Dai vasi rotti nel cortile di casa alle parate decisive che valgono una stagione. Mattia Lopes, colonna portante e portiere della prima squadra dello Junior Torrazza, non è solo l’estremo difensore di una maglia, ma un simbolo di resilienza e appartenenza.
Pallone d’Oro, Lopes, il custode della porta
In questa intervista, Mattia ci apre le porte del suo mondo: la fede per Gianluigi Buffon, l’adrenalina dei playout decisi all’ultimo respiro e quella filosofia del lavoro che lo accompagna da quando, a soli 7 anni, ha indossato i guantoni per la prima volta. Un viaggio tra umiltà e determinazione, per scoprire chi è davvero l’uomo che difende i pali dello Junior.
Qual è il primo ricordo che hai con un pallone tra i piedi? C’è stata una persona in particolare che ti ha trasmesso questa passione?
«Quando giocavo nel cortile di casa con i miei amici e mia nonna si arrabbiava perché le rompevamo tutti i vasi con i fiori. E anche le partite su Rete4 della Juve che guardavo con mio padre».
Ti ricordi la tua primissima partita ufficiale? Cosa hai provato quando hai indossato la maglia della squadra per la prima volta?
«Io naturalmente giocavo nel Torrazza e non ricordo contro quale squadra, mi ricordo solo che si giocava in palestra e abbiamo perso tanto a poco, o meglio, tanto a 0. Era la mia prima partita, ero con i miei amici e nonostante il risultato ero molto felice».
Se dovessi descriverti come calciatore usando solo tre aggettivi, quali sceglieresti?
«Umile, determinato e responsabile».
Hai qualche gesto scaramantico o una “routine” particolare che ripeti sempre prima di entrare in campo?
«Si diciamo che ho la mia routine prima di ogni partita, niente di esagerato, però meglio non cambiarla, non si sa mai».
Qual è stata la partita più difficile che hai giocato finora e cosa ti ha insegnato, al di là del risultato finale?
«Sicuramente la finale play out di 2 anni fa giocata fuori casa. Fino al 118ª del secondo tempo supplementare eravamo retrocessi, ma abbiamo trovato il goal all’ultimo secondo che ci ha permesso di salvarci. E chi se la scorda più! Una partita come quella può solo insegnarti che bisogna sempre crederci… fino alla fine».
Se potessi rubare una qualità tecnica a un grande campione del presente o del passato, quale sceglieresti e perché?
«Senza alcun dubbio ruberei un po’ di tutto da Buffon, non serve neanche spiegare il perché».
Qual è la cosa per te più gratificante in campo? Perché?
«Aiutare la squadra nei momenti di difficoltà e cercare di farli stare tranquilli il più possibile. Quando vedo che la squadra è tranquilla e si fida di me so che sto facendo bene il mio lavoro».
Cosa ti pesa meno fare per il calcio?
«Gioco da quando avevo 7 anni e oggi ne ho 29, alla fine finché mi diverto non mi pesa niente».
Qual è il consiglio più prezioso che un tuo allenatore ti ha dato finora e che porti sempre con te dentro e fuori dal campo?
«Mi hanno sempre detto di lavorare lavorare e lavorare che il lavoro ripaga sempre!».
Hai una tua esultanza “marchio di fabbrica”?
«No, sinceramente non ho una mia esultanza. Se la partita va bene esulto con i miei compagni alla fine».