Trent’anni fa, dalle colonne del nostro giornale, vi raccontavamo di un singolare (e immaginario) botta e risposta tra il regista chivassese Livio Viano e San Genesio, il santo patrono degli attori. Oggi, a tre decenni di distanza, la linea tra Chivasso e l’Aldilà torna a surriscaldarsi. Il regista viene raggiunto da una videochiamata inaspettata. San Genesio è stato promosso «Ministro dello Spettacolo del Paradiso» e dai suoi monitor di controllo ha notato un’anomalia macroscopica: a Chivasso c’è una spia rossa che lampeggia come un albero di Natale.
L’oggetto del contendere? I quasi 4 milioni di euro (tra PNRR e fondi comunali) destinati alla ristrutturazione dell’ex cinema Cinecittà per trasformarlo in un teatro. Un’opera definita «epocale» dall’amministrazione, ma che per il regista e il Santo protettore ha tutta l’aria di essere una «Grande illusione».
La grande «illusione»: finalmente Chivasso e i suoi cittadini avranno un teatro vero!!!
La grande illusione
Personaggi: LIVIO: Un uomo visibilmente stanco, seduto davanti alla webcam di un computer o con il telefono in mano. La luce dello schermo gli illumina il volto.
SAN GENESIO: Sullo schermo (o come voce fuori campo, inizialmente). Ha un’aria serena, quasi eterea, ma un tantino rassegnata dalle fatiche celesti.
La scena: un segnale acustico di videochiamata rompe il silenzio. Livio risponde, sistemandosi gli occhiali e avvicinandosi allo schermo con aria perplessa.
L: Pronto, chi parla?
G- Ciao Livio, sono Genesio.
L- Genesio? L’ex proprietario del ristorante di San Genesio?
G- Ma no, Livio. Sono il Santo! Il Patrono degli attori!
L- Il Santo?! Accidenti, mi scusi Santità, non l’avevo riconosciuta dal tono di voce… sa, con le frequenze che arrivano da lassù.
G- Nessun problema, Livio, dopo così tanto tempo. E poi diamoci del tu: siamo vecchi compagni di teatro.
L- Ah, sì, è vero. Ciao allora! Anche se di strada ne abbiamo fatta molta, vedo che tu lassù sei rimasto sempre lo stesso.
G- Eh sì, è uno dei pochi vantaggi del Paradiso: non invecchiamo mai. Ma anche tu ti difendi bene, a quanto vedo.
L- Ti ringrazio… ma la stanchezza comincia a farsi sentire. 55 anni di palcoscenico professionistico pesano.
G- Mio caro, non dirlo a me. Anch’io ho i miei bei problemi… e non per la stanchezza, ma per tutto il tempo inutile che mi tocca dedicare a certi teatri terreni.
L- Come mai?
G- Eh, da poco Pietro, il padrone di casa, mi ha conferito l’incarico di «Ministro dello Spettacolo in Paradiso». Ora sono circondato da centinaia di monitor di controllo.
L- Monitor?
G- Sì, monitor per sorvegliare tutti i teatri italiani. Ai tempi di quando ci siamo conosciuti per la storia del Teatrino avevo solo il Piemonte, poi mi hanno affidato l’Italia Settentrionale… e ora tutta la penisola. Un lavoro infernale, se mi passi il termine.
L- Interessante! E a cosa devo questa tua videochiamata?
G- Sicuramente al piacere di rivederti in diretta dopo quasi trent’anni. Dal Teatrino Civico. Quando ci siamo conosciuti l’ultima volta mica avevamo Zoom in Paradiso! E poi, c’è un’altra cosa…
L- Dimmi.
G- Vedi, quando c’è un’anomalia grave in un teatro, il monitor corrispondente si mette a lampeggiare. E indovina un po’? C’era il monitor di Chivasso che sembrava un albero di Natale a intermittenza. Volevo capire cosa diavolo stia succedendo.
L- Ah. Capisco
G- Cosa?
L- Cosa non funziona.
G- Vedo che stanno ristrutturando un cinema.
L- Il vecchio Cinecittà.
