CULTURA

Livorno Ferraris, alla Chiesa di Sant’Agostino apre domani “I AM BORN”: l’installazione d’arte contemporanea

Inaugura domani l'opera site-specific degli artisti Parimah Avani e Arta Shadman, a cura di Isadora Canela. Una riflessione poetica sull'infanzia e i diritti

Livorno Ferraris, alla Chiesa di Sant’Agostino apre domani “I AM BORN”: l’installazione d’arte contemporanea
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Aprirà ufficialmente i battenti domani, sabato 31 ottobre alle ore 15.30, nella suggestiva cornice della Chiesa di Sant’Agostino in via Roma a Livorno Ferraris, l’installazione ambientale e site-specific intitolata I AM BORN, firmata dagli artisti Parimah Avani e Arta Shadman con la curatela di Isadora Canela. Il progetto nasce da un’intensa esperienza autobiografica legata alla nascita del figlio della coppia, artisti iraniani trasferitisi in Canada dopo diciassette anni trascorsi in Italia proprio per consentire al bambino di acquisire la cittadinanza tramite lo ius soli. Da questo vissuto prende vita una profonda riflessione biopolitica sul complesso rapporto che lega la nascita, la cittadinanza e l’appartenenza.

Una festa universale dedicata all’infanzia oltre le barriere burocratiche

L’evento inaugurale promette di riservare sorprese al pubblico, mantenendo il massimo riserbo sui dettagli dell’installazione. Al centro dell’opera si pone una dichiarazione universale rivolta all’infanzia, che eleva l’atto del venire al mondo a evento sacro. I AM BORN si configura come una vera e propria festa, un momento originario che precede la fredda compilazione burocratica dei documenti e la catalogazione delle nuove vite negli archivi di Stato, contestando quei confini anagrafici che troppo spesso finiscono per limitare l’orizzonte espansivo dell’individuo.

La scelta simbolica della Chiesa di Sant’Agostino

La decisione di collocare l’intervento artistico all’interno di uno spazio sacro risponde a una duplice e significativa funzione. Da un lato, la chiesa richiama la sua storica vocazione di lotta contro le disuguaglianze sociali e di tutela per i diritti degli emarginati; dall’altro, si trasforma simbolicamente in un rifugio spirituale in cui ogni singola vita custodisce una dignità intrinseca e un valore inestimabile.

Trasparenza e leggerezza come forme di resistenza

Attraverso l’uso della trasparenza come principale mezzo espressivo, Avani e Shadman intendono portare alla luce la condizione degli invisibili, rinunciando a ogni critica moralistica per abbracciare lo sguardo trionfale di un’arte che sceglie la dissolvenza come forma di resistenza e affonda le radici nella gioia dello stare al mondo. L’installazione richiama idealmente i versi di Chandra Candiani (Essere è forse transitare (…) disarmare i pensieri (…), essere nuvola, Giulio Einaudi Editore, Torino 2026) per convocare i bambini di tutto il pianeta a celebrare un’uguaglianza originaria, precedente a qualunque convenzione sociale. Figure mobili e trasparenti, destinate a fluttuare sopra la navata centrale del tempio, pronte a manifestarsi laddove la società dovesse scegliere di non vederle.