Il caso

Referendum monopattini, Riva Cambrino all’attacco: “Demagogia e partecipazione”

Il referendum sui monopattini in centro, proposto da Sinistra Ecologista/AVS e dal Circolo "Pinuccia Bagnaschi" di Sinistra Italiana, ha scatenato la reazione di Marco Riva Cambrino

Referendum monopattini, Riva Cambrino all’attacco: “Demagogia e partecipazione”

Il referendum sui monopattini in centro, proposto da Sinistra Ecologista/AVS e dal Circolo “Pinuccia Bagnaschi” di Sinistra Italiana, ha scatenato la reazione di Marco Riva Cambrino, socialista e attivista chivassese.

Referendum monopattini, Riva Cambrino all’attacco: “Demagogia e partecipazione”

Ecco il testo della lettera aperta.

Monopattini, demagogia e partecipazione: a Chivasso qualcosa si è mosso, ma non grazie a loro

Ho letto con attenzione l’articolo pubblicato su Prima Chivasso sull’iniziativa di Sinistra Ecologista/AVS e del Circolo “Pinuccia Bagnaschi” di Sinistra Italiana: sabato 16 maggio, un gazebo in piazza della Repubblica per raccogliere i pareri dei chivassesi sulla circolazione dei monopattini elettrici nelle zone pedonali del centro. Iniziativa promossa, si legge, su sollecitazione dell’assessore Fabrizio Debernardi e della consigliera Veronica Davico. Due nomi che conosco bene. Ci tornerò.

Prima, il diritto. Perché chi ricopre incarichi istituzionali dovrebbe conoscerlo

L’articolo definisce i monopattini “dispositivi di micro-mobilità sostenibile”. Quella categoria è stata abolita dalla legge n. 177/2024, in vigore dal 14 dicembre 2024: i monopattini elettrici sono oggi *veicoli* a tutti gli effetti, equiparati ai velocipedi. Non è un dettaglio: è la base del regime normativo applicabile.

Si afferma poi che “dal 16 maggio entrerà in vigore l’art. 177”. La legge 177/2024 è vigente da cinque mesi. Il 16 maggio scatta esclusivamente l’obbligo del *contrassegno identificativo* — il targhino adesivo da apporre sul mezzo. Una scadenza attuativa, non l’entrata in vigore della riforma.

Ma l’errore più rilevante è quello di merito. Il Codice della Strada consente già oggi la circolazione dei monopattini nelle aree pedonali urbane, con limite di velocità a 6 km/h. Non è un vuoto normativo: è una facoltà espressamente riconosciuta dalla legge nazionale. Quello che i promotori stanno chiedendo ai cittadini non è se i monopattini “possano” circolare in centro — per legge *già possono* — ma se il Comune debba adottare un’ *ordinanza derogatoria* che lo vieti. Una domanda legittima, se posta onestamente. Invece viene confezionata come se ci fosse un problema di assenza di regole, alimentando una percezione di illegalità che non esiste.

Secondo punto: il “referendum”

Lo Statuto del Comune di Chivasso disciplina con precisione gli istituti di partecipazione popolare: referendum consultivo, petizione, delibera di iniziativa popolare. Un gazebo con un sondaggio spontaneo non è nessuno di questi strumenti. Chiamarlo “referendum” è un uso disinvolto di una parola nobile per dare peso politico a un’operazione di visibilità elettorale.

Terzo punto, quello che rende questa storia davvero istruttiva

Nel giugno 2024 ho presentato al Consiglio Comunale di Chivasso una petizione popolare, sottoscritta da *960 cittadini*, per vietare l’uso di animali nei circhi sul territorio comunale. Il Consiglio, nel luglio successivo, decise semplicemente di ignorarla — non la discusse nemmeno. L’assessore Debernardi si era nel frattempo distinto con un “flash mob effimero” di solidarietà che non produsse alcun atto concreto. Solo mesi dopo, sotto la pressione dell’iniziativa civica e del sit-in organizzato da più soggetti, l’amministrazione approvò a dicembre 2024 un regolamento parziale sui circhi — intestandosi il merito di un percorso che altri avevano aperto e pagato con l’indifferenza istituzionale.

Stessa coppia — Debernardi e Davico — oggi “sollecita” una consultazione popolare sui monopattini. Dopo quattro anni in cui gli istituti di partecipazione previsti dallo Statuto sono stati sistematicamente ignorati o ostacolati.

Non è un caso che questa improvvisa riscoperta della cittadinanza arrivi ora. Le elezioni comunali si avvicinano. E qualcosa ha scosso l’immobilismo: la delibera di iniziativa popolare sul Tavolo della Notte che ho promosso insieme alla consigliera Clara Marta ha dimostrato che i cittadini possono usare gli strumenti statutari anche senza aspettare il permesso di chi governa. Qualcosa abbiamo già ottenuto: dopo quattro anni di silenzio, si sono ricordati che esiste la partecipazione popolare.

Ma tra usare gli strumenti della democrazia e allestire un gazebo in campagna elettorale chiamandolo “referendum”, la differenza non è di forma. È di sostanza e di rispetto verso i cittadini.

La partecipazione è un valore. La partecipazione strumentalizzata è il suo contrario.

Marco Riva Cambrino — Socialista