Il libro

La forza di Ale: la sua storia diventa un libro

La sua battaglia è durata due anni, un tempo sospeso in cui ha lottato contro un neuroblastoma al IV stadio. Scomparso all’età di sei anni, sognava di diventare uno YouTuber

La forza di Ale: la sua storia diventa un libro

Ci sono vite che non si misurano in anni, ma nell’intensità dell’amore e della forza che riescono a sprigionare. Alessandro aveva solo sei anni, ma dentro di sé custodiva l’energia e il coraggio di chi ne ha vissuti cento. La sua battaglia è durata due anni, un tempo sospeso in cui ha lottato contro un neuroblastoma al IV stadio. Una sfida durissima, affrontata passo dopo passo insieme alla sua famiglia, tra corsie d’ospedale, terapie sfiancanti, speranze appese a un filo e un dolore profondo. Eppure, in questo cammino, Ale non ha mai perso il suo sorriso, stringendolo tra le labbra finché ha potuto, prima di spegnersi proprio nell’estate scorsa.

La forza di Ale: la sua storia diventa un libro

Oggi quel sorriso e quella forza straordinaria non sono andati perduti. Mamma Alice Manconi ha deciso di raccogliere i frammenti di questo viaggio e di trasformarli in un libro. Non una cronaca di sofferenza, ma un inno alla vita, un modo per mantenere viva una promessa e permettere a chiunque di conoscere il suo bambino speciale.
Nelle parole di Alice si ritrova tutto il senso profondo di questa opera: «Non è un libro sulla malattia di mio figlio. È un libro su mio figlio. Su Ale. Su un bambino che sognava di diventare uno YouTuber, che riusciva a far sorridere medici e infermieri anche nei giorni peggiori, che difendeva il fratellino, che amava le Hot Wheels e che, anche durante le terapie, non ha mai smesso di essere semplicemente… un bambino».

«Attraverso la nostra storia racconto inevitabilmente anche la malattia, gli ospedali, i trapianti, Roma, le attese, la paura e tutto quello che una famiglia si ritrova a vivere quando il mondo cambia all’improvviso. – prosegue mamma Alice – Ma non è quello il centro del libro. Il centro è la vita. Le piccole cose che continuano a esistere anche dentro una tempesta. Le risate, le discussioni, gli elfi di Natale che diventano infermieri, le ordinazioni su Glovo, una partita con le macchinine, un gelato, una carezza. Ho scritto questo libro perché avevo fatto una promessa. Continuare a parlare di Ale. Non perché venga ricordato come il bambino che si è ammalato, ma perché venga conosciuto per il bambino che era. Con i suoi pregi, i suoi difetti, il suo carattere, la sua ironia e quella capacità incredibile di lasciare qualcosa in chiunque lo incontrasse. Se dovessi riassumere il motivo per cui l’ho scritto in una sola frase, direi questa: Non ho scritto questo libro per raccontare il dolore. L’ho scritto perché Alessandro continui a incontrare persone».

Questo libro diventerà così un ponte tra il cielo e la terra, un racconto intriso di luce dove la malattia fa da sfondo ma non vince mai sulla bellezza dell’esistenza. Saranno pagine capaci di emozionare e commuovere, ma soprattutto di trasmettere una speranza immensa: quella di un legame che il tempo e la distanza non potranno mai spezzare, e di un bambino che, attraverso il ricordo, continuerà a viaggiare nel cuore di chiunque leggerà la sua storia.