attento nella lettura delle situazioni di gioco e rapido nelle uscite, si distingue per il guizzo e per quella dose di imprevedibilità che spesso caratterizza i numeri uno. In questa intervista ci racconta il suo percorso, le emozioni tra i pali e gli obiettivi per il futuro.

Il muro dello Junior Torrazza che non conosce la paura

Qual è il primo ricordo che hai con un pallone tra i piedi? C’è stata una persona in particolare che ti ha trasmesso questa passione?
«Ho iniziato a giocare a calcio proprio qui allo Junior Torrazza quando avevo 6 anni, grazie alla passione trasmessa da mio padre che giocava come portiere».
Ti ricordi la tua primissima partita ufficiale? Cosa hai provato quando hai indossato la maglia della squadra per la prima volta?
«Sinceramente non mi ricordo perchè ero molto piccolo ma sicuramente giocavo in un torneo della categoria piccoli amici dello Junior Torrazza».

Se dovessi descriverti come calciatore usando solo tre aggettivi, quali sceglieresti?
«I tre aggettivi che mi definiscono sono: coraggioso, reattivo e altruista». Hai qualche gesto scaramantico o una “routine” particolare che ripeti sempre prima di entrare in campo?
«Mi do la carica battendo le mani con i guantoni».

Qual è stata la partita più difficile che hai giocato finora e cosa ti ha insegnato, al di là del risultato finale?
«La partita più difficile l’ho affrontata l’hanno scorso a Torino in corso Agnelli, durante il riscaldamento mi sono fatto male alla mano, nonostante il dolore ho giocato tutta la partita per poi scoprire di essermi fratturato il pollice. Questo mi ha permesso di non arrendermi di fronte alle difficoltà».

Se potessi “rubare” una qualità tecnica a un grande campione del presente o del passato, quale sceglieresti e perché?
«Le qualità che mi piacerebbe avere ,sono il tuffo di Donnarumma o il rinvio con i piedi di Ederson».
Per te qual è la cosa più gratificante?
«La cosa più gratificante è riuscire a intercettare un rigore».

Cosa ti pesa meno fare per il calcio?
«A me non pesa allenarmi con il brutto tempo o rinunciare degli impegni con amici».
Qual è il consiglio più prezioso che un tuo allenatore ti ha dato finora e che porti sempre con te dentro e fuori dal campo?
«Il consiglio più prezioso ricevuto dal mio preparatore dei portieri e di essere sempre concentrato per tutta la partita è di non ascoltare i commenti fuori dal campo».
Se segnassi il gol vittoria nella finale del tuo torneo dei sogni, come esulteresti? Hai già una tua esultanza “marchio di fabbrica”?
«Io non ho una mia esultanza personale ma la cosa più bella è l’abbraccio dei miei compagni di squadra».