25 aprile

«Senza i partigiani non avreste libertà»

E’ scontro aperto sulla memoria della Resistenza con l’ex sindaco: «Senza gli anglosassoni non sarebbe successo»

«Senza i partigiani non avreste libertà»

Le celebrazioni per la festa della Liberazione sono state caratterizzate da un aspro confronto politico nato dalle riflessioni condivise sui social network da Diego Marchetti, capogruppo di opposizione, ex sindaco e consigliere provinciale di Fratelli d’Italia.

«Senza gli anglosassoni non sarebbe successo»

Marchetti ha espresso una posizione critica sul ruolo della Resistenza, attribuendo il merito della sconfitta del nazifascismo quasi esclusivamente alle forze alleate e sottolineando come l’apporto partigiano non sia stato, a suo avviso, il fattore determinante per l’esito del conflitto. Nel suo intervento, il consigliere ha dichiarato: «Gli alleati angloamericani, sul campo, a battere i tedeschi; senza considerare il ruolo decisivo che ebbero i bombardamenti aerei degli alleati sulle nostre città stremate e sulle popolazioni civili per piegare l’Italia e separarla dal nefasto alleato tedesco. Si può aggiungere che la liberazione d’Italia sarebbe avvenuta con ogni probabilità anche senza l’apporto dei partigiani; mentre l’inverso, dati alla mano, è impensabile. Grazie dunque agli anglo-americani che per liberarci dal nazifascismo hanno lasciato sul suolo italico oltre 90.000 morti. La storia non è un’arma: è una responsabilità».

«Senza i partigiani non avreste libertà»

La replica del sindaco Giorgio Testore è giunta puntuale e severa durante la celebrazione ufficiale, dove ha scelto di rispondere apertamente alle affermazioni di Marchetti, ribadendo con forza l’importanza storica e morale della lotta partigiana per la conquista della libertà di espressione di cui tutti godono oggi. Durante il suo discorso, Testore ha voluto sottolineare alcuni aspetti cruciali: «Colgo quest’occasione per ricordare al Presidente del Senato e al Consigliere comunale Diego Marchetti che ieri ci insegnava sui social qual’era stata l’importanza dei partigiani per la lotta per la liberazione dell’Italia, che è stato grazie al sacrificio di 54.000 partigiani uccisi in combattimento, fucilati e torturati, di cui 1.070 donne morte in combattimento o fucilate, moltissimi, anzi la maggioranza, tra i 17 e i 23 anni. Franco Cesana, 13 anni, morto in combattimento e Roberto Baletta, 14 anni, torturato e ucciso dalle milizie fasciste, sono i più giovani che hanno dato la vita per la nostra libertà. E grazie a quel sacrificio che questi signori oggi possono esprimere liberamente il loro pensiero».
Il primo cittadino ha poi proseguito il suo intervento leggendo, a nome dei caduti, l’ultima drammatica lettera di Giordano Cavestro, un giovane di 18 anni fucilato nel maggio del 1944, per ricordare a tutti il peso di quella giovinezza spezzata: «Cari compagni, ora tocca a noi. Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d’Italia. Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l’idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella. Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibili. Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care. La mia giovinezza è spezzata, ma sono sicuro che servirà da esempio. Sui nostri corpi si farà il grande faro della libertà».

Le celebrazioni si sono chiuse lasciando alla comunità, e in particolare alle nuove generazioni, il compito di continuare a «rifare questa povera Italia», trasformando il ricordo di quelle giovinezze spezzate nel grande faro della libertà auspicato da Cavestro prima di morire, affinché la memoria non sia solo una cronaca del passato ma una guida per il futuro.