G- Ma scusa, a Chivasso non sanno che i cinema non si ristrutturano per farne dei teatri? Un teatro può diventare un cinema, basta calare uno schermo. Ma un cinema non potrà mai diventare un vero Teatro!
L- Eh, io ho tentato di dirlo in tutte le lingue, ma niente… non ci hanno voluto sentire.
G- Ma scusami, il Teatro Politeama non andava bene?
L- Sì, però… sai, l’amministrazione dice che un teatro moderno ha un disperato bisogno di un parcheggio!
G- Un parcheggio?! E la piazza d’Armi lì davanti cos’è, un miraggio?
L- Eh, ma dicono che il martedì sera non si può posteggiare perché il giorno dopo c’è il mercato!
G- Livio, sarai anche stanco, ma questa mi sembra una scusa che non sta in piedi.
L- Ma sai, a volte…
G- A volte cosa? Scusa, non capisco.
L- …A volte intendevo dire che cercavano un «posteggio» per i posti a sedere!
G- Un posteggio per posti a sedere?! Ma cosa dici?
L- Sì, insomma… la capienza
G- Ah! Quindi il Politeama ha meno posti a sedere rispetto al nuovo Cinecittà?
L- No, tutt’altro! È che il Politeama è un teatro vecchio stile. Il «nuovo teatro» che hanno in mente esige molti più posti in piedi… che al Politeama, chiaramente, non ci sono!
G: Mi sembri veramente stanco, Livio. Non sai dirmi di più? Eppure sul mio monitor qui in Paradiso vedo dei numeri che non mi tornano affatto. Spiegami: stanno spendendo quasi 4 milioni di euro, tra fondi PNRR e soldi comunali, per fare cosa?
L- Eh… caro Genesio, come ti dicevo, vogliono dare a Chivasso un «teatro vero». Ristrutturano il vecchio cinema Cinecittà. Dicono che è un’opera epocale.
G- Un cinema? Ma allora a Chivasso hanno scoperto la quadratura del cerchio! Livio, tu fai teatro da 55 anni, hai lavorato e hai girato mezzo mondo… Spiegami una cosa: da quando in qua un cinema si trasforma in un teatro di prosa senza abbatterlo e ricostruirlo da zero?
L- (Sospira) Io gliel’ho detto, Genesio. All’inizio il Sindaco mi ha fatto persino vedere il progetto di fattibilità. Io l’ho bocciato su tutta la linea, ma niente. Hanno tirato dritto con 2 milioni e mezzo di PNRR e 800.000 euro del Comune.
G- Ma scusa, guardo il monitor: profondità del palco 3 metri e mezzo? Senza torre scenica? Un graticcio che è praticamente un soffitto poco più alto del boccascena e due finestroni giganti proprio ai lati del palco? Ma che è, un solarium o un palcoscenico? E quell’avanscena a semicerchio a cosa serve? Livio, lì dentro la prosa non si può fare!
L- Eh… però dicono che per le compagnie amatoriali del territorio va benissimo così. Anzi, sono tutti contenti.
G- Ah, ecco l’inghippo! Ora capisco perché il monitor di Chivasso lampeggiava rosso fuoco. Chi è che gestisce la cultura da voi in questo momento? Un Assessore o un capocomico di compagnie amatoriali?
L- Beh, Genesio, non farmelo dire… diciamo che l’Assessore la pensa esattamente al contrario di me. E le compagnie amatoriali lo seguono a ruota. Per loro un teatro vero, con i rapporti e le altezze giuste, non è una priorità. Avanti tutta così.
G- Ma questa è «La Grande Illusione»! Far credere ai cittadini l’idea di un grande teatro quando in realtà state spendendo una valanga di soldi pubblici per un’opera che non ha le misure minime per ospitare una stagione professionistica. Ma scusa un attimo, e il Politeama? Quel gioiello Liberty con 320 posti, acustica perfetta, un palcoscenico vero profondo 10 metri, largo 12 e con un graticcio praticabile a 12 metri d’altezza? Senza contare il parcheggio enorme davanti! Perché non sono intervenuti lì?
L- Eh, la risposta ufficiale del Comune è che il Politeama è privato, quindi l’amministrazione non poteva spendere soldi pubblici per ristrutturarlo.
