Il caso

Teatro Cinecittà, tutto fermo tra veleni e bando “fantasma”

Nuova interrogazione di Liberamente. Intanto, notizie «ufficiose» e l'attività degli uffici indicano come la stagione 2026/2027 sia pronta per essere presentata con avvio a ottobre

Teatro Cinecittà, tutto fermo tra veleni e bando “fantasma”

L’inaugurazione del palco e dello spazio esterno dell’ex Teatro Cinecittà, avvenuta lo scorso 1 settembre con lo spettacolo di Paolo Cevoli, avrebbe dovuto segnare l’inizio di una felice stagione di rinascita per la vita culturale chivassese.

Teatro Cinecittà, tutto fermo tra veleni e bando “fantasma”

Tuttavia, a un mese dal taglio del nastro e alla vigilia dell’avvio del cartellone autunno-inverno previsto per ottobre, la gestione dello storico impianto cittadino si trasforma in un intricato caso politico e amministrativo. La contraddizione è sul tavolo: da un lato la stagione teatrale 2026/2027 appare già confezionata con date riservate e opzionate, dall’altro la procedura pubblica per affidare la concessione del servizio di gestione della struttura non è stata ancora approvata né tantomeno bandita.

A sollevare formalmente la questione è ancora Claudia Buo, di LiberaMente Democratici, con un’interrogazione a risposta orale. Il documento ricostruisce l’iter contorto e le regole stringenti che dovrebbero governare il recupero del bene, evidenziando come le scorciatoie gestionali adottate dall’amministrazione guidata da Claudio Castello rischino di compromettere la regolarità degli atti e la stabilità dei rapporti con gli enti statali proprietari dell’immobile. L’intero percorso di recupero e riapertura dell’ex Teatro Cinecittà è vincolato dal preciso Accordo di Valorizzazione sottoscritto dal Comune di Chivasso insieme al Ministero della Cultura e all’Agenzia del Demanio. Tali atti stabiliscono con chiarezza che ogni impegno assunto dall’Ente costituisce parte integrante della disciplina d’uso del teatro. In base all’articolo 8 di tale accordo, il modello strategico poggia su una rigida distinzione di compiti. Da una parte vi è la direzione e la predisposizione artistica della stagione teatrale, condotta in collaborazione con la Fondazione Piemonte dal Vivo. Dall’altra la vera e propria gestione operativa della struttura, che la legge e le delibere impongono di attribuire obbligatoriamente ad un soggetto esterno individuato mediante procedura ad evidenza pubblica, previa formale autorizzazione del Ministero della Cultura e sottoscrizione di un’apposita convenzione. Il Comune si impegna a farsi carico dei costi vivi di funzionamento (riscaldamento, energia elettrica, utenze telefoniche, acqua e polizze assicurative) e a erogare un contributo annuo per la stagione teatrale. Al gestore privato, che dovrà aggiudicarsi la concessione quinquennale di 60 mesi, spetteranno invece in via esclusiva gli incassi di biglietti e abbonamenti, i proventi delle concessioni a terzi e i contributi destinati ai cartelloni, restando a suo carico le spese di pulizia e manutenzione ordinaria. Nell’aggiornamento del Programma triennale degli acquisti di beni e servizi 2026/2028, l’amministrazione ha quantificato questo affidamento, ai sensi del Codice dei Contratti Pubblici, per un valore complessivo stimato di 606.950 euro.

La Stagione c’è

Nonostante la procedura d’asta da oltre 600mila euro risulti al momento inesistente la macchina organizzativa del teatro si è già messa in moto in maniera informale. Notizie «ufficiose» e l’attività degli uffici indicano come la stagione 2026/2027 sia pronta per essere presentata con avvio a ottobre. Alcune associazioni culturali chivassesi, intanto, dopo essersi rivolte al Municipio per verificare la disponibilità delle sale per le proprie iniziative, si sono viste opporre il rifiuto poiché diverse serate risulterebbero già bloccate o opzionate per il cartellone principale. Persino il bando del prestigioso Festival-Concorso Teatrale Internazionale «Città di Chivasso» indica esplicitamente la nuova struttura tra le sedi di svolgimento dei propri spettacoli.
Nota di colore: dopo il nostro articolo della scorsa settimana che ha affrontato la questione, (quasi…) tutti i link non sono più attivi.
Questa situazione nasconde un rischio giuridico drammatico: l’inosservanza delle procedure ad evidenza pubblica o la variazione unilaterale del modello di gestione attiva una clausola risolutiva espressa, che potrebbe determinare la revoca del trasferimento del teatro e la decadenza dell’intero accordo con il Ministero.
Marco Bogetto