Il caso

Surroga del vicesindaco Regis, Marchetti scrive al Prefetto

Marchetti sottolinea come questo comportamento blocchi l’intera attività amministrativa e chiede una verifica delle procedure

Surroga del vicesindaco Regis, Marchetti scrive al Prefetto

La gestione dei tempi istituzionali a Cigliano torna a infiammare il dibattito politico locale. A sollevare nuovamente una questione già dibattuta in passato è il consigliere di minoranza Diego Marchetti, capogruppo di «RinnoviAmo Cigliano», che punta il dito contro il mancato rispetto delle tempistiche per la surroga del consigliere e vicesindaco dimissionario Maurizio Regis.

Surroga del vicesindaco Regis, Marchetti scrive al Prefetto

A distanza di un mese dalle dimissioni, la seduta non è ancora stata convocata per procedere alla sostituzione, un ritardo che secondo l’opposizione blocca l’intera attività amministrativa.
Il nodo centrale della polemica si sposta ora sui tavoli istituzionali più alti. La minoranza ha infatti deciso di investire formalmente della questione la Prefettura di Vercelli. Un passaggio chiave, questo, finalizzato a richiedere una verifica immediata sulla regolarità della procedura adottata dal Comune e sul superamento dei termini.

Secondo Marchetti, il Testo Unico degli Enti Locali e lo stesso regolamento comunale impongono la surroga entro dieci giorni. «Il sindaco Giorgio Testore continua a non rispettare i regolamenti fregandosene delle regole e ad oggi a distanza di un mese non ha ancora provveduto alla surroga del consigliere dimissionario» attacca l’esponente di opposizione, che ha depositato anche un’interrogazione consiliare.
Per la minoranza, il silenzio della Giunta nasconderebbe una fragilità interna della compagine di governo. Il timore ventilato è che la maggioranza non abbia più i numeri necessari per deliberare in sicurezza. «Se esiste un motivo tecnico, il sindaco lo dica. Se non esiste, allora il ritardo è una scelta politica» incalza Marchetti. Le domande sollevate riguardano lo stato del primo dei non eletti e l’eventuale presenza di cause di incompatibilità o rinunce non ancora chiarite.

La palla passa ora alla Prefettura, chiamata a fare luce su un caso che per l’opposizione mina la rappresentanza democratica: «Le regole non sono di destra o di sinistra, di maggioranza o di opposizione. Sono il patrimonio comune di un’istituzione che appartiene ai cittadini. Quando si sceglie di non convocare il Consiglio per calcolo politico e paura dei numeri, significa che qualcuno ha smarrito il senso delle istituzioni».
Si attende l’intervento della Prefettura e, magari, la replica del sindaco per comprendere le ragioni del blocco anche se in realtà Testore la spiegazione l’aveva già data…