G- Sono tutte scuse! Bastava un accordo, una locazione più lunga per farlo sopravvivere, un centinaio di serate all’anno tra teatro di prosa, cabaret, teatro ragazzi, concerti di musica, danza e cinema d’autore… attività per le scuole, e la famiglia proprietaria si sarebbe occupata dei miglioramenti. Invece, pur di non supportare la storica stagione di «Chivasso in Scena» che faceva 300 abbonati, hanno preferito far chiudere bottega al Politeama dopo il Covid e imbarcarsi in un’opera pubblica inutile e costosissima.
L- Io cerco di stare calmo, Genesio. Ho 76 anni, ho dato la mia vita per questa passione e ho dimostrato che Chivasso ha un pubblico vero che merita spettacoli veri. Non vorrei che adesso la gente pensasse che parlo così solo per invidia, perché non hanno affidato a me la direzione di questa ristrutturazione…
G- Ma quale invidia, Livio! Tu la tua storia l’hai scritta nei teatri di mezza Europa. E poi scusa, proprio tu parli di invidia? Nell’anno del bicentenario della nascita di Collodi, stai portando in tournée il tuo spettacolo su Pinocchio in mezza Italia, per poi approdare al Castello Aragonese di Ischia e finire a Madrid il 20 ottobre!
L- (Sorride) In effetti hai ragione, Genesio. Ma sai, mi piange il cuore a vedere Chivasso ridotta così.
Caro Genesio, più che stanco sono allibito. Vedi, tutta questa situazione mi ricorda incredibilmente lo spettacolo su Pinocchio che sto portando in tournée in giro.
G- Pinocchio? E cosa c’entra il burattino di Collodi con le scelte di Chivasso?
L- C’entra, eccome! Perché qui siamo davanti alla messa in scena della «Grande Illusione». Ci vogliono far credere – come fosse una favola – che il Politeama debba chiudere perché è privato e il Comune ha le mani legate. Ma è una visione quantomeno fantasiosa! Bastava utilizzarlo di più per farlo sopravvivere, mentre la proprietà penserebbe al resto. Invece si preferisce investire una valanga di soldi pubblici nel tentativo di trasformare il vecchio cinema Cinecittà in un teatro. Un vero miraggio strutturale.
G- Ah, capisco! Una favola che non regge alla prova della realtà… o forse, per rimanere in tema, una storia dal naso molto, molto lungo!
L- Esatto. Solo che qui i sogni di chi amministra rischiano di prendere i cittadini per tanti «Lucignolo», attirati nel Paese dei Balocchi di una promessa irrealizzabile, per poi svegliarsi senza un vero teatro e con le pive nel sacco.
G- Beh, caro Livio, digli pure da parte mia – che di teatro me ne intendo e da quassù vedo tutto – che le scritture sceniche deboli non reggono il palcoscenico. Un castello di carte crolla alla prima replica. Tu continua a portare in giro la verità dell’arte con il tuo Pinocchio. A chi preferisce vendere illusioni ci penserà il tempo… e il giudizio dei cittadini!
L- E hai perfettamente ragione. Perché la verità è che a Chivasso, con la scusa del «teatro vero», stanno mettendo in scena la favola di Pinocchio, ma senza la poesia di Collodi.
G- …Hanno costruito un perfetto teatro dei burattini, dove a muovere i fili è l’arroganza di un’amministrazione che si accontenta del dilettantismo pur di non ammettere gli errori. Una bugia così grande che il naso di questo nuovo Cinecittà dovrebbe arrivare fino a Piazza d’Armi!
L- Una Grande Illusione, esatto. Un finale dignitoso per una triste commedia politica.
G- Senti Livio, grazie per la conversazione, ti lascio che devo andare a parlare con Simone.
L- Simone Capello, quello del ristorante di San Genesio?
G- Ma no. Simone Pietro. Il nostro premier. Qua in Paradiso lo chiamano ancora tutti così. È ansioso di saper cosa ci siamo detti.
L- Fammi poi sapere. E grazie ancora della videochiamata. Buon lavoro lassù… e speriamo che quel monitor, prima o poi, smetta di lampeggiare.
Piera Savio