Emozione vera, palpabile, di quelle che raramente si respirano. Quando il sipario del Teatrino Civico si è aperto e, seduto su quella poltrona — quasi un trono simbolico — è apparso Andrea Monti, l’applauso è partito spontaneo, lungo, sincero. Davanti a lui una platea speciale: i suoi ragazzi di ieri e di oggi, uniti dall’orgoglio di indossare la felpa rossa con la scritta «I love Monti».
GUARDA LA GALLERY (30 foto)
Omaggio a SuperMonti, il re dell’atletica
La serata di giovedì non è stata soltanto un riconoscimento. È stata il racconto collettivo di ciò che significa essere un allenatore vero. Da oltre quarant’anni Monti non insegna soltanto atletica: trasmette disciplina, rispetto, sacrificio e lealtà. Ha cresciuto generazioni di giovani uomini e donne, aiutandoli a diventare prima persone e poi atleti. Li ha fatti crescere sani, forti, autentici. Il suo nome è indissolubilmente legato alla società di atletica GS Chivassesi, capace di portare il nome della città ben oltre i confini nazionali.
L’educazione attraverso lo sport
Ma i risultati sportivi, come è emerso durante la serata, sono quasi una conseguenza: il vero successo di Monti è l’educazione attraverso lo sport. A fare gli onori di casa una sua «creatura», il campione italiano di maratona Fabio Rinaldi, mattatore instancabile e brillante narratore. Insieme agli ospiti saliti sul palco ha costruito un mosaico di ricordi, episodi e insegnamenti: ognuno ha raccontato il proprio Andrea, ma il filo comune è stato sempre lo stesso — un maestro di vita prima ancora che tecnico.
Accanto al super allenatore anche l’assessore allo sport Gianluca Vitale e l’assessore al welfare Cristina Varetto, che hanno voluto rendergli omaggio. Vitale ha ricordato la nascita dell’iniziativa: «Qualche settimana fa Rinaldi si è presentato nel mio ufficio: era talmente entusiasta, convincente e pieno di idee che gli ho lasciato subito carta bianca». Una scelta ripagata: nessuna aspettativa è stata tradita. Perché la serata non ha celebrato soltanto un allenatore vincente, ma un educatore capace di formare persone. E alla fine è apparso chiaro a tutti: i titoli passano, i valori restano. E i valori di Monti continueranno a correre, molto più lontano di qualsiasi traguardo.
«Gli allenatori di oggi dovrebbero parlare con Monti e prendere spunto dai suoi insegnamenti»
Lo ha detto ben chiaramente la presidente Comitato Regionale della FIDAL Piemonte Clelia Zola: «Gli allenatori di oggi dovrebbero parlare con Monti e prendere spunto dai suoi insegnamenti». Così come ha fatto nel video messaggio il presidente nazionale Stefano Mei che pur non potendo essere presente ha voluto regalargli un tributo.
Atleti ed amici di ieri e di oggi
Impossibile non emozionarsi quando a fianco di Monti si è seduto Sandro Dasso, il primo vero sponsor con al sua oreficeria del Gs chivassesi. Fra un racconto e l’altro anche il ricordo di come è nata l’atletica a Chivasso. La figlia di Andrea, Erica, voleva fare atletica e allora il papà ha chiesto al Gs chivassesi, che fino al 1982 si occupava solo di ciclismo di aprire una sezione di atletica. Così è nato un lungo sogno che continua imperterrito. Sul palco sono poi sfilati i ragazzi e le ragazze di ieri, atlete ma soprattutto uomini e donne cresciuti sotto l’occhio vigile e anche burbero di Monti: Deiana, Bonanno, Raggio e Quaglia.
Elio Raiola, che in Andrea ha trovato non solo un allenatore ma un vero padre, ha ricordato alcuni aneddoti della sua giovinezza trascorsa al «Rava». Protagonisti della serata anche i famosi «pizzini» di quest’allenatore che non lasciava mai nulla al caso, per i suoi ragazzi ha sempre voluto il top come continua a fare oggi.
Il video messaggio di Marco Lingua -l’atleta che gli ha regalato grandi soddisfazioni- è stato uno di quei momenti che rimarrà sempre impresso. Infine l’ultima creatura di Monti, il giovane Alessandro Cena trait d’union fra l’ieri e l’oggi.
Grazie Andrea Chivasso ti deve molto.