Ci sono storie che fanno giri immensi e poi ritornano esattamente dove tutto è iniziato. Per Nicolò Cantone, il campo del Torrazza non è solo un rettangolo verde, ma un album dei ricordi a cielo aperto. Tra il tatuaggio sul polpaccio dedicato al nonno – suo primo allenatore – e la maglia che ha ritrovato dopo anni, Nicolò si racconta come un calciatore che mette il cuore e la testa davanti a tutto. In questa intervista, l’attaccante dello Junior Torrazza ci svela il suo lato più personale: dalla scaramanzia prima del fischio d’inizio alla ricerca dell’eleganza «alla Kakà», fino a quella finale playout che gli ha insegnato che nulla è davvero impossibile.
Pallone d’Oro, Cantone, rapido e carismatico
Qual è il primo ricordo che hai con un pallone tra i piedi? C’è stata una persona in particolare che ti ha trasmesso questa passione?
«Un ricordo preciso no, ma la persona che mi ha trasmesso questa passione è mio nonno che è stato anche il mio primo allenatore. Proprio qui al Torrazza».
Ti ricordi la tua primissima partita ufficiale? Cosa hai provato quando hai indossato la maglia della squadra per la prima volta?
«La mia prima squadra è stata proprio il Torrazza, per questo 3 anni fa è stata una bella emozione rindossare, per la prima volta dopo tanti anni, questa maglia».
Se dovessi descriverti come calciatore usando solo tre aggettivi, quali sceglieresti?
«Rapido, imprevedibile e carismatico».
Hai qualche gesto scaramantico o una “routine” particolare che ripeti sempre prima di entrare in campo?
«Prima del fischio di inizio mi tocco il polpaccio dove ho il tatuaggio dedicato a mio nonno, mi aiuta a concentrarmi».
Qual è stata la partita più difficile che hai giocato finora e cosa ti ha insegnato, al di là del risultato finale?
«La finale dei playout contro il Valchiusella di 3 anni fa, vinta 3-2 ai supplementari. Il calcio a volte ti fa capire che se ci credi fino alla fine anche l’impossibile diventa possibile».
Se potessi “rubare” una qualità tecnica a un grande campione del presente o del passato, quale sceglieresti e perché?
«La tecnica e l’eleganza di Kakà».
Per te è più gratificante segnare un gol spettacolare o fare un recupero difensivo/un assist decisivo che salva la squadra? Perché?
«Dipende, ma penso che più che spettacolare, direi che segnare un gol vittoria sia più gratificante».
Cosa ti pesa meno fare per il calcio?
«Non lo vedo come un peso, anzi dopo una giornata di lavoro, andare ad allenamento ti aiuta a staccare la testa e passare 2 orette con un gruppo come il nostro non può essere un peso».
Qual è il consiglio più prezioso che un tuo allenatore ti ha dato finora e che porti sempre con te dentro e fuori dal campo?
«Non è un vero e proprio consiglio, ma ti direi “La testa nel calcio vale più di ogni altro aspetto”».
Se segnassi il gol vittoria nella finale del tuo torneo dei sogni, come esulteresti?
«Non ho un’esultanza “marchio di fabbrica”, penso che aspetterei l’abbraccio dei miei compagni di squadra».