Il caso

Le Guerre e le Crisi mettono in ginocchio l’agricoltura

A parlarne sono i Presidenti di zona della Coldiretti di Montanaro Claudio Cena e di Foglizzo Domenico Pistono: "Siamo abbandonati"

Le Guerre e le Crisi mettono in ginocchio l’agricoltura

Se tutti i settori risentono dei conflitti nel mondo, è l’agricoltura a farne le spese in misura maggiore, anche a livello locale. A parlarne sono i Presidenti di zona della Coldiretti di Montanaro Claudio Cena e di Foglizzo Domenico Pistono.

Le Guerre e le Crisi mettono in ginocchio l’agricoltura

«I costi dei concimi sono aumentati in maniera enorme – spiega Cena – Anche nelle nostre piccole realtà, a Montanaro, la crisi si fa sentire. Se ci riferiamo al nostro territorio montanarese, sono rimaste solo più tre aziende che producono latte, un prodotto che, senza esagerare, sembra ormai regalato ai clienti. Questo perché il prezzo al litro è passato da 55 a 33 centesimi. Noi che lavoriamo tutto il giorno nella stalla, a pulire e nutrire le nostre mucche, come possiamo mantenerci vendendo un litro di latte a 33 centesimi? Si salva solo la carne di razza Piemontese che mantiene prezzi più o meno normali».

Soluzioni? «L’unica cosa che ci sentiamo di chiedere – risponde Cena – è che ci vengano riconosciuti prezzi giusti per i nostri prodotti perché noi produttori non possiamo sostenere la concorrenza della grande distribuzione. Ci sentiamo abbandonati, quando invece il nostro settore è indispensabile per l’economia e andrebbe salvaguardato a ogni costo».

Eventi naturali

I problemi, però, non derivano solo dalla crisi economica internazionale, ma anche dagli eventi naturali. «Il nostro lavoro – spiega Cena – è fortemente influenzato dal tempo, dagli animali selvatici, dai danni del pascolo vagante, insomma da fattori imprevedibili. Ci sono i cinghiali che mangiano mais e ci costringono a riseminarlo. Adesso, si sono aggiunti i cervi e i caprioli. Pertanto, anche questa situazione è da tenere sotto controllo»

. Con l’arrivo della bella stagione, si ripresenta anche il problema dell’approvvigionamento idrico. Com’è la situazione a Montanaro? «Anche nei periodi di siccità, per ora, abbiamo ancora scorte di acqua» risponde Cena. A questo proposito non si può non citare l’Acquedotto della Valle Orco, una grande opera inaugurata il 28 marzo a Locana. L’Acquedotto della Valle Orco serve a garantire acqua utilizzando gli invasi del Gran Paradiso a cinquanta Comuni del Canavese e Eporediese contrastando le carenze idriche. Montanaro non rientra tra questi paesi, pertanto non potrà usufruire dell’Acquedotto della Valle Orco. «I cambiamenti climatici sono realtà – spiega Cena – Se al momento non abbiamo problemi, in prospettiva futura, tra anche cinquant’anni, non si possono escludere possibili criticità legate alla disponibilità idrica. Per questo motivo l’acquedotto sarebbe stato sicuramente vantaggioso pure per il nostro paese. È senz’altro un’opera molto utile per l’agricoltura».

Acquedotto di Valle Orco

Passiamo poi a vedere la situazione dell’agricoltura del vicino paese di Foglizzo che, invece, beneficerà dell’Acquedotto di Valle Orco. «Siamo contenti – dice Domenico Pistono – perché l’opera consentirà di utilizzare acqua per irrigare le nostre terre. Contribuirà a risolvere le criticità, legate anche ai cambiamenti climatici che incidono sempre più rispetto al passato sulla disponibilità e sulla distribuzione della risorsa idrica, garantendo un servizio sempre più efficiente ed una fornitura di acqua di qualità elevata ai cittadini del Canavese, dell’Eporediese e del Calusiese». Invece, per quanto riguarda gli altri problemi legati all’agricoltura, non diversa da Montanaro è la situazione di Foglizzo. «I costi del gasolio sono saliti alle stelle – riferisce Pistono – Non è affatto facile questo momento. Le materie prime hanno avuto aumenti significativi, mettendo in seria difficoltà le aziende agricole del territorio. I fertilizzanti, i concimi hanno raggiunto costi notevoli, incidendo sui bilanci. Speriamo che a livello mondiale la situazione possa migliorare perché l’agricoltura in queste condizioni è davvero messa in ginocchio».