Ancora verifiche da effettuare sulle presunte sei discariche abusive nel territorio di Montanaro. Questo l’esito del tavolo congiunto che si è tenuto nel Comune mercoledì 15 aprile finalizzato a fare piena luce sulla situazione e a coordinare i necessari interventi di verifica e tutela ambientale. All’incontro hanno partecipato ARPA, ASL (sezioni SISM e SIAM) e SMAT, l’Ufficio Tecnico Comunale, il sindaco Antonino Careri e l’assessore ai lavori pubblici Romina Merlo.
Presunte discariche in paese, Smat: «L’acqua è potabile»
«L’Amministrazione – riferisce il sindaco Careri – in sinergia con gli uffici preposti, ha dato il via libera alle procedure concordate con gli organi competenti. L’acqua a Montanaro è assolutamente potabile. Smat ha garantito che fa controlli periodici e non ci sono anomalie. Tra le zone monitorate da Smat ci sono quelle indicate per le presunte discariche (anche l’area poco distante dal bacino di laminazione, a monte dei campi sportivi) dove risultano analisi a norma. Arpa ha garantito che effettuerà delle analisi da comparare con quelle di Smat. Anche l’Asl fornisce il suo contributo per garantire la salute pubblica».
La minoranza
L’esito però non ha soddisfatto la minoranza che ha già preparato una mozione.
«Visto lo scarno comunicato stampa della maggioranza in merito alla riunione – dice il capogruppo Giovanni Ponchia – abbiamo presentato una mozione consiliare». Nella mozione la minoranza chiede al sindaco e alla giunta di relazionare al Consiglio in merito sia alle presunte discariche sia alla questione degli alberi piantati sul terreno destinato al bacino di laminazione. La minoranza ha sempre sostenuto che: «L’ipotetica presenza delle discariche fosse un pretesto di alcuni membri della maggioranza per non fare il bacino di laminazione».
Le parole di Careri
«Sono a favore del bacino di laminazione nei campi sportivi – conclude Careri – Adesso, il progetto del bacino di laminazione è in mano alla Regione.
Il bacino non è solo un’opera di salvaguardia idrogeologica ma permetterà di sbloccare un piano regolatore fermo da vent’anni nelle zone alluvionate».