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Piscina Comunale, alto rischio di chiusura

L’impianto di via Gerbido messo in ginocchio da una tempesta perfetta: la pandemia e il rincaro delle bollette.

Piscina Comunale, alto rischio di chiusura
Attualità Chivasso, 06 Febbraio 2022 ore 05:34

Piscina Comunale, alto rischio di chiusura. L’impianto di via Gerbido a Chivasso messo in ginocchio da una tempesta perfetta: la pandemia e il rincaro delle bollette.

Piscina Comunale, alto rischio di chiusura

Una «tempesta perfetta», tra Covid e aumento dei costi dell’energia, che sta mettendo in ginocchio anche la piscina comunale di via Gerbido, gestita dall’Asd Libertas Nuoto guidata da Marie Berthe Vittoz.
Il «rischio chiusura», al pari di moltissime altre strutture, è molto alto, ed è anche per questo che la Libertas aderirà allo sciopero nazionale di domenica 6 febbraio indetto dal «Coordinamento gestori piscine», a cui ha aderito fin dalla sua istituzione.

Il caso

«Una partecipazione attiva allo sciopero - fanno sapere da via Gerbido - per sottolineare al Governo la gravissima situazione economica degli impianti natatori, in ginocchio da una tempesta perfetta: la pandemia (oltre 300 giorni di chiusura) e il caro bollette, che per gli impianti natatori coperti sono diventate insostenibili.
Anche l’impianto di Chivasso, realizzato negli Anni 1970, più “energivoro” e più vetusto di molti altri nonostante investimenti nell’efficientamento della struttura, soffre di costi insostenibili a fronte di mancati introiti a causa della lunga chiusura e delle restrizioni di accesso.
In Piemonte, in Lombardia molti impianti sono già stati chiusi per fallimento: le amministrazioni comunali e i gestori chiedono apposito sostegno allo Stato.
Oggi, come tanti impianti, la piscina comunale è a alto rischio chiusura se il Governo non stanzierà misure dedicate agli impianti natatori coperti.
Si invita la popolazione chivassese e di tutto il circondario a sostenere la struttura sportiva con la partecipazione a tutte le attività proposte. Una piscina chiusa significa un rischio per la salute di tanti cittadini, dai bimbi alla terza età, oltre all’annientamento della passione sportiva per il nuoto agonistico oggi rappresentato da oltre 150 atleti tesserati alla LNC.
Partecipiamo allo sciopero per scongiurare il rischio che la pandemia e il caro bolletta distrugga, in maniera silenziosa, la capacità dell’offerta sportiva natatoria che da anni la Libertas Nuoto Chivasso offre ai cittadini».

Il coordinamento nazionale

«In questo inizio del 2022 - spiegano dal Coordinamento Associazioni Gestori Impianti Natatori - la situazione delle Piscine in Italia è drammaticamente peggiorata, il grido di allarme arriva dalle principali sigle (AGISI, Assonuoto, Insieme si Vince, Piscine del Piemonte, Piscine Emilia Romagna e SIGIS) riunite nel Coordinamento Associazioni Gestori Impianti Natatori rappresentato a livello nazionale da Marco Sublimi. A queste si aggiunge l’autorevole sostegno di Forum Piscine che da sempre rappresenta il punto di rifermento del comparto Piscine a livello internazionale.
Gestiamo impianti pubblici e forniamo un servizio essenziale sostituendoci ai Comuni. Diamo un servizio a milioni di utenti (e di agonisti) su tutto il territorio nazionale e impieghiamo oltre 300 mila persone tra assunti e collaboratori sportivi.
Su 23 mesi di pandemia, 10 li abbiamo passati chiusi mantenendo tuttavia costi enormi che ci hanno generato perdite molto significative. Le piscine sono state le prime a chiudere e le ultime ad aprire.
Le piscine sono state le prime (6 agosto 2021) ad aver imposto l’obbligo di ingresso con Green Pass e, nonostante ciò, lavoriamo ancora al 40% della capienza in ragione dei limiti COVID (di fatto mai allentati). I vari decreti ristori hanno garantito somme che arrivano nemmeno al 5% dei ricavi annuali, quando mediamente si sono registrate riduzioni di fatturato di oltre il 50-60%, somme che non bastano nemmeno a pagare un mese di utenze di luce, acqua e gas.
E adesso, come se non bastasse, è arrivato il cosiddetto “caro bollette” con aumenti superiori al 50%. Solo per fare un esempio: in un impianto di medie dimensioni si registravano circa 20.000€ al mese di utenze, oggi siamo ben oltre 30.000€, ciò significa 120.000€ di rincari annui su un singolo impianto!
Va aggiunto che la quarta ondata pandemica sta generando una riduzione del 50% dell’utenza, ogni giorno registriamo disdette, mancati rinnovi e richieste di rimborsi, e si tratta di una dinamica che produrrà i propri effetti almeno sino al mese di maggio.

Gestiamo un servizio pubblico, quindi dobbiamo applicare tariffe imposte, ovvero non possiamo (e non vogliamo) aumentare i biglietti di ingresso perché non troviamo giusto che a pagare le spese di tutto ciò siano i nostri utenti. Ma così è impossibile andare avanti!
Ogni giorno una società di gestione chiude i battenti, molti impianti non hanno riaperto dopo la pausa natalizia, significa che le persone non potranno più fare sport, significa togliere salute, benessere e quel minimo di socialità che è rimasta.
Da mesi, come Coordinamento Nazionale Gestori Piscine, abbiamo alzato un forte grido di al larme a tutte le istituzioni, a partire dal Governo. Lo abbiamo accompagnato, con grande senso di responsabilità, a proposte concrete (estensione 110% a tutta l’impiantistica, sostegni sul caro
utenze, moratoria sui debiti contratti per investimenti, protocolli di gestione più efficaci,…) ma siamo rimasti totalmente inascoltati a livello centrale. Gli sforzi di alcune amministrazioni co munali per aiutare i gestori sono un esempio di lungimiranza e di comprensione del problema, purtroppo sono rari casi che non bastano a risolvere il problema a livello nazionale..
Adesso abbiamo deciso di fare un ultimo appello al Governo Nazionale e agli Enti Locali perché intervengano con urgenza e con misure all’altezza del problema, ma questa volta vogliamo che sia ben chiaro il risultato finale di questa ignavia: la chiusura degli impianti!
Per questa ragione domenica 6 febbraio chiuderemo le piscine. Un atto forte, mai fatto prima d’ora, ma anche un atto responsabile perché non vogliamo che accada un disastro di questa por tata nel silenzio di un Paese che ancora una volta non si occupa dello sport di base e non sembra capire quanto sia importante per la crescita delle giovani generazioni, forse le più colpite dalla pandemia.
Servono manovre urgenti ed altre strutturali, riassumendo le principali:
1. Ristori
150 milioni di euro destinati ai gestori e distribuiti con criteri semplici ed equi. L'azione degli ultimi due Governi si è caratterizzata per una totale inconsistenza sui ristori che realistica mente avrebbero potuto allentare la pressione sulle società di gestione degli impianti natatori. Lodevole l’attenzione finalmente data al settore piscine nel decreto ristori di queste ore, pur troppo ancora una volta insufficiente a sostenere la crisi di questo periodo. Nessuno, in oltre un anno e mezzo, ha saputo cogliere la differenza tra impianti sportivi «energivori» e «non energi vori» e poco o nulla è stato fatto in questo senso.
2. Infrastrutture
Estensione dell’Ecobonus 110% agli impianti natatori. Nonostante mille propositi e nume rosi solleciti da più parti, nessuna operazione concreta è andata nella direzione della progettualità infrastrutturale.
Un intervento massivo per l'efficientamento energetico degli impianti e la riduzione delle emissioni permetterebbe la valorizzazione del patrimonio impiantistico rendendolo più gestibile dal punto di vista dei costi energetici e resiliente alla sfida del tempo.
3. Costi dell'energia
Un riverbero del secondo punto riguarda i costi dell'energia.
In questi mesi abbiamo assistito al drammatico tema del “Caro Bollette”. E’ indispensabile che il MISE annoveri le Piscine negli aiuti previsti per gli impianti energivori.
“Ormai da mesi stiamo portando all’attenzione delle istituzioni la drammatica situazione che stanno vivendo I gestori degli impianti natatori. E’ necessario che il Governo promuova I tre punti fondamentali per affrontare la situazione emergenziale e contemporaneamente istituisca un tavolo tecnico per il futuro degli impianti natatori. Così, l’Italia diventerà un paese senza piscine».

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