la vicenda

Il papà Gigi: «Prigioniero del suo corpo, lui ha scelto con dignità»

Alan Afanetti, è stato il primo caso di morte volontaria assistita in Piemonte

Il papà Gigi: «Prigioniero del suo corpo, lui ha scelto con dignità»

Quella di Gigi Afanetti e di suo figlio Alan è una storia di dignità, di coraggio e di un amore familiare che va oltre la vita stessa. Alan, stimato informatico di 49 anni originario di Padova, appassionato di sport e di moto, è venuto a mancare la sera dello scorso 6 febbraio. È stato il primo abitante a Cavagnolo ad aver richiesto e ottenuto l’accesso al fine vita volontario in Piemonte, dopo una lunga e complessa battaglia burocratica.

 

Il papà Gigi: «Prigioniero del suo corpo, lui ha scelto con dignità»

La vita di Alan è stata drasticamente segnata dall’insorgere dell’Atassia Cerebellare, una grave malattia genetica neurodegenerativa. I primi sintomi, legati alla perdita dell’equilibrio, si erano manifestati intorno ai 38/40 anni.
Cinque anni fa, il progressivo peggioramento delle sue condizioni di salute lo ha costretto a trasferirsi a Cavagnolo per vivere insieme al padre Gigi, che si è dedicato interamente alla sua assistenza.
«Ho cercato una casa al piano terra per permettergli di poter usare gli ausili in maniera agevole. – Dice Gigi – Le sue condizioni sono peggiorate. I primi due o tre anni era autosufficiente, poi più nulla. Lui pregava di andarsene. Mi aveva detto che avrebbe voluto seguire il percorso del suicidio assistito. Non riusciva a bere, a deglutire. In alcune occasioni in cui diventava cianotico, intervenivo per far sì che si riprendesse».

Alan Afanetti, è stato il primo caso di morte volontaria assistita in Piemonte

Davanti alla sofferenza e alla ferma volontà di Alan, la famiglia ha avviato le procedure per garantire all’uomo il diritto a una morte dignitosa, muovendosi inizialmente su due fronti a causa delle forti lenti burocratiche italiane.«Un anno e mezzo fa abbiamo contattato un’agenzia di Torino che a sua volta ci ha messo in contatto con la Svizzera», racconta Gigi Afanetti, ripercorrendo i mesi più difficili. «Lui aveva ribadito più volte che quando non ci fosse stato più nulla da fare, se ne sarebbe voluto andare. Abbiamo seguito il suggerimento dell’associazione Coscioni e abbiamo intrapreso il percorso con l’ASL piemontese. Ci siamo mossi su due percorsi ma, tra lungaggini burocratiche e i primi incontri con le commissioni, sembrava che l’iter con l’ASL si fosse arenato, e così abbiamo proseguito le procedure per la Svizzera».Nel frattempo, Alan era in carico all’ospedale Molinette di Torino per il monitoraggio continuo, ma il tempo scorreva inesorabile:«Passavano i mesi, lui era arrabbiato, si sentiva prigioniero del suo corpo. Trascorreva le ore disteso davanti alla TV, non era libero di fare nulla. Era pesante seguirlo ma l’ho fatto con tutto me stesso. Mi avevano detto che sarei caduto in depressione e allora, prima che questo accadesse, mi sono fatto seguire da un professionista perché sapevo cosa mi aspettava. Ho trovato in questo percorso doloroso medici e personale ADI meravigliosi, vicini e presenti».
Nonostante l’immensa mole di documenti richiesti e la costante consapevolezza che gli sforzi potessero rivelarsi vani, la tenacia di padre e figlio ha portato alla svolta decisiva. Alan possedeva tutti i requisiti previsti dalla sentenza della Corte Costituzionale sul fine vita, e il Comitato Etico Territoriale ha infine espresso il proprio consenso.
«Dopo quasi un anno l’ASL ha accettato tutto», spiega il papà. «Alan continuava a chiedere disperato di andarsene. Per il 16 febbraio era fissato il viaggio in Svizzera. Ma alla fine l’ASL ha dato il benestare. Alan se n’è andato la sera del 6 febbraio a casa nostra. L’ho accompagnato sino alla fine e nella stanza accanto c’erano sua sorella e i cugini a cui era molto legato. Lui sapeva che sino alla fine gli siamo stati accanto. Avevo il terrore di dover raggiungere la Svizzera, sarebbe stato un viaggio tremendo, ma alla fine è stato un sollievo quando l’ASL ha sbloccato tutto».
Oggi Gigi Afanetti continua a trasformare il proprio dolore in impegno sociale, collaborando attivamente con la realtà locale a tutela del diritto all’autodeterminazione.«Sono in contatto con la cellula di Luca Coscioni e quando posso do una mano», conclude Gigi. «Sono stato il primo a Cavagnolo ad iscrivermi al registro del DAT nel 2021 (comunemente note come testamento biologico o biotestamento contro l’accanimento terapeutico)». Oggi, dopo che la Corte Costituzionale ha confermato la piena competenza delle Regioni sul fine vita, il Consiglio Regionale del Piemonte ha il dovere di assumersi le proprie responsabilità e fare ciò che è già stato fatto in Toscana e Sardegna.
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