Il centro sportivo «Ettore Pastore» non è semplicemente un impianto di calcio; per Chivasso rappresenta un’istituzione, un punto di riferimento che ha cresciuto generazioni di sportivi e che oggi, più che mai, deve rivendicare la sua centralità per l’intera comunità.
L’obiettivo è chiaro: trasformare questa struttura in una vera casa dello sport aperta a tutti, un luogo dove il calcio sia il motore di un’aggregazione sana che vada oltre il semplice risultato agonistico.
Pastore, quale futuro per la “casa dello sport” chivassese?
Nonostante le voci insistenti dei giorni scorsi, che vedevano il presidente dell’Urs La Chivasso Eugenio Giraulo pronto a consegnare in Comune le chiavi della struttura, è arrivata la conferma: Giraulo ha deciso di tenere duro. Nonostante un momento di profonda riflessione e le difficoltà (dopo le dimissioni del direttivo) legate alla gestione praticamente solitaria della società, il presidente proseguirà il suo impegno con i biancorossi. Resta tuttavia un’incognita legata alla prima squadra, la cui partecipazione al prossimo campionato non è ancora certa, e tutti sanno che senza la parte agonistica vera e propria attirare ragazzi sarà un’impresa.
Per quanto riguarda il direttivo, invece, un paio di nomi sarebbero già stati trovati, ma si tratta di persone che, come spiega Giraulo, «Non vogliono apparire. Spero di arrivare ad una “formazione” completa entro giovedì». Il perché di tutta questa segretezza, non è chiaro, come al momento non è arrivata nessuna conferma sulla effettiva presenza di un nuovo direttivo.
Intanto, continua la fuga di giocatori e allenatori verso altre realtà del territorio.
Rischio abbandono
L’impegno di Giraulo, che vive la struttura con dedizione quotidiana, è fondamentale per garantire la continuità di un sito che rischierebbe altrimenti l’abbandono, pur restando la necessità di interventi strutturali (tribune, impianti, spogliatoi) per cui un intervento del Comune è più che necessario: nessuna associazione, infatti, avrebbe le forze per agire da sola.
Una visione per il futuro
La visione che emerge dai protagonisti del calcio locale è quella di un Pastore che torni a essere il cuore pulsante della vita cittadina. In un’epoca in cui i parchi sono spesso vuoti o segnati dal degrado, lo sport deve tornare a essere un incentivo per i giovani e i bambini. Il campo di viale Matteotti deve essere quindi un luogo libero e accessibile, dove chiunque possa recarsi per vivere momenti di collettività
«Il Pastore – in estrema sintesi – deve essere la casa del calcio, la casa di tutti, anche di chi non gioca».
L’auspicio è quindi che il «Pastore» diventi il simbolo di una nuova collaborazione tra le squadre del territorio, superando sterili rivalità cittadine. Per farlo, però, occorrerà affrontare nodi tecnici cruciali, come l’omologazione del campo e, come detto, la manutenzione straordinaria degli impianti (caldaie e spogliatoi), interventi per i quali si auspica un dialogo costruttivo con l’amministrazione comunale.
Il «Pastore» è un pezzo di storia di Chivasso che chiede di essere valorizzato: non solo per chi calcia un pallone, ma per tutti i cittadini che credono nel valore sociale dello sport. Il Comune ha deciso di investire sul «Rava»? Benissimo, se questo porterà a creare una rete tra i due impianti (il «Rava» per le partite e il «Pastore» per allenamenti e tornei minori) e non sia il prologo per l’ennesima colata di cemento di cui Chivasso, onestamente, non ha alcun bisogno.