la sfida

Pallone d’Oro, Pegorin il numero uno che para con la testa e con il cuore

Nuoci calciatori in classifica

Pallone d’Oro, Pegorin il numero uno che para con la testa e con il cuore

 

L’avventura del Pallone d’Oro dei Dilettanti 2026, l’entusiasmante iniziativa promossa da La Nuova Periferia di Chivasso e del Vercellese, prosegue a passo spedito con un entusiasmo che cresce di ora in ora. La competizione si sta accendendo a colpi di tagliandi grazie ai numerosi tifosi e appassionati che si stanno divertendo a votare il proprio idolo. Che si tratti di un giovane talento del vivaio o di un esperto trascinatore delle categorie dilettantistiche, il calore del pubblico sta arrivando forte e chiaro alla redazione, confermando quanto il calcio locale sia un pilastro fondamentale della nostra comunità.

Pallone d’Oro, nuovi ingressi in classifica

L’obiettivo di questa iniziativa è chiaro e profondo: dare il giusto risalto a chi, con enorme spirito di sacrificio, pratica lo sport che ama nonostante i pressanti impegni scolastici o lavorativi della vita quotidiana. Il calcio, nelle nostre zone, non è solo un gioco ma una passione travolgente in grado di cancellare ogni traccia di stanchezza a fine giornata. È quella forza invisibile che spinge i nostri atleti a scendere in campo con il sorriso, pronti a dare il massimo sotto il sole cocente così come sotto la pioggia battente o il freddo della neve. È proprio questa resilienza, unita al talento puro, che vogliamo celebrare e premiare attraverso il voto dei nostri lettori, trasformando ogni coupon in un riconoscimento al merito sportivo.
In questi giorni la classifica si sta movimentando, è in costante evoluzione e cambia volto di settimana in settimana. Se da un lato le prime gerarchie iniziano a delinearsi, dall’altro assistiamo a continui colpi di scena con prepotenti “new entry” che, grazie ai voti improvvisi, puntano con decisione a conquistare la vetta. I nomi dei favoriti circolano con insistenza e i primi distacchi si fanno vedere, ma la strada è ancora molto lunga e ogni certezza può essere messa in discussione da un momento all’altro. Questa iniziativa è nata proprio per essere un’esperienza dinamica e leggera, capace di fungere da importante vetrina per i talenti locali e far uscire dall’anonimato i campioni della domenica.
Mercoledì 18 marzo, troverete come sempre sulle pagine del nostro giornale i nuovi tagliandi validi per sostenere i vostri beniamini e spingere i nuovi candidati verso i piani alti della classifica. Vi invitiamo a ritagliarli con cura, compilarli e consegnarli presso i nostri punti di raccolta autorizzati per contribuire attivamente a scrivere la storia di questa edizione 2026. Il gioco-sondaggio vi accompagnerà fedelmente per tutta questa intensa seconda parte di campionato, seguendo passo dopo passo l’evolversi dei tornei fino al termine della stagione sportiva. Il percorso verso la gloria è ancora ricco di insidie e le sorprese, con nuovi protagonisti pronti a ribaltare i pronostici, non mancheranno di stupirci fino all’ultimo voto.

Pegorin il numero uno che para con la testa e con il cuore

C’è chi i voti li conquista con i gol e chi, come Fabio Pegorin, lo fa negandoli. Il numero uno dell’Asd Crescentinese è finito sotto i riflettori del gioco sondaggio Pallone d’Oro, un riconoscimento che premia la costanza e i riflessi di chi vive il campo come una missione. Abbiamo intervistato il «muro» granata per capire cosa provi ad ogni parate e quanto sia importante per lui calcio.

Qual è il primo ricordo che hai con un pallone tra i piedi? C’è stata una persona in particolare che ti ha trasmesso questa passione?
«Il primo ricordo che ho avevo 4 anni, al torneo della festa patronale di Verolengo e i pantaloncini da quanto erano lunghi quasi mi toccavano le caviglie. La passione è stata trasmessa da mio papà, anche lui portiere nei dilettanti di Verolengo».

Ti ricordi la tua primissima partita ufficiale? Cosa hai provato quando hai indossato la maglia della squadra per la prima volta?
« Non ho un ricordo in particolare, ma ricordo bene di essermi offerto volontario per il ruolo di portiere».

Se dovessi descriverti come calciatore usando solo tre aggettivi, quali sceglieresti?
«Determinato, autocritico, responsabile».

Hai qualche gesto scaramantico o una “routine” particolare che ripeti sempre prima di entrare in campo?
«No».

Qual è stata la partita più difficile che hai giocato finora e cosa ti ha insegnato, al di là del risultato finale?
«La più difficile è stata la partita di Lecce per i play-off per la promozione in serie B, dove all’etá di vent’anni ho giocato davanti a 15 mila persone. L’insegnamento che mi ha dato è stato di vivere ogni singolo istante della propria vita senza pensare a cosa può succedere domani».

Se potessi “rubare” una qualità tecnica a un grande campione del presente o del passato, quale sceglieresti e perché?
«Ruberei la personalità incisiva in campo di Sébastian Frey».

Per te è più gratificante segnare un gol spettacolare o fare un recupero difensivo/un assist decisivo che salva la squadra? Perché?
«La cosa più gratificante è far provare un’emozione ai spettatori e ai miei compagni, perché non si esce vittoriosi con il singolo ma sempre con tutta la squadra».

Cosa ti pesa meno fare per il calcio?
«Non c’è una cosa che mi pesa di meno perché tutto quello che si fa ha dietro un impegno».

Qual è il consiglio più prezioso che un tuo allenatore ti ha dato finora e che porti sempre con te dentro e fuori dal campo?
«Le parole di un mio mister: “Non bisogna essere belli da vedere ma efficaci!”».

Se segnassi il gol vittoria nella finale del tuo torneo dei sogni, come esulteresti?
«Non ho una particolare esultanza».