Il futuro del deposito di scorie nucleari Avogadro di Saluggia accende il dibattito politico in Piemonte. Al centro della contesa c’è l’acquisizione della struttura, attualmente di proprietà del Gruppo Stellantis, da parte della società pubblica Sogin per un valore di circa 15 milioni di euro.
L’interrogazione di Alice Ravinale
Tutto ha inizio con un’interrogazione presentata dalla consigliera di Alleanza Verdi e Sinistra, Alice Ravinale, la quale ha sollevato forti dubbi sulla sicurezza e sulla trasparenza dell’operazione. Nel presentare l’atto, la consigliera ha dichiarato:
“Il deposito Avogadro di Saluggia è una struttura privata che un tempo ospitava il primo reattore di ricerca nucleare Avogadro RS-1 e oggi è un deposito di materiali radioattivi. La sua collocazione è tutt’altro che sicura e razionale, trovandosi a 700 metri dal fiume Dora Baltea e a 1400 metri dai pozzi dell’Acquedotto del Monferrato, che rifornisce più di cento Comuni.
SOGIN ha evidenziato l’intenzione di acquisire a titolo definitivo il deposito, assumendo così il rischio ambientale di uno dei siti più critici del paese. Questo acquisto rafforza l’ipotesi che si voglia destinare il sito a punto di raccolta non solo per le scorie già presenti, ma anche per quelle di ritorno dal riprocessamento all’estero, consolidando la vocazione nucleare di un’area già riconosciuta come fragile e vetusta da Arpa e ISIN. Chiediamo se la Giunta sia a conoscenza delle finalità dell’acquisto e se possa escludere l’utilizzo del sito per lo stoccaggio di ulteriori scorie”.
La replica dell’assessore Matteo Marnati
La risposta della Giunta regionale è arrivata per bocca dell’assessore all’Ambiente, Matteo Marnati, il quale ha ammesso una parziale mancanza di informazioni dirette da parte del Governo e delle società coinvolte:
“Né gli esercenti, ovvero Stellantis e Sogin, né il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) hanno dato comunicazione diretta alla Regione della questione. Allo stato attuale, non si hanno informazioni sulle finalità dell’acquisto né sui piani previsti per il Deposito e non siamo in possesso del parere del MASE del maggio 2025. Sappiamo unicamente che il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera all’acquisizione il 22 dicembre 2025.
Per quanto riguarda l’esclusione di nuove scorie, una risposta puntuale potrà essere fornita dai soggetti interessati nel prossimo incontro del Tavolo della trasparenza nucleare, previsto indicativamente tra marzo e aprile 2026. Negli ultimi 20 anni, comunque, questo Assessorato ha sempre rimarcato l’inidoneità degli attuali siti a diventare depositi definitivi: lo scopo deve restare il ‘green field’, ovvero il rilascio dei luoghi senza vincoli radiologici”.
La controreplica di Alleanza Verdi e Sinistra
Le rassicurazioni di Marnati non hanno però placato le polemiche. In un comunicato stampa congiunto, le sigle di Alleanza Verdi e Sinistra hanno reagito duramente, parlando di un rischio per la democrazia e per il territorio:
“Il Deposito Avogadro sarà venduto per 15 milioni come autorizzato dal Consiglio dei Ministri, ma la Regione pare essere all’oscuro di tutto. L’assessore Marnati ha messo nero su bianco che non si hanno informazioni sui piani previsti, e questo ci preoccupa enormemente. Il sito è fragile e vetusto: la Regione dovrebbe pretenderne l’immediato decommissioning e non assistere senza disturbare all’ennesima operazione in cui il nostro paese fa un favore milionario a John Elkann, pagato con soldi pubblici.
Non è ammissibile questa mancanza di trasparenza: occorre sapere quanto è costata l’operazione e quali garanzie sono previste. Il punto non è solo l’atomo: è la democrazia. Invece di convocare subito il Tavolo di trasparenza, come richiesto dalle associazioni ambientaliste già a ottobre, l’assessore si trincera dietro la cadenza annuale delle riunioni. La vendita di un deposito nucleare non è ordinaria amministrazione: il Tavolo deve essere convocato il prima possibile”.