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il caso

Sanitari No Vax, l’Asl To4 spedisce quasi 200 lettere, sospesi in venti

Continua il giro di vite imposto alla Direzione Generale dalla normativa Covid.

Sanitari No Vax, l’Asl To4 spedisce quasi 200 lettere, sospesi in venti
Attualità Chivasso, 18 Settembre 2021 ore 05:59

Sanitari No Vax, l’Asl To4 va in guerra: spedite quasi 200 lettere, sospesi in venti. Continua il giro di vite imposto alla Direzione Generale dalla normativa Covid. A casa anche un medico di base.

Sanitari No Vax, l’Asl To4 spedisce quasi 200 lettere, sospesi in venti

Continua il pugno di ferro contro i sanitari «no vax» in servizio presso l’AslTo4 guidata dal direttore generale Stefano Scarpetta.
La direzione generale ha infatti spedito quasi duecento «Comunicazioni di accertamento dell'inosservanza dell'obbligo vaccinale agli operatori interessati che hanno residenza sul territorio di competenza dell'ASL TO4».
Per quanto riguarda i dipendenti, invece, sempre alla data di martedì l’Asl ha «Adottato il provvedimento di sospensione per una ventina di operatori sanitari».

La documentazione

Nel documento si legge come la sospensione abbia «decorrenza immediata» e «fino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale o, in mancanza, fino al completamento del piano vaccinale nazionale e comunque non oltre il 31 dicembre 2021».
«Per il periodo di sospensione - si legge ancora - non è dovuta la retribuzione, altro compenso o emolumento, comunque determinato» ed è ritenuto «che il predetto periodo di sospensione non possa essere considerato utile ai fini dell’anzianità di servizio e del trattamento previdenziale».
Impossibile, nel caso specifico, trasferire il medico ad altre mansioni: «Dato atto che la Commissione interna per la ricollocazione del personale sanitario, in seduta collegiale nella medesima data, ha effettuato apposita attività ricognitiva volta a verificare la possibilità di adibire i lavoratori che, pur essendone tenuti, non abbiano adempiuto all'obbligo vaccinale, a mansioni, anche inferiori, diverse da quelle che implichino contatti o comportino, in qualsiasi forma, il rischio di diffusione del contagio da SARS-Cov-2 ma che - in considerazione della natura del rapporto di lavoro e delle attività dei medici di Assistenza Primaria - non è possibile adibire i medici di cui trattasi ad altre mansioni».