l'intervista

Scie nel cielo e boati: la notte infinita di un chivassese sotto l’attacco a Dubai

La testimonianza di Francesco Vaj, architetto che da nove mesi vive e lavora negli Emirati

Scie nel cielo e boati: la notte infinita di un chivassese sotto l’attacco a Dubai

Tra gli italiani che si trovano a Dubai, al centro della rappresaglia Iraniana dopo l’attacco dei giorni scorsi, c’è il chivassese Francesco Vaj, conosciutissimo in città per il suo impegno politico e per il suo impiego come architetto che lo vede da circa nove mesi trasferito negli Emirati dove segue un progetto per un master developer locale.

La notte infinita di un chivassese sotto l’attacco a Dubai

«Sabato mattina (28 febbraio) mentre leggevo con degli amici le notizie dell’attacco di USA ed Israele verso l’Iran mi è sembrato di sentire delle esplosioni in lontananza ma la prima reazione è stata quella di pensare a rumori sviluppati in qualcuno dei numerosissimi cantieri attivi qui a Dubai», ha raccontato Vaj ricordando primi momenti di una situazione che presto è arrivata a dominare i telegiornali e i social anche in Italia.

«Erano le 17 quando dalle finestre di casa ho visto le prime scie che partivano verso l’alto: era evidente a quel punto che si trattasse della contraerea e abbiamo cominciato a sentire i boati dei missili che venivano intercettati. Ho visto anche io le notizie italiane che hanno enfatizzato alcuni aspetti di ciò che è successo realmente: ciò che è arrivato a terra, su The Palm, sul Fairmont Hotel e poi su un terminal dell’aeroporto non sono missili bensì i detriti degli stessi intercettati e poi caduti in maniera incontrollata e incontrollabile. Sebbene il clima qui sia di relativa tranquillità dal momento che non ci sono state scene di panico né allarmismi tra la popolazione, è certo che la notte tra sabato e domenica la ricorderemo tutti. Intorno a mezzanotte i boati sono aumentati e dallo Stato sono arrivati messaggi di allerta con l’invito a trovare un rifugio quanto prima, stando lontani dalle finestre e all’interno degli edifici. E’ stata una notte lunghissima, trascorsa praticamente in bianco pronto a raggiungere le zone di casa più sicure e lontane dalle finestre.
Tengo a dire che qui la fiducia nel Governo è enorme: i boati fanno paura ma in realtà dei 700 oggetti volati sugli Emirati solo quattro o cinque hanno causato dei danni che, ripeto, sono stati indiretti e dovuti alla distruzione degli stessi da parte del meccanismo di difesa. Razionalmente, poi, mi sento abbastanza tranquillo dove sono perché gli obiettivi più sensibili distano da me circa 150 chilometri: al momento sarebbe più pericoloso avvicinarsi agli aeroporti che non restare a casa da dove lavorerò per i prossimi giorni.
So che in molti stanno provando a bypassare la chiusura dello spazio aereo passando dall’Oman: io non avevo in programma di tornare a casa fino a Pasqua pertanto suppongo che rimarrò qui e rivaluterò un eventuale rientro solo in caso di un nuovo peggioramento della situazione.
Certamente Dubai è improvvisamente cambiata: domenica mattina sono uscito per una commissione nel supermercato a un isolato da casa e ho trovato un clima surreale che ricordava quello vissuto durante il Covid: nessuno in giro, parchi vuoti, nessuna macchina per strada e un silenzio irreale. Ora non c’è altro da fare se non aspettare gli sviluppi di questa guerra e sperare che tutto questo allarmismo rientri quanto prima».