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La bicicletta le dà la forza di combattere il tumore

Silvia Grua scalerà la Serra Morenica .

La bicicletta le dà la forza di combattere il tumore
Attualità Chivasso, 25 Luglio 2021 ore 08:07

Nulla è impossibile per Silvia Grua, anche compiere un percorso pari alla cima più alta del mondo, l’Everest. E’ questa la sfida che si pone questa coraggiosa ragazza di Villareggia che in sella alla sua bici ha già girato le montagne di mezzo mondo.

La bicicletta le dà la forza di combattere il tumore

Nulla è impossibile per Silvia Grua, anche compiere un percorso pari alla cima più alta del mondo, l’Everest. E’ questa la sfida che si pone questa coraggiosa ragazza di Villareggia che in sella alla sua bici ha già girato le montagne di mezzo mondo. Una storia la sua davvero toccante che ci racconta con la grinta che da sempre la contraddistingue.

«A soli trentaquattro anni- racconta Silvia- arrivò una diagnosi che mi cambiò la vita: carcinoma mammario. Una diagnosi impensabile che ti si presenta da un giorno all’altro senza bussare, senza avvertire. Avevo il mondo in mano, piena di progetti pronti ad essere realizzati, obiettivi che stavo per raggiungere. Fino allora ero stata una podista agonista appassionata di montagna, a quel punto compresi di dover iniziare la mia gara più importante, quella per la vita: la mia squadra di medici e infermieri mi accompagnò negli allenamenti che si trasformarono in visite e chemioterapie, le gare diventarono gli interventi chirurgici e le medaglie vinte erano i risultati degli esami».

Finalmente, dopo un anno di battaglia contro la malattia, si apre uno spiraglio di luce.

«I medici mi dissero che gli esiti erano buoni, potevo sperare di avercela fatta- ricorda Silvia- Ma, quando finalmente pensai di aver vinto il cancro, a soli due mesi dalla fine delle cure e degli interventi chirurgici, si ripresenta una recidiva. E’ stato uno dei momenti più brutti. Sentivo di non farcela più ma, poi, mi passarono dinanzi le immagini dei paesaggi che avevo visto, i colori di quel cielo, il fischio del vento e il gorgoglio delle acque dei ruscelli di montagna… Allora pensai: non posso mollare, devo andare avanti per riappropriarmi dei miei sogni». Ricomincia così quel cammino, che la ragazza definisce «vita parallela», fatto di quei corridoi di ospedale, quelle attese degli esiti e quelle cure che aiutano piano piano a guarire. Proprio in quel periodo Silvia scopre uno sport che lei definisce «magico» e mette nel cassetto le scarpe da podista. «Mi consigliarono di non correre più, per non affaticare le giunture - spiega Grua - Trovai allora un’alternativa, quella della bici da corsa che divenne la mia grande passione unita a quella per la montagna».

Lo sport le ha insegnato a resistere

E così gli obiettivi sempre in salita realizzati da questa giovane sono stati tanti: dal colle del Nivolet a Oropa, da Ormea sino al Colle San Carlo, solo per citarne alcune delle cime raggiunte. Che cosa ha rappresentato lo sport in tutti questi anni? «Lo sport mi ha aiutata tanto, sono passati oltre dieci anni dalla prima diagnosi e non bastano le parole per raccontare quanto mi ha dato in tutto questo tempo - risponde Silvia - Lo sport mi ha insegnato a resistere, a non mollare e ad avere un obiettivo che non è il podio ma è quello di vincere la battaglia contro il cancro. Quando percorro una strada in salita, passo dopo passo, so di dovere affrontare le difficoltà per arrivare in cima a tagliare un grande traguardo chiamato «vita». Quella vita strana, complicata, difficile ma unica che abbiamo. Un colpo di pedale dopo l’altro si arriva sempre più in alto, giunta in cima il paesaggio è più bello, il sogno si avvera e ti senti davvero felice e «rinata».

Scalerà il suo Everest

Ed è arrivato il momento di affrontare un grande sogno per questa ragazza, che nella vita di tutti i giorni lavora in una farmacia di Caluso, nel settore della cosmesi. «Nell’ambito della Fondazione Umberto Veronesi ho deciso di affrontare la sfida dell’Everesting di Silvia - spiega Grua - Il 4 settembre tenterò di raggiungere sulla Serra Morenica un dislivello positivo di 8848 metri pari all’altezza dell’Everest, percorrendo la stessa salita in sella alla mia bicicletta. Questa impresa è molto importante perché costituisce una campagna di raccolta fondi per sostenere la ricerca medico - scientifica. E’ un segnale di speranza, un messaggio di vicinanza verso tutte le persone malate di tumore e le loro famiglie affinchè non siano lasciate sole aggiungendo dolore a dolore. La ricerca oncologica e la prevenzione sono un bene di tutti, vanno portate avanti nei laboratori per comprendere come funzionano i geni che lavorano nel nostro organismo. La campagna di raccolta fondi è attiva presso il sito della Fondazione di Umberto Veronesi: ogni cifra donata mi darà la carica di spingermi sempre più in alto». L’impresa non è nuova, già qualche anno fa questa ragazza aveva organizzato l’iniziativa «Corri con Silvia», corsa non competitiva per portare l’attenzione sui malati di cancro e la ricerca scientifica. A sostenerla è tutta Villareggia, familiari, parenti e amici. «Vorrei proprio- conclude la sua cara amica Lina Gianetto- che ognuno di noi calasse la grinta di Silvia nella propria vita per raggiungere qualsiasi obiettivo».