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CHIVASSO

Messa in sicurezza della discarica, il Comune boccia il progetto

Palazzo Santa Chiara ha rilevato una serie di mancanze: «Da SGRA risposte insufficienti».

Messa in sicurezza della discarica, il Comune boccia il progetto
Attualità Chivasso, 02 Luglio 2022 ore 05:09

Ha la firma di Fabio Mascara, dirigente dell’area gestione territorio del Comune di Chivasso, il documento con cui Palazzo Santa Chiara boccia, senza mezzi termini, il «Progetto di adeguamento della messa in sicurezza permanente delle discariche denominate Chivasso 1 e 2» presentato dalla SGRA srl.

Messa in sicurezza della discarica, il Comune boccia il progetto

Tre pagine di motivazioni (con cui gli uffici smontano la documentazione prodotta dall’azienda a partire dal settembre 2020) inviate a marzo al legale rappresentante Luciano Francesco Valenti e ora diventate pubbliche grazie a una determina del 27 giugno con cui viene adottato il «provvedimento di conclusione negativa del procedimento attivato», dando poi atto come rimanga in vigore «Il progetto MiSP approvato con Determinazione Dirigenziale n. 453 del 18 ottobre 2012 e Determinazione Dirigenziale 131 del 22 marzo 2016».

Il documento

«Dalle risultanze della Conferenza dei Servizi Decisoria del 4 febbraio 2022 - si legge nel documento di marzo - sono emersi motivi ostativi che non consentono a questa amministrazione di accogliere il progetto di adeguamento della messa in sicurezza permanente delle discariche denominate Chivasso 1 e 2, in quanto la conferenza decisoria, di cui si allega il verbale, ha appurato che non è stato dato riscontro in modo esaustivo e soddisfacente alla richieste espresse nell’ambito delle sedute della conferenza stessa e dei tavoli tecnici che si sono susseguiti dalla presentazione del progetto di adeguamento della Messa in Sicurezza Permanente delle discariche denominate Chivasso 1 e 2 presentato dalla società SGRA srl nel settembre 2020 e successive integrazioni».

Le richieste da Palazzo Santa Chiara

Ora, invece, Palazzo Santa Chiara rincara la dose e chiede, entro trenta giorni, l’invio della documentazione su: «I risultati delle video ispezioni eseguite nei pozzi di estrazione del percolato; le planimetrie e le schede tecniche complete dei dati e delle caratteristiche di ogni pozzo di estrazione; il dettaglio delle caratteristiche degli impianti di raccolta, sollevamento e trasporto del percolato; dettaglio degli strumenti presenti nei pozzi, od a servizio degli stessi, indicando il tipo e posizione dei sistemi di rilevamento, di sollevamento, la quota e caratteristiche dei sensori...; l’individuazione e verifica precisa della posizione delle pompe di sollevamento rispetto al fondo della discarica effettivo e di progetto; individuazione delle attività di manutenzione ed eventuali attività di ripristino necessarie a garantire l’effettiva corretta funzionalità dei sistemi di monitoraggio ed emungimento al fine di verificarne le effettive prestazioni di drenaggio dei manufatti (attivando qualora necessario efficaci misure di ripristino della funzionalità delle condotte drenanti); valutazione dei costi degli interventi di manutenzione e ripristino necessari, tempi di programmazione di detti interventi e livelli di priorità; negli interventi dovranno essere comprese le attività necessarie al ripristino dei pozzi in cui periodicamente (o costantemente) non risulta possibile rilevare dati di monitoraggio attendibili; considerazioni in merito alle condizioni di esercizio della rete di estrazione e controllo del percolato ed in relazione alla rappresentatività dei dati rilevati e riportati nelle relazioni periodiche fornite agli Enti (in particolare in riferimento ai livelli di percolato)».

E ancora, gli uffici danno atto che la società dovrà: «Continuare a provvedere all’asporto e smaltimento del percolato presente nelle discariche al fine del raggiungimento e mantenimento dei livelli di battente». Inoltre, dovrà comunicare settimanalmente a Comune, Arpa e Città Metropolitana: «I livelli di battente idraulico di percolato presente nei pozzi di estrazione indicando la data di rilievo, il nome del pozzo ed il riferimento della vasca e discarica a cui fa riferimento il pozzo stesso; i quantitativi di percolato emunto e smaltito nell’arco della settimana e riferito ad ogni singola discarica; i periodi di sospensione dettati da SMAT in cui non è stato possibile lo smaltimento del percolato mediante fognatura; il livello di riempimento dei serbatoi di stoccaggio; relazionare tempestivamente in merito alle azioni da attivare al fine di consentire il continuo smaltimento del percolato anche in presenza di blocco dello scarico in fognatura e la modalità di attivazione dello smaltimento sostitutivo su gomma».

Le conseguenze

«In caso mancato invio della documentazione richiesta ai punti precedenti nei tempi indicati - chiudono gli Uffici - si provvederà all’emissione di ordinanza ai sensi di legge, e in caso di accertata inottemperanza si provvederà alla rivalsa in danno, a carico della SGRA srl, per le spese sostenute, ad inoltrare denuncia all’Autorità Giudiziaria competente e con salvezza di ulteriori adempimenti e formalità previsti dalla legge».

«Continuiamo a seguire con estrema attenzione ed intransigenza - dichiara il sindaco Claudio Castello - una vicenda che sin dal mio insediamento ho voluto focalizzare istituendo un Tavolo tecnico e politico di confronto tra gli Enti territoriali (Regione, Città Metropolitana ed Arpa), la Prefettura e le Società che si sono succedute nella gestione dell’impianto di discarica. Con esso si sono avvicendate Conferenze di servizi, conferenze decisorie ed altri tavoli di confronto. Rimangono prioritari gli obiettivi di bonifica, ma tra le difficoltà emerse, pesano anche le garanzie finanziarie della società, in funzione degli importi previsti dal concordato e alla prestazione della fidejussione a garanzia dell’esecuzione delle attività di Messa in Sicurezza Permanente. In questi anni però sono stati fatti importanti passi in avanti a tutela della salute pubblica, a partire dall’avviamento del sistema di smaltimento del percolato prodotto mediante il cosiddetto percolatodotto che consente lo scarico diretto in fognatura del refluo emunto. Abbiamo così registrato un andamento positivo di abbassamento dei livelli di percolato. Ora auspichiamo un progetto coerente con l’attuale condizione di operatività all’interno all’impianto».

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