Marco Riva Cambrino, di Autonomia Socialista, interviene su di un tema che interesserà (per mesi) i residenti nella zona nord ferrovia. Con la chiusura per lavori del sottopassaggio ferroviario, l’unico modo per raggiungere il centro sarà la passerella, ancora senza ascensori nonostante anni di promesse dell’amministrazione Castello.
Sottopasso Ferroviario chiuso per lavori “senza navetta”: Riva Cambrino all’attacco
“Dal 28 settembre al 29 novembre Rete Ferroviaria Italiana lavorerà al binario 6 della stazione di Chivasso. Il marciapiede sarà alzato a 55 centimetri, con nuova pavimentazione e percorsi tattili; la pensilina verrà rifatta e l’ascensore sostituito. Sono interventi giusti, che rendono la stazione più accessibile. Per realizzarli, però, verranno chiusi il sottopasso, la scala e l’ascensore del binario 6, cioè l’unico collegamento senza gradini tra il piazzale della stazione e il fronte opposto. Per due mesi chi si muove in carrozzina, con le stampelle o con un passeggino dovrà affidarsi a una navetta, attiva dalle 7 alle 19. La domanda è semplice: perché serve una navetta? La risposta sta a pochi passi, nella passerella storica del 1928 tra via Roma e via Caluso. Nel 2011 il Comune firmò con RFI una convenzione per sostituirla con un sottovia. Nel 2017 si cambiò idea e si scelse il restauro. Il 30 agosto 2023 la passerella fu riaperta, con l’annuncio di due ascensori entro pochi mesi. Nell’aprile 2024 l’Amministrazione parlò di cento giorni di lavori e di 376 mila euro. Nel marzo 2025 la delibera sulla convenzione con RFI fu iscritta all’ordine del giorno del Consiglio comunale e poi ritirata. Nell’ottobre 2025 la convenzione è stata infine approvata, a due condizioni: la manutenzione di passerella e ascensori a carico del Comune e la chiusura del passaggio pedonale a raso. Oggi, a fine settembre 2026, ai piedi di quelle scale non c’è nemmeno un cantiere. Se quegli ascensori esistessero, la chiusura del sottopasso sarebbe un disagio sopportabile. Senza, la passerella resta quello che è da tre anni: un monumento alle barriere architettoniche. Nella Storia infinita di Michael Ende c’è il Nulla, un vuoto che avanza senza rumore e cancella Fantàsia un pezzo alla volta. Le promesse sugli ascensori hanno fatto la stessa fine: annunciate, rinviate, dimenticate. E ogni data mancata lascia dietro di sé un po’ di sfiducia, la convinzione che tanto non cambierà niente. La navetta è meglio di niente, ma lascia domande aperte. I treni circolano ben prima delle 7 e ben dopo le 19: in quelle ore chi non può fare le scale da che parte passa? Il comunicato non dice ogni quanto passa la navetta, dove ferma, se va prenotata, se il mezzo ha la pedana per le carrozzine e se funziona anche nei festivi. Nel romanzo Fantàsia si salva quando qualcuno trova il coraggio di pronunciare un nome. Qui il nome delle cose sono date, documenti e responsabilità. Per questo il 23 settembre ho chiesto al Comune, con un’istanza di accesso civico, la convenzione con RFI, la corrispondenza tra i due enti, il cronoprogramma dei lavori e i costi di manutenzione. Il Comune ha trenta giorni per rispondere, e la scadenza del 23 ottobre cade proprio nel mezzo di questo cantiere. Una storia può anche essere infinita. Un’attesa no